I costruttori di imbarcazioni in Abruzzo tra '800 e '900

A Pescara, non ancora unificata, c'erano 8 costruttori

| di Vito Giovannelli
| Categoria: Storia
STAMPA

Fotogallery: clicca sulle immagini per ingrandirle

printpreview

Nel 1915, il teramano Gino Albi, comandante del porto di Sestri Ponente, pubblicava a Casalbordino con il tipografo editore Nicola D'arcangelo la monografia "L'Abruzzo Marittimo". L'opera è dedicata ad Augusto Vittorio Vecchi, maestro dell'arte navale e autore di "Bozzetti di vita di bordo" e di altri scritti sul mare. A Vittorio Vecchi e alla sua famiglia si deve anche la fondazione della cartiera di Loreto Aprutino, della quale rimane memoria in un quartiere di Loreto, posto a km. 3.87 dal centro urbano detto "cartiera".

Vuoi maggiori informazioni sulla cartiera di Loreto Aprutino? Leggi qui l'approfondimento sulla cartiera.

Il comandante Albi affronta i problemi della marineria abruzzese e delle relative coste e porti con profonda competenza. Nella seconda parte della sua monografia Albi fa precisi riferimenti ai costruttori di " barche per la pesca ed il piccolo traffico" e riporta i dati di una Commissione D'inchiesta relativi alle "barche di legno" costruite in Abruzzo nel 1886.


Gli artigiani presenti nelle varie città

Dal quadro riassuntivo presentato a pag. 80 la località con maggior numero di artigiani risulta essere Ortona, che all'epoca vantava 13 laboratori di costruttori di imbarcazioni di legno, tanto che le autorità locali istituirono le prime "Corporazioni di barcaioli". Dopo Ortona segue San Vito Chietino con 8 laboratori e Vasto con 3.

I puntualissimi dati riportati da Gino Albi si rivelano interessanti per quanto riguarda la situazione dei costruttori de paranze del porto canale di Pescara. Dalla sua monografia si apprende, infatti, che alla foce del fiume Pescara esistevano 4 laboratori a Castellamare (provincia di Teramo) ,cioè sul lato nord del fiume e 4 laboratori erano, invece, a sud dello stesso porto canale, cioè a Pescara (provincia di Chieti). Nessuno dei pescatori, dei marinai e degli armatori pescaresi, da me intervistati, purtroppo, aveva fatto cenno ai costruttori di barche con piazzali operativi posti lungo la riva sud del porto canale del fiume Pescara.

Tornando a Ortona Gino Albi scrive: "Nella più remota antichità le costruzioni fiorirono [... ] principalmente ad Ortona che ebbe maestranze specializzate e tali da dare alle forme di carena delle barche differenze sostanziali da quelle adoperate, sia dalle maestranze delle Marche che da quelle della Puglia. [...] . Trabaccoli, lance, lancette, sciabiche, tutto veniva costruito con perfetta regola d'arte ed in quantità sufficiente ai bisogni del traffico..." marinaro abruzzese".

Nei registri del Circondario marittimo di Ortona dell'anno 1914 , con riferimento a tutto l'Abruzzo, si trovano notizie di: 75 maestri d'ascia e calafati; 3772 pescatori; 13 barcaiuoli (sic);  per un totale di 3860.


Le vele

Se gli scafi erano di produzione locale, le vele, al contrario, si acquistavano dalla ditta Iommi di Fermo, che pubblicizzava i suoi prodotti sotto la sigla ETERNA (come attesta un vecchio documento postale rinvenuto durante le ricerche). Le vele non confezionate dalla ditta marchigiana erano tagliate e cucite dalla ciurma dei pescatori o dalle mogli degli armatori. A San Vito, però, c'era Carmine Chiarini abile nella confezione delle vele (Cfr., Francesco Feola, Lanciano, 1997). Sulle vele, gli armatori facevano spennellare immagini simboliche dai contorni vistosi. Le immagini recuperate sono state da me distinte in due sezioni: astratta e figurativa.

Successivamente ho suddiviso la sezione figurativa in 4 sottogruppi selezionando e separando i simboli antropomorfi da quelli zoomorfi ; i simboli fitomorfi dai soggetti eteromorfi . Nel complesso decorativo l’universo simbolico raffigurato è reso con figure statiche, rigide e prive della terza dimensione, fatta eccezione per la simbologia dei tre dadi, espressa facendo ricorso alla prospettiva assonometrica.

Due riflessioni sono doverose sulla tecnologia figurativa recuperata.

1 ) Le vele sono tinte sul recto e sul verso e non sono dipinte come altri hanno scritto. La pittura nel senso classico del termine avrebbe irrigidito il tessuto e non avrebbe consentito al cotone di resistere agli urti causati dalle onde. Le vele dipinte, praticamente, si sarebbero spaccate al minimo sobbalzo della navigazione.

2) Dai 4 territori indagati si potrebbe affermare che le vele con simbologie geometriche risultano in gran parte presenti sulle coste teramane e vastesi; quelle con immagini figurative, invece, si riscontrano nel pescarese e nel chietino settentrionale.

Vuoi maggiori informazioni sulle vele? Leggi qui l'approfondimento sulle vele in Abruzzo

Vito Giovannelli

Contatti

redazione@pescaranews.net
mob. 320.8428413
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK