Iconografia delle vele abruzzesi naviganti da Martinsicuro ad Acqarotta di Lesina

| di Vito Giovannelli
| Categoria: Storia
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Continua il viaggio nell'iconografia delle vele. (leggi il precedente articolo sulle tipologie e sulle immagini rappresentate).

La prassi delle vele da imbarcazione decorate ha origini antiche. Da tempi lontanissimi trae origine anche la loro struttura. Dalle vele quadre, adottate dai Fenici, dai Greci e dagli Etruschi, si passa, nel mare adriatico, alle vele triangolari, di derivazione latina. La morfologia triangolare, infatti, è quella in gran parte impiegata per la struttura delle vele dell’Adriatico.

I marinai dell’Adriatico, la data non è stata ancora accertata, hanno sostituito la vela latina con la vela al terzo, in gergo marinaresco definita vela da trabaccolo. Vela latina e vela al terzo appartengono alla categoria delle vele da taglio, tipologie che consentivano anche la navigazione contro vento.

Intorno al 1928, comparvero i primi pescherecci a motore e, lentamente, scomparvero le paranze, le lancette e le sciabiche. Scomparvero anche dalle vele figure e simboli di antica tradizione nonché soggetti astratti di nuova concezione. Sulle vele gli armatori facevano inserire immagini dai contorni vistosi o le iniziali dei loro nomi e cognomi (PN) o la loro data di nascita, come documenta una paranza che veleggiava nel porto canale di Pescara con la sigla 1.19.

Senza più vele inizia, inesorabilmente, il processo di estinzione delle simbologie antiche e delle nuove figurazioni. Parte di quelle immagini realizzate per testimoniare proprietà, fede religiosa e, a volte, colore politico, è stata in minima parte trasmessa dall’iconografia e, in modo più consistente dalla letteratura.

E proprio all’iconografia, inserita in alcuni testi letterari e storici e in rari corredi iconografici, mi sono affidato per recuperare le simbologie illustrative "essendo le loro espressioni artistiche ancora non sufficientemente documentate" (Cfr. Paolo Toschi, Venezia, 1946 e Miriam Recubini, Città Sant'Angelo, 1982). La mia indagine, giocoforza, non è di prima mano. Il consequenziale riferimento a immagini rilevate da grafici, da pittori e da fotografi però era l’unica strada da percorrere.

Non potendo rilevare direttamente la morfologia delle vele e le loro simbologie sono stato costretto a ritornare sui passi di Carlo D’Aloisio da Vasto, di Pasquale Celommi da Roseto, di Filandro Lattanzio da Vasto, di Basilio Cascella da Ortona, e dei pescaresi Tommaso e Michele Cascella.

Dato che vele con le stesse simbologie erano presenti anche nelle Marche ho indagato sugli artisti marchigiani che hanno ripreso la simbologia delle vele: Adolfo De Carolis da Montefiore d’Aso, (xilografo di Gabriele D'Annunzio) Luigi Angelini da Porto San Giorgio, Sanzio Giovanelli da San Benedetto del Tronto e Francesco Acqualagna da Macerata. artisti che in parte avevano trattato l'argomento.

Osservando i loro dipinti e le loro opere grafiche è stato possibile determinare parte della morfologia delle vele del Medio Adriatico e parte delle figurazioni, da altri studiosi citate, ma non documentate iconograficamente.


Nella fotogallery in alto una scansione della Copertina de Il Mattino Illustrato (16-26 luglio 1928). La didascalia recita:

Dopo la benedizione delle paranze adriatiche, a Francavilla a Mare: il corteo delle belle vele istoriate mentre sulla spiaggia della pineta, danzano tre giovani contadine, nei costumi di Sulmona, di Francavilla e di Scanno, simbolo della gentilezza e della grazia d'Abruzzo

Vito Giovannelli

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