I costruttori di trabocchi in Abruzzo da Castellamare Adriatico a Vasto

| di Vito Giovannelli
| Categoria: Storia
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I costruttori di trabocchi sono detti traboccanti. Dotati di consistente bagaglio inventivo i traboccanti, utilizzano i materiali più disparati e seguono le normative costruttive più diverse per realizzare le macchine da pesca tipiche della costa abruzzese. I traboccanti sono riusciti a soddisfare le esigenze dei pescatori senza barche dato che, circa fino a qualche decennio dopo la seconda guerra mondiale, molte famiglie di pescatori traevano sostentamento dal pescato realizzato attraverso i  trabocchi.

Oggi, dopo la rivoluzione industriale, su gran parte dei trabocchi si fa pesca sportiva.


Pescara e Castellamare Adriatico

Tra gli operatori del mare, in attività a Castellamare e a Pescara tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, vanno ricordati i traboccanti  di Castellamare: Federico Greco, Egidio Sciarra, Gino De Simone, Guglielmo Padovani e Attilio Giorgini. Quasi in simmetria costruttiva otto trabocchi erano posizionati lungo il molo sud, cioè a Pescara. Dei trabocchi costruiti sulla riva sud del fiume Pescara quattro erano grandi e quattro piccoli. Dei quattro grandi il più esterno era di Concezio D’Incecco detto “magnaove”. Degli altri tre, due erano stati costruiti da Alberto Di Giovanni, e uno da Giuseppe D’Incecco, detto “lu caine”.

I quattro trabocchi più piccoli, detti trabocchi quadrati per via della forma delle loro reti erano di Cesare Di Luzio detto “ventidù”, di Sabatino Pattara, detto “chicchinelle”, di Alberto Gagliardi e di Tommaso De Acetis. Quest’ultimo quando rimase senza trabocco, come mi racconta il nipote Giuseppe Rulli, si dedicò alla coltivazione di un pezzo di terra ubicato, in Pescara Porta Nuova, nelle adiacenze di via Bardet.

Gli otto trabocchi pescaresi del molo sud furono attivi fino al 1985. La Capitaneria di porto di Pescara, in pari data, né ordinò l’abbattimento per far più spazio al nascente porto turistico.


La provincia di Chieti

In provincia di Chieti, il paese di San Vito Chietino ebbe intere famiglie dedite alla costruzione dei trabocchi. Di questi gruppi resta memoria dei Veri ( Vitantonio, Orlando, Tommaso, Nicola, Domenico, Agostino, Ernesto e Giovanni)  nonché di alcuni componenti della famiglia Annecchini (Cesare, Carlo, Vito, Carmine, Raffaele, Gioacchino e Urbano).

A Vasto hanno lasciato tracce di questa attività i costruttori Nicola Di Cintio, Ginesio D’Orazio e Mario Marrocco.

Per il buon funzionamento dei trabocchi oltre alla corretta disposizione degli elementi portanti e portati, che ricordano il sistema trilitico preistorico, occorre disporre e collocare ad arte anche i tiranti di pesi e contrappesi, elementi indispensabili per equilibrare la spinta in basso e la controspinta in alto delle reti. Per queste motivazioni da Roseto a Martinsicuro i trabocchi sono detti calascinde (Cfr., Ernesto Giammarco, D.A.M. dizionario abruzzese  molisano, Roma, Edizioni dell'Ateneo,1968- 1979)

I tiranti dei pesi e dei contrappesi riportano alla mente i contrafforti dell’arte gotica. Insomma, raffinati sistemi di architettura rivivono, esemplificati, in strutture marinare di arcaica semplicità.

Vito Giovannelli

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