La Litografia Ciglia, l'ultima di Pescara, rivive dalle parole di Restituto Ciglia

Cetteo Ciglia, l'ultimo litografo di Pescara, stampò tutte le etichette dell'Aurum e del Parrozzo

| di Francesco Spina
| Categoria: Storia
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Dopo il viaggio alla riscoperta del Cinema Excelsior, oggi vi parlo della storia di un altro orgoglio pescarese: la litografia dei Fratelli Ciglia.

La storia rivive dalle parole dell'ex professore e storico d'arte Restituto Ciglia oggi 89enne, figlio di Cetteo Ciglia fondatore dell'omonima litografia nei primi anni '20.

Incontro Restituto Ciglia nella sua casa in pieno centro a Pescara. Come mi aspettavo, nell’appartamento di un personaggio come lui, ho trovato un ambiente pieno di dipinti, quadri, disegni e cimeli…un luogo dove si respira cultura e storia.

I nipoti Daniele e Raffaella mi presentano Restituto che, seduto sulla sua poltrona, gentilmente mi fa accomodare e mi racconta la storia della Litografia Ciglia.


Il legame con il maestro Basilio Cascella

La Litografia Ciglia nacque dall’immenso amore che Cetteo aveva per la stampa, un amore che fu coltivato grazie all’aiuto del grande maestro Basilio Cascella che portò questa arte in Abruzzo nel 1896.

E’ talmente forte il legame tra Cascella e Ciglia che per parlare del secondo bisogna per forza introdurre il primo.

Basilio Cascella - racconta Restituto - a differenza di ciò che molti dicono e scrivono nacque a Pescara e non a Ortona, che era il luogo in cui la sua famiglia viveva. Restituto da piccolo conobbe bene Basilio perché negli ultimi anni della sua vita, quando fu nominato deputato e si trasferì a Roma, non rinuncio mai a trascorrere le vacanze estive a Pescara e in quei periodi Restituto gli fece sempre compagnia facendosi raccontare tanti episodi della sua avventurosa vita da artista.

Durante le sue vacanze a Pescara, Basilio spesso si recava a casa di Restituto a cena e voleva che la madre gli cucinasse il tipico brodetto di pesce pescarese. Dopo una di queste cene, esattamente il 28 agosto 1947, Basilio si fermò a conversare con Cetteo. Ad un certo momento Restituto, allora adolescente, prese un foglio di carta e una matita a carboncino e iniziò a disegnare il profilo di Basilio Cascella; quando Basilio si accorse del suo ritrattista gli disse in modo imperativo «fammi vedere!», Restituto rispose «maestro ma non è niente, è una stupidaggine» e lui di nuovo gli disse «fammelo vedere!». Restituto quindi gli porse il foglio e lui esclamò «dammi la matita» e sotto ci scrisse “visto e approvato” e firmò il foglio. Restituto conserva ancora oggi il foglio come una reliquia. Nella galleria fotografica in basso è possibile ammirare una foto del foglio.

Basilio a 15 anni, quindi nel 1875, lasciò la casa e recò, “con una pagnotta di pane e delle salsicce”, a Roma. Giunto nella capitale, aiutato dal fratello di Francesco Paolo Michetti, fu presentato al già affermato laboratorio litografico del maestro Luigi Salomone, dove iniziò ad imparare i segreti dell’arte grafica che poi portò a Pescara dove iniziò a creare la sua bottega d’arte.

Il terreno su cui era la casa/bottega d’arte, e dove oggi c’è il museo Civico Cascella, fu donato alla sua famiglia a titolo gratuito dal Comune di Pescara. In fondo alla casa/bottega c’erano le camere da letto e la cucina. Gli allievi di Basilio erano i figli, Tommaso Michele e Giovacchino.

Basilio, facendo tesoro dell’esperienza acquisita a Roma presso la litografia Salomone, acquistò del materiale per poter realizzare le stampe nel suo laboratorio. La prima macchina che comprò fu un torchio da stampa che utilizzò per le due magnifiche pubblicazioni “L’Illustrazione Abruzzese” e la “Grande Illustrazione”.

Nacque cosi a Pescara la prima litografia d’Abruzzo, un luogo in cui si formerà negli anni successivi la figura di Cetteo Ciglia.


Le prime esperienze e il trasferimento a Milano

Tutto inizia nei primi del 1900 quando a Pescara c’era una sola scuola post elementare, l’attuale Tito Acerbo, che Cetteo iniziò a frequentare una volta terminate le scuole elementari.

La bottega di Basilio Cascella fu il luogo che Cetteo iniziò a frequentare arrivando a dire al padre che avrebbe voluto lasciare la scuola pubblica per seguire le orme del maestro. Il padre acconsentì e Cetteo, con il passare del tempo, apprese da Basilio ogni segreto dell’arte litografica fino a quando un giorno Basilio gli disse: «Cettè io più di tanto non ti posso dare, quello che ti ho insegnato è tutto quello che so. Se tu vuoi andare avanti devi andare a Milano».


L'esperienza Milanese da Nicola Moneta

Milano allora era il centro dell’arte litografica in Italia. La litografia fu inventata alla fine del 700 dal tedesco Alois Senefelder. Cetteo decise quindi di recarsi nella grande Milano, facilitato anche dal fatto che la madre era milanese, e fu quindi ospite della zia e degli altri parenti. A Milano Cetteo lavorò nel più grande e rinomato stabilimento litografico, di proprietà per altro di un abruzzese, Nicola Moneta di Lanciano.

Nicola accolse Cetteo come un fratello e notando la sua grande passione e le sue doti artistiche, in breve tempo arrivò a nominarlo Capo Disegnatore della sua azienda.

Cetteo diventò famoso a Milano come uno dei più bravi disegnatori nel campo litografico e durante l’esperienza presso la litografia di Nicola Moneta apprese tutti i segreti della stampa, prima in bianco e nero poi a colori. Il giorno Cetteo lavorava da Moneta e la sera lavorava a casa come bozzettista e grafico.

Nel 1910 Cetteo si sposò a Chieti con Grazia Ricci (figlia di Giustino Ricci, il primo editore del 14enne Gabriele D'Annunzio) e i due si trasferirono a Milano dove lavorò fin dal 1920 tant’è che le prime 3 figlie nacquero proprio nella capitale lombarda, mentre Restituto e l’ultima sorella nacquero a Pescara.

Nel frattempo, il padre, ebbe occasione di comprare delle macchine litografiche da Carabba di Lanciano e iniziò la costruzione di un capannone accanto alla casa, dove posizionò le macchine acquistate nella speranza che Cetteo, tornando da Milano, potesse lavorare in proprio.


Il ritorno a Pescara, le prime crisi e l'affermazione

A 22 anni Cetteo si trovò orfano di madre (che morì a 42 anni per un aborto) e dopo qualche anno di padre. In poco tempo quindi si trovò solo, con 3 fratelli sulle spalle: Pietro che era rimasto a Pescara; Luigi a Milano, che trovo un  impiego nell’Azienda Tranviaria Milanese; e l’ultimo Gaetano di soli 6 anni, che Cetteo portò con se a Milano da Nicola Moneta dove anche lui imparò l’arte della litografia.

Nel 1921 Cetteo, sentendosi padrone dell’arte litografica, orgogliosamente decise di tornare a Pescara e iniziare a lavorare per conto suo nello stabilimento che il padre gli aveva costruito. Quando tornarono a Pescara Cetteo era nel reparto creativo e Gaetano era nel reparto esecutivo.

La scelta di tornare in Abruzzo fu molto azzardata e i primi periodi furono davvero difficili perché a quei tempi Pescara, essendo poco più che un paesetto di 26000 abitanti, non offriva molte opportunità di lavoro.

Pian piano però lo stabilimento iniziò ad affermarsi, complice anche la vasta area di lavoro coperta dato che lo stabilimento dei Fratelli Ciglia era l’unico stabilimento dell’Italia centro orientale. Le più vicine litografie erano a nord i Fratelli Ciocca di Macerata, a ovest lo stabilimento Salomone di Roma (dove lavorò Basilio Cascella) e a sud La Terza di Bari.

Pescara nel frattempo iniziò a crescere e iniziarono a sorgere le prime industrie; il lavoro costante arrivò da due ditte emergenti: l’Aurum e il Parrozzo i cui stampati uscirono tutti dallo stabilimento dei Fratelli Ciglia.

La tipica immagine dell’Aurum di quel tempo era la figura di una sposina con una bottiglia del famoso liquore in mano, che Licio di Biase ha definito “La Fatina”. Un attributo che - ci confida Restituto - è errato, in quanto quell’immagine rappresenta l’abito di una sposa, disegnato da Marcello Dudovic di Trieste per essere l’emblema dell’Aurum. Le etichette triangolari, oggi rare da trovare, furono ideate e disegnate da un professore di Pescara, Armando Cermignani, insegnante presso l’istituto tecnico Tito Acerbo.


La morte di Cetteo e la fine della Litografia a Pescara

Restituto ci ha confessato che molti gli rimproverano di non aver continuato l’arte del padre, la verità è che Cetteo sapeva bene che il suo stabilimento sarebbe scomparso con la sua morte (avvenuta il 13 novembre 1959), non per negligenza dei discendenti ma perché i macchinari in loro possesso non riuscivano più a reggere il confronto con i nuovi prodotti. I macchinari in possesso della Litografia Ciglia riuscivano a produrre circa 500 copie l’ora, mentre i macchinari di ultima generazione riusivano a produrne 5000.

A marzo del 1960 lo stabilimento cessò la sua attività e fu acquistato dallo stampatore Commendator Carlo Ballerini, la cui azienda nel frattempo era diventata la più grande industria grafica di Pescara, che acquistò più che altro il nome dello stabilimento Ciglia piuttosto che le macchine vendute come ferro vecchio.

Cetteo Ciglia quindi fu l’ultimo litografo di Pescara e l’arte della litografia a Pescara terminò con la sua morte perché poi arrivarono le stampe da fotografia e quella offset, che mandarono in pensione il lavoro del litografo.

Inizia cosi la nuova vita di Restituto Ciglia come studioso e docente di Storia dell'Arte a Penne e nella sua Pescara.


Curiosità

Durante l'intervista Restituto ci ha raccontato alcuni aneddoti riportati di seguito.

Giustino Ricci, nonno materno di Restituto, fu il primo editore di Gabriele D'Annunzio
Nel 1879 Gabriele d’Annunzio, allora 16 enne, si presentò a Chieti da Giustino Ricci che aveva una tipografia ed una cartoleria/libreria portandogli un quaderno di sue poesie e chiese a Giustino di pubblicarle.
Giustino lo guardò un po’ in modo strano, e Gabriele gli disse «don giustì io vi pago». Il giorno dopo Gabriele tornò a Chieti insieme al padre e pattuirono insieme a Giustino la cifra di 500 lire per stampare la prima edizione di “Primo Vere”.

La vecchia casa di Restituto fu distrutta nei bombardamenti del 1943
La prima casa della famiglia Ciglia era all'angolo tra via Caboto e via Marco Polo. Dopo il trasferimento su Via Nicola Fabrizi, per vicende familiari, la casa paterna fu completamente distrutta per i bombardamenti del 1943.
Restituto, durante un'ora di lezione al Liceo Scientifico Galileo Galilei in via Balilla, ha realizzato un disegno su un biglietto di giustificazioni, ricordando a memoria la pianta della casa ricostruendone in seguito tutti i particolari. Il disegno dettagliato è tuttora affisso a casa sua.

La fabbrica di laterizi, vicino Spalato, del nonno
Nel 1882/1883 il nonno di Restituto acquistò una fabbrica di laterizi in Dalmazia, in un paese vicino Spalato, che si chiama Knin. Con “i barconi” portavano i laterizi da Spalato a Pescara. Nella soffitta della casa paterna c’erano molte lettere di corrispondenza tra il nonno e suo fratello che gestiva la fabbrica sull’altra sponda dell’Adriatico. Restituto faceva la raccolta di francobolli, utilizzati per spedire le lettere sia da Pescara verso Knin che da Knin verso Pescara; francobolli molto interessanti dell’allora Impero Austro Ungarico. La raccolta filatelica andò perduta durante il periodo bellico.

Unificazione Pescara - Castellamare Adriatico del 1927
In occasione dell'unificazione tra Pescara e Castellamare Adriatico (1927), e la conseguente creazione della Provincia di Pescara, fu commissionata da un privato (Zazzetta) ai Fratelli Ciglia una cartolina ricordo dell'evento. Ringrazio Restituto per avermi fatto dono di una stampa ricordo della cartolina che il padre creò ormai quasi 90 anni fa!

La biografia, mai scritta, di Basilio Cascella: "Giuro di dire la verità, nient'altro che la verità"
Restituto, a 13/14 anni, andava spesso nello studio di Basilio che, seduto sulla sdraio, gli raccontava tutte le vicende della sua vita. Un giorno gli disse «tu pensi che quello che io ti sto raccondanto possa interessare?», Restituto rispose «certo maestro è la vita di un’artista», e Basilio replicò «ma lo sai che ho pensato di scriverla la mia vita di artista? Anzi ho trovato anche il titolo, se la scriverò si chiamerà: giuro di dire la verità, nient’altro che la verità». Il nome che Basilio decise di dare alla sua autobiografia non la sa nessuno neanche i figli e i nipoti, è un ricordo che Restituto porta dentro di se perché, purtroppo, Basilio non fece in tempo neanche a riordinare i fatti dato che morì nel 1950.

La storia si ripete: Basilio - Cetteo e poi Tommaso - Restituto
Restituto sulla scia del padre, quando aveva tempo libero, andava nella casa di Cascella e si sedeva accanto a Tommaso, primogenito di Basilio, ed iniziò a guardare e rubare le pennellate dell’artista, che secondo Restituto è il miglior pittore tra i figli di Basilio. Quando Restituto iniziò a dipingere, “Don Tommaso”, gli diceva sempre «mittc lu culor, mittc lu culor, lu color dà vita», cosi restituto frequentò la casa Cascella insieme a Tommaso cosi come il padre la frequentò con Basilio.

 

Ringraziamenti

Per la pazienza e la disponibilità dimostrate, grazie alle quali ho potuto raccontare questa emozionante storia, ringrazio in primis Restituto Ciglia, poi Daniele e Raffaella Ciglia per avermi permesso di incontrare il loro nonno e Amedeo Polidoro per avermi fatto conoscere Daniele e Raffaella e Zulima Memba, moglie di Daniele, autrice delle bellissime fotografie.

Francesco Spina

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