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L’architettura contemporanea in Terra Cruda

| di Maria Luisa Abate
| Categoria: Ambiente | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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15 settembre grande partecipazione al seminario L’architettura contemporanea in terra cruda presso l’Urban center, nell’ambito de La festa della terra che quest’anno ha avuto come tema l’utilizzazione del materiale terra nell’ambito dell’architettura in tutto il mondo.

Presenti i rappresentanti degli Ordini degli architetti di Chieti e Pescara e della Fondazione Chieti Pescara. A coordinare l’incontro l’arch. Gianfranco Conti che sin dalla prima manifestazione del 1996 ha sempre portato avanti la ricerca e lo studio sul materiale terra anche con l’istituzione del Centro di Documentazione delle Case di Terra e dell’Associazione Terrae Onlus nel Comune di Casalincontrada.

Relatori l’arch. Sergio Sabbadini e l’arch. Alessio Battistella

Dopo i saluti di rito dei rappresentanti degli Ordini professionali e della Fondazione Architetti l’arch. Conti ha aperto i lavori:

“Oggi invitiamo ad un cambio di prospettiva, un nuovo punto di vista, la terra come materiale che fa parte della storia dell’architettura che si è interrotta nel 1950 inizio della ricostruzione del dopo guerra, quando la terra o era sconosciuta o era indicata come materiale povero anzi adoperato dai poveri. Quello fu l’inizio di anni tumultuosi per l’architettura e solo Baldacci geografo fece una mappatura in tutta l’Italia dove insistevano le costruzioni in terra cruda soprattutto in Abruzzo, Piemonte, Marche e Sardegna. Ma ci fu un’interruzione di memoria che però non avvenne in Sardegna dove tutti i Centri Storici sono stati realizzati con i mattoni di terra cruda. Il precorso di ricordo e riconoscimento dei manufatti in terra cruda è stato un percorso faticoso che ha ricomposto i tasselli dell’architettura italiana in terra.

Molto spesso nelle costruzioni dei centri storici e di molti manufatti storici convivono l’uso del materiale cotto e crudo.

Accanto ad un reperto lapideo si può riconoscere un muro edificato in terra cruda.

Oggi l’architettura in terra “contemporanea” non è legata ad un passato remoto, ma è proiettato nel presente e nel futuro. Si parla di qualche cosa di più complesso con il recupero dei materiali al fine di farli entrare nella consuetudine progettuale ed edilizia. L’argilla dunque è sia un prodotto da costruzione, sia un prodotto artistico quando con la cottura diviene ceramica o terra coltivata.”

Sergio Sabbadini, con il suo intervento, ha parlato di un problema base per l’architettura contemporanea: la sostenibilità.

È per la ricerca della sostenibilità del progetto che si fanno scelte di materiali volta per volta e certamente la terra è un materiale che rispetta ogni canone di sostenibilità.

Nell’architettura contemporanea i limiti della terra cruda sono evidenti proprio, come in Italia, quando non ci sono leggi o regolamenti che ne prevedano l’uso.

Non c’è uno stereotipo dell’architettura, la differenza dipende dalla cultura dell’architettura locale. Sabbadini ha parlato della mostra internazionale itinerante sull'Architettura contemporanea in terra cruda detta Terra Award, dove sono illustrati molti progetti costruiti con il materiale terra.

La prima edizione di Terra Award, premio mondiale riservato alle architetture contemporanee realizzate in terra cruda si è tenuta in Francia il 14 luglio a Lione.

Il premio è nato sotto l'egida dell'UNESCO ed avuto come obiettivo quello di promuovere la terra come materiale di costruzione del futuro per un habitat sostenibile quindi più ecologico ed economico.

Una giuria internazionale presieduta dall’arch. Wang Shu, premio Pritzker 2012, ha assegnato il premio Award.

Alla fase finale del premio sono giunti 40 progetti finalisti che sono stati selezionati in base a diversi criteri riferiti alla: qualità architettonica, inserimento nel cotesto paesaggistico di riferimento, creatività e innovazione tecnologica, performance energetiche, valorizzazione dell'abilità costruttiva.

Tra tutti i progetti premiati, però, non un solo architetto italiano è risultato vincitore e questo fatto chiarisce come e perché è difficile costruire in Italia dove esistono dei vincoli edilizi troppo restrittivi e comunque desueti.

A concludere le relazioni l’arch. Alessio Battistella che ha parlato del caso Arcò, architettura e cooperative, dove molti professionisti e tecnici hanno collaborato per sperimentare e costruire in terre difficili dove la guerra ed i soprusi dominano i più deboli.

Dallo studio alla progettazione e costruzione sul campo è questa l’esperienza che hanno avuto e che portano avanti i vari professioni del gruppo. Hanno dimostrato che se si vuole si può e anche costruire con materiale di scarto e di risulta si rispettala sostenibilità e si da ai popoli una via di uscita dalla ignoranza. Con questo principio molte sono state le scuole costruite e ricostruite nei territori difficili dove la guerra è sempre presente.

I progetti e le realizzazioni così fatte di queste architetture sono esposti insieme a quelli di Terra Award e saranno visitabili fino al 22 settembre con ingresso gratuito sempre all’Urban Center.

Maria Luisa Abate

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