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I giovani Pescaresi rompono il silenzio: senza una politica migratoria umana ed un' Europa federale non c'è futuro

Lettera aperta della Gioventù Federalista Europea di Pescara alla cittadinanza ed alle istituzioni

| di Edoardo Di Paolo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Lettera aperta della Sezione di Pescara Gioventù Federalista Europea alle istituzioni ed alla cittadinanza.

Ogni giorno di più le frontiere europee ed il Mediterraneo si macchiano di sangue innocente.

Dal 1° Gennaio al 24 Marzo di quest'anno 531 (INTERNATIONAL ORGANIZATION FOR MIGRATION, Missing Migrants Project, 2016,dati dettagliati reperibili al link: www.missingmigrants.iom.int/mediterranean) uomini, donne e bambini hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Unione Europea per fuggire da guerre, povertà e trovarvi un futuro migliore. Vogliamo un'Europa dalle porte aperte, che garantisca ai migranti una via d'accesso sicura e legale senza costringerli a mettere a repentaglio la propria vita.

Chiediamo all'Unione Europea di sospendere il discutibile accordo stipulato con la Turchia e condividiamo i dubbi espressi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati circa la sua legalità.

In base a quanto previsto da tale accordo, la Grecia potrà dichiarare “inammissibili” le richieste di protezione internazionale presentate da:

• Richiedenti asilo siriani, in base al dettato dell'articolo 33(1) e (2)(b), della Direttiva 2013/32/UE, ritenendo possibile la classificazione della Turchia come “Paese di primo asilo” ex art. 35 della medesima Direttiva.

• Richiedenti asilo non siriani, in base al dettato dell'articolo 33(1) e (2)(c) della Direttiva 2013/32/UE, avendo l'Unione attribuito alla Turchia status di “Paese terzo sicuro” ex art. 38 della medesima direttiva.

La pretesa legittimità dell'accordo appare quindi fondata sull'applicabilità alla Turchia degli status di “Paese di primo asilo” e “Paese terzo sicuro”.

La Sezione di Pescara della Gioventù Federalista Europea nutre però pesanti dubbi in proposito.

In particolare:

Riteniamo inapplicabile alla Turchia lo status di “Paese di primo asilo”: l'art. 33 della Direttiva 2013/32/UE pone infatti come requisito il godimento, da parte del richiedente asilo, di “protezione sufficiente in detto Paese”, intendendo l'UNHCR per “sufficiente” una protezione equivalente a quella garantita dall'applicazione della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951. La Turchia, al contrario, ha finora applicato tale Convenzione ai soli richiedenti asilo provenienti da Paesi europei e non a Siriani, Afghani, Iracheni, Libici ed esseri umani di altre nazionalità. Se a ciò aggiungiamo i casi di violenza commessi dalle autorità turche ai danni di persone che fuggivano dal conflitto in Siria, opportunamente segnalati da numerose ONG, i nostri dubbi si trasformano in sgomento. Non possiamo restare sordi alla denuncia (WORLEY, Turkey 'shooting dead' Syrian Refugees as they flee civil war, in The Indipendent, 31.3.2016)  con cui il Syrian Observatory for Human Rights ha recentemente segnalato l'uccisione, da parte delle guardie di frontiera turche, di almeno 16 persone in fuga dal conflitto siriano (tra cui 3 bambini) colpite a morte per il solo fatto di aver provato a sconfinare: appare evidente che in Turchia i rifugiati siriani non sempre godono di una protezione sufficiente, e che quindi a tale Stato non può applicarsi la definizione di “Paese di primo asilo” ex art. 33(b) della Dir. 2013/32/UE.

Riteniamo discutibile l'applicazione alla Turchia dello status di “Paese terzo sicuro” per i richiedenti asilo di nazionalità non siriana, dal momento che essa non pare integrare tutti i requisiti richiesti a tale scopo dall'art. 38 della Dir. 2013/32/UE: partendo dal presupposto che la Turchia ha finora discrezionalmente applicato la Convenzione di Ginevra del 1951 ai soli rifugiati provenienti da Paesi europei, occorrerà assicurarsi che le autorità di Ankara garantiscano ai richiedenti asilo tutele di natura procedurale e sostanziale equivalenti a quelle garantite dalla Convenzione stessa, dalla Carta Europea dei diritti dell'Uomo e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE, strumenti giuridici vigenti in Europa, a partire dal garantire un equo esame su base individuale delle domande di asilo pervenute. 

La Sezione di Pescara della Gioventù Federalista Europea chiede pertanto:

1. Alle istituzioni europee ed ai governi degli Stati membri di sospendere immediatamente gli accordi in materia migratoria recentemente sottoscritti con la Turchia, e di cambiare radicalmente l'approccio miope e insensibile mostrato finora di fronte all'emergenza migratoria. A problemi complessi occorrono soluzioni complesse: chiediamo il potenziamento di Triton e la sua trasformazione in una “Mare Nostrum europea”, la cessazione delle sospensioni patite da Schengen, la creazione di canali d'ingresso sicuri e legali al territorio dell'Unione per le decine di migliaia di persone che ogni giorno affollano zattere e posti di frontiera per inseguire il sogno di una vita migliore.

2. Alla Commissione Europea, al Presidente del Consiglio Europeo ed alla Presidenza di turno del Consiglio dell'Unione chiediamo nello specifico di collaborare per introdurre il prima possibile un meccanismo di redistribuzione dei migranti in arrivo in tutto il territorio dell'Unione. Un meccanismo che questa volta dovrà essere non volontario, ma obbligatorio e munito di un apposito regime sanzionatorio per gli Stati che non adempiano l'impegno all'accoglienza.

3. Al Presidente ed agli onorevoli deputati del Parlamento Europeo, di votare al più presto l'attivazione del meccanismo di controllo ex art. 218 TFUE, volto a richiedere alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea un parere sulla compatibilità con i trattati europei degli accordi internazionali sottoscritti dall'Unione. Ad esempio, sorgono dubbi circa la compatibilità dell'accordo citato con l'art. 2 del Trattato sull'Unione e con l'art. 18 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea.

4. Al Presidente della Regione Abruzzo ed ai Sindaci di tutto il territorio, di prendere posizione pubblicamente contro l'accordo in questione ed a favore di un'Europa solidale, multietnica e federale, l'unica che potrà attraversare indenne le grandi sfide del XXI secolo.

5. Al Presidente del Consiglio Regionale, ed ai Presidenti dei Consigli Comunali abruzzesi di far votare in tali organi una mozione volta a condannare l'accordo UE-Turchia e a prendere posizione a favore di un'Europa solidale, multietnica e federale.

6. Agli studenti ed ai cittadini, di riflettere sull'accordo e sull'urgenza della costruzione di un'Europa federale, multiculturale e solidale in grado di garantire un futuro di democrazia e diritti per i cittadini del futuro, qualunque sia la loro etnia, religione o storia personale.

La costruzione di un futuro migliore per l'Unione Europea e la salvaguardia della dignità di migliaia di esseri umani dipendono da tutti noi.


La Sezione di Pescara della Gioventù Federalista Europea

Edoardo Di Paolo

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