Pagare la TARI è un incubo per i pescaresi

Ufficio intasato e l'olezzo della disorganizzazione

| di Elena Prizzi
| Categoria: Attualità
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Siamo ormai prossimi alla scadenza della rata unica per la tassa della nettezza urbana, la Tari, il 16 giugno 2016.
Per capire quale calvario debba sopportare un cittadino che vuole pagare le tasse, basta entrare nell' Ufficio Tributi di Pescara, via Venezia 8, primo piano.
Il male minore sembra il dover pagare, perchè come rumoreggiano le persone in coda " chi evade le tasse, si evita anche le file, le attese e le richieste di permessi dal lavoro per venire in questi uffici".
Al cittadino che arriva presso l'Ufficio Tributi si palesa uno scenario caotico di file, con numeri diversi, dove a dare le informazioni è la gente in coda, pigiata e senza una finestra aperta. Non mancano poi le donne incinte e con i bambini che devono farsi largo per poter passare avanti ed avere la priorità, mentre le persone attendono anche appollaiate sulle scale, senza uno spazio decente e senza sedie a sufficienza.
I cittadini sono in fila attaccati e serrati gli uni agli altri, quasi incuranti del caldo, anche davanti al banco accoglienza, dove per privacy dovrebbero poter parlare delle loro pratiche senza orecchie ed occhi indiscreti.
E così, durante le ore di attesa, si viene a sapere dove abitano gli altri, quali decessi ci siano stati nelle varie famiglie, quali appartamenti si affittano e quali sono stati venduti e la vita dei singoli diventa quella altrui.
Nel caos e nel vociare i dipendenti dell'ufficio smistano la folla, mantenendo la calma là dove possibile e si destreggiano tra conti, bollettini, documenti mancanti e richieste paradossali. Un vero inferno.
La domanda da cittadina è banale ma a quanto pare necessaria: è possibile che il dirigente dell'ufficio Dott.Ing.Scorrano non si renda conto dello stato in cui versa questo ufficio ? Il Sindaco non ha mai messo piede in questo angolo del Comune? Sono anni che c'è questa situazione pazzesca, al limite della sopportazione sia per i cittadini che per i pubblici dipendenti.
Dare decoro alla città significa anche migliorare i servizi, poco importano i maxi schermi per le partite e le ruote panoramiche davanti ai disagi quotidiani di chi vuole essere onesto ed andare a pagare le tasse.

 

Elena Prizzi

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