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Cerolini chiede alla Commissione Vigilanza di ripristinare il fondo per gli asili nido

| di Guido Cerolini
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“Non è accettabile lasciare 110 bambini a casa perché nei nidi d’infanzia comunali non c’è posto. Non è accettabile aver tagliato le convenzioni con i nidi privati, che rappresentavano un’alternativa fondamentale per quelle famiglie che erano rimaste fuori dalle strutture comunali e che, accedendo a quella privata, potevano pagare la stessa retta che avrebbero pagato nel pubblico, mentre era il Comune, ovvero la Regione, che si accollavano la quota in eccedenza. Quel servizio va ripristinato, occorre la volontà politica di dirottare su quel settore le risorse oggi sperperate per iniziative ludiche. Ho chiesto per questo alla Commissione comunale Vigilanza, presieduta dal consigliere Carlo Masci, di farsi portavoce e promotore di una serie di emendamenti al bilancio di previsione per ripristinare un capitolo di spesa ad hoc, che peraltro avrebbe bisogno di una cifra oscillante tra i 180mila e i 240mila euro l’anno, risorse che il Comune ha. E questo senza escludere la possibilità di varare già oggi una variazione di bilancio per far ripristinare il servizio dal primo gennaio 2017”.

Lo ha detto il Coordinatore cittadino di Forza Italia Guido Cerolini, oggi ascoltato in Commissione Vigilanza con i titolari dei nidi privati ‘Il Nido degli Angeli’, ‘Totem’, ‘Lullaby’, ‘Il Paese delle Meraviglie’ e ‘L’Albero della Vita’, oltre che di due mamme, direttamente coinvolte nella problematica.

“La problematica è molto semplice – ha sottolineato il Coordinatore Cerolini -: come sempre i 7 nidi d’infanzia comunali non sono riusciti a soddisfare tutte le richieste di iscrizione, dunque lo scorso primo settembre, a fronte di 160 bambini ammessi, 110 sono rimasti in lista d’attesa, ovvero fuori dai nidi, cifra che oggi, dopo due mesi, secondo gli uffici sarebbe scesa a 61 unità, che cambia poco, perché 61 bambini fuori dagli asili sono 122 genitori che soffrono un disagio. Quando dal 2009 al 2016 abbiamo registrato tale fenomeno ci siamo attivati e abbiamo predisposto per anni il progetto ‘Un Nido per tutti’, finanziato con fondi Par-Fsc, ovvero abbiamo offerto alle famiglie, rimaste fuori dai nidi comunali, la possibilità di portare il proprio bambino in un nido privato autorizzato, offrendo la disponibilità di scelta tra 12 strutture, e pagando la stessa retta che avrebbero pagato al nido comunale. A sostenere il pagamento della quota in eccedenza era il Comune stesso, che poi aveva una compartecipazione della Regione. E quel progetto ha funzionato tanto bene che per due anni, nel 2011 e nel 2012, avevamo addirittura azzerato la lista d’attesa, tanto che già nel mese di novembre gli Uffici hanno riaperto le iscrizioni, a dicembre uscivano le nuove graduatorie e a gennaio tanti bambini cominciavano la propria avventura nei nidi. Poi sappiamo che è subentrata la legge regionale e il Comune di Pescara ha ridotto le convenzioni a tre soli nidi accreditati, ovvero tre strutture in regola con la normativa antisismica e sappiamo che proprio nei mesi scorsi la Regione Abruzzo ha liquidato l’ultima somma di oltre 96mila euro peri 23 bambini che hanno usufruito del progetto nell’anno scolastico 2015-2016. Ciò significa che offrendo tale possibilità ai bambini, comunque la Regione ha sempre rimborsato il Comune, che per lo scorso anno, ha affrontato una minima spesa pari a 18mila euro. Da quest’anno, però, è tutto finito: la giunta Alessandrini ha semplicemente cancellato tutte le convenzioni, ha cancellato il servizio e il relativo capitolo di bilancio, ciò significa che i 160 bambini ammessi nei nidi comunali sono entrati, gli altri 110 devono arrangiarsi o con i nonni, o con la baby sitter, o con un nido privato con le spese completamente a carico delle famiglie, che spesso però non se lo possono permettere e allora la mamma è pure costretta a lasciare il lavoro. Una vergogna, la negazione della ‘politica per la famiglia’, senza contare che a un bambino si impedisce anche di iniziare o di portare a termine il percorso didattico cominciato, com’è accaduto quest’anno a quattro bambini”. Alla riunione era presente la funzionaria comunale del Servizio, Enrica Di Paolo, la quale ha ricordato che “la frequenza del nido d’infanzia non è obbligatoria”. “Non è obbligatoria – ha detto allora una mamma presente -, ma lo diventa quando una famiglia ha bisogno di supporto perché entrambi i genitori devono per forza lavorare, ma non hanno nonni cui affidare il proprio bambino, e non possono permettersi né il nido privato né la baby sitter. E personalmente quest’anno ho dovuto fare una scelta: non potendo permettere alla mia bambina di completare il suo percorso didattico, ovvero il terzo anno, l’ho iscritta in anticipo alla scuola dell’infanzia, seppur ancora piccola, usufruendo di una possibilità garantita dalla legge”.

“Il paradosso – ha osservato il Presidente Masci – è che oggi mantenere un bambino in un nido comunale costa al Comune 9mila euro l’anno, mantenerlo in un nido privato costa 4mila euro l’anno, la spesa si dimezza, questo significa che il Comune dovrebbe incentivare le convenzioni con i nidi privati proprio perché meno onerose per l’Ente pubblico. Nel nostro caso, peraltro, garantire a 60 bambini l’accesso a un nido privato avrebbe determinato una spesa tra i 180mila e i 240mila euro per un anno, una spesa irrisoria per l’Ente pubblico se si stabilisce che questo servizio è una priorità, quella somma si trova. Se poi la politica della maggioranza non la ritiene tale, deve dirlo”. Il Presidente Masci ha anche proposto di votare una risoluzione per ‘impegnare l’assessore delegato a individuare subito le risorse per la riattivazione delle convenzioni’, ma i consiglieri di Pd e Sel hanno chiesto di riconvocare la Commissione per sentire l’assessore Cuzzi, oggi assente seppur convocato.

“Oggi a pagare questa scelta scellerata – ha aggiunto Cerolini – sono le giovani coppie, che invece vanno aiutate. Per questa ragione chiedo che vengano predisposti emendamenti al bilancio per garantire la disponibilità delle risorse necessarie per riprendere un servizio strategico, e, seppure non ci saranno sostegni dalla Regione, chiedo che sia il Comune ad assumersi l’onere finanziario di tale iniziativa”.

 

Guido Cerolini

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