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Rispetto ed educazione alla legalità presupposti fondanti nella formazione del cittadino-

| di Maria Luisa Abate
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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15 maggio, presso la sala Tinozzi della Provincia di Pescara, terzo incontro del progetto Educazione alla Legalità 2017, promosso dall’istituto Alberghiero di Pescara in collaborazione con il MIUR.

Ospite il giudice Piergiorgio Morosini, membro del Consiglio Superiore della Magistratura, GIP di Palermo e Premio Borsellino nel 2009, titolare di numerosi processi a Cosa Nostra ed estensore delle sentenze relative ai capi storici della mafia, tra cui Riina, Provenzano, Brusca e Bagarella, si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti per le opere pubbliche, nella politica e nella giustizia; nel 2012 fu designato giudice dell’udienza preliminare al processo noto come Trattativa Stato-Mafia ed ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma del Codice penale dal 2006 al 2008.

Ha aperto e coordinato l’incontro la Dirigente scolastica Alessandra Di Pietro alla presenza di importanti ospiti come: il Sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, il Presidente della Provincia Antonio Di Marco e il sindaco di Pescara Marco Alessandrini.

Il progetto di Educazione alla Legalità, presentato dall’Istituto Alberghiero è stato scelto per il 2017dal Ministero per l’Istruzione, tra i tanti giunti dalle scuole di tutta Italia, assegnando il massimo punteggio, per Qualità del progetto, innovatività e fruibilità del progetto, delle attività e delle metodologie proposte, attestando dunque la bontà del lavoro di preparazione e l’impegno profuso dalla nostra scuola, con l’Associazione Falcone e Borsellino nel portare avanti la divulgazione dei principi della legalità.

La dirigente Di Pietro ha parlato del progetto dicendo che: “Il senso della progettualità è quello di promuovere una cultura sociale nelle scuole fondata su valori forti, come la democrazia e l’integrità, il rispetto delle norme di comportamento, dunque l’educazione alla legalità, che è un obiettivo trasversale a tutte le discipline e a tutti gli indirizzi ed è il presupposto fondante nella formazione del cittadino di domani. Il nostro obiettivo è educare i ragazzi al senso di comunità, e per questo, ogni volta, invitiamo anche altre scuole del primo e secondo ciclo. La scuola deve educare alla legalità, al rispetto delle regole, di se stessi, della propria autonomia, educare all’integrità e al merito, valori che sono fondamentali nell’azione formativa della scuola, sono la sostanza dell’identità relazionale. Il nostro obiettivo è far crescere cittadini migliori, persone autenticamente integre, che non solo parlano della legalità, ma la vivono nelle azioni e nei comportamenti quotidiani. Vogliamo far crescere persone che abbiano una forte determinazione a non accettare alcun compromesso, che non vogliano assuefarsi all’atteggiamento di malaffare dilagante che è percepito come inevitabile e in gran parte anche accettato, ma far comprendere fino in fondo il valore della legalità è possibile solo con gli esempi positivi di persone, di testimoni, che hanno improntato la propria vita al rispetto delle regole. È importante la testimonianza di chi compie il proprio dovere non come atto eroico, ma come l’esecuzione di una personale, profonda, responsabilità civica. Dunque è fondamentale dare ai ragazzi il senso di cittadinanza positiva. La scuola è l’agenzia formativa per eccellenza, ma non è l’unica, abbiamo bisogno del confronto con i modelli positivi”

Il Sottosegretario Chiavaroli ha parlato del Progetto dell’Istituto Alberghiero come un esempio di buona scuola, ovvero quella che si impegna per divulgare la cultura della legalità che significa insegnare ai ragazzi a non girarsi dall’altra parte e rispettare tutte le regole.

Il Presidente Di Marco ha voluto parlare dell’Istituto Alberghiero che sotto la guida della Dirigente Alessandra Di Pietro è cresciuto molto negli ultimi anni con l’insegnamento dei valori della vita agli studenti.

Il giudice Morosini è stato presentato dal sindaco Marco Alessandrini, che ha ricordato la carriera del magistrato, premio Borsellino nel 2009, titolare di numerosi processi a Cosa Nostra ed estensore delle sentenze relative ai capi storici della mafia, tra cui Riina, Provenzano, Brusca e Bagarella, per occuparsi anche delle infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti per le opere pubbliche, nella politica e nella giustizia.

“L’illegalità – ha detto il giudice Morosini– è la mancanza di rispetto verso gli altri e trova la sua espressione nella cultura della prevaricazione, dell’arroganza. Per coltivare il senso della legalità occorre la partecipazione al confronto sui problemi della nostra comunità. Due, tre decenni fa nel nostro Paese c’erano le strutture politiche che favorivano la partecipazione di tanti giovani al dibattito pubblico, alle iniziative sociali. Poi c’è stata la crisi delle ideologie e della politica, e oggi difficilmente i nostri giovani fanno attività politica, e questo è un problema per il paese, perché c’è una rappresentazione di tutto ciò che è impegno istituzionale che è troppo approssimativa, si tende a dare sempre un’eccezione negativa dell’impegno istituzionale e invece non è così, perché in politica, come in tutte le Istituzioni, c’è chi opera correttamente e correndo anche rischi. Dunque cerchiamo di non semplificare, gli esempi virtuosi ci sono, e se allora oggi non ci sono le strutture politiche, ci sono miriadi di associazioni che si occupano di iniziative antimafia nelle quali i nostri ragazzi possono dare il proprio contributo. Il non-voltarsi dall’altra parte è fondamentale nella cultura della legalità, ma non è facile e non è a costo zero, ma è importante per bloccare la cultura della prevaricazione e della prepotenza. La presenza della mafia e delle Organizzazioni criminali nel nostro Paese, come in Sicilia è la storia della somma di fragilità sociali, economiche e istituzionali. Fragilità sociale, lo testimoniano le intercettazioni in cui oggi la mafia ai commercianti non chiede più i soldi come pizzo, ma posti di lavoro, perché alla mafia oggi si rivolge a chi non ha lavoro, a chi non riesce a trovarlo nel circuito legale e si rivolge al contropotere mafioso, ed è questa la prova della fragilità sociale di un sistema che non riesce a rendere effettivo il diritto al lavoro e si fa scavalcare dalla mafia. La fragilità economica del nostro sistema si individua nella spartizione dei pubblici appalti, tra Cosa Nostra e le imprese del nord. Ricordiamo che la corruzione è un veicolo di insediamento delle organizzazioni criminali,

“Il mese di maggio – ha ricordato il giudice Morosini –, con i suoi attentati, è il momento legato alle commemorazioni, e ai giovani voglio ricordare la grande lezione di umanità ereditata da due magistrati. Quando oggi si parla dei magistrati Falcone e Borsellino sembra che abbiano vissuto in un ambiente pieno di amici, ma non è così, Falcone è stato isolato osteggiato, invidiato e anche diffamato. Quando ci fu l’attentato nella sua casa al mare, dove fu trovata una bomba al tritolo, che per puro caso non esplose, alcuni magistrati dissero che era stata una messinscena preparata dallo stesso Falcone per promuovere la propria carriera. Borsellino, quando fu ucciso Falcone, già conosceva i rischi che correva. Entrambi i magistrati furono spesso isolati dalle stesse Istituzioni e attaccati politicamente e giornalisticamente. Vissero la loro solitudine con grande dignità e coraggio portando avanti ciò in cui credevano.

Alcuni studenti hanno posto delle domande al Giudice Morosini proprio in relazione a quali sono i motivi per cui la mafia continua ad avere successo e qual è il ruolo delle donne all’interno delle associazioni criminose.

Morosini ha confermato e ribadito che l’educazione e la cultura sono le armi più forti per combattere l’ignoranza e non cadere nel tranello delle cosche mafiose. Ha parlato di Don Pino Puglisi che fu ucciso perché toglieva i ragazzi dalla strada nel puro convincimento che solo l’educazione e lo studio potevano aiutarli a diventare veri cittadini e questo faceva paura alla mafia perché educare significa anche formare una coscienza e insegnare ai ragazzi a saper dire di no.

Le donne, ha poi detto, sono state molto importanti nell’organizzazione malavitosa sia quelle che con il silenzio e l’approvazione hanno sostenuto l’intera famiglia votata al male sia quelle che hanno avuto il coraggio di sottrarsi a questa forma di schiavitù denunciando i propri mariti, padri, figli con coraggio e determinazione dando uno scacco al malaffare.

Molti gli ospiti rappresentanti le istituzioni presenti in sala, tra cui il Presidente del Tribunale Angelo Bozza, il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati abruzzesi Valentina D’Agostino, il Tenente Colonnello dei Carabinieri La Rocca, il Dirigente della Squadra Mobile Pierfrancesco Muriana, i rappresentanti di Guardia di Finanza e Guardia Costiera, il Presidente del Rotary Club Pescara Luca Romani, il Presidente dei Lions Maria Elena Degli Eredi, il Direttore della Banca d’Italia Saverio Cafiero, l’avvocato Scoponi, l’avvocato Domenico Cappuccilli, Presidente dell’Ail, l’avvocato Fabrizio Rapposelli, Daniela Puglisi per l’Ufficio Scolastico regionale, la Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità Gemma Andreini, la Direttora del Centro Paolo VI Nicoletta Verì, e la Presidente e il fondatrice dell’Associazione Falcone e Borsellino, Gabriella Sperandio e Leo Nodari.

Presenti gli studenti degli indirizzi Enogastronomia, Turistico e Accoglienza, e Sala.

Maria Luisa Abate

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