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Pescara è una città morta

Una sintesi del volantino dell'on Raffaele Delfino in distribuzione ai pescaresi

| di On.le Raffaele Delfino
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Foto aerea di Pescara ripresa dal mare. Dal basso: il porto turistico e l'agglomerato urbano. Foto di Antonio di Loreto

Non parliamo di Micene, quella del dramma dannunziano, anche se il clima sembra lo stesso:

Questa primavera moribonda è già così ardente che dà la stanchezza e la soffocazione, come la grande estate...”.

Parliamo di Pescara.

L’hanno distrutta e continuano, imperterriti e impuniti, a rottamarla.

Per l’ultima volta, questa veramente l’ultima, ripropongo ai concittadini analisi e considerazioni.

L’arma della memoria” è il titolo di uno dei libri dello storico e divulgatore di storia Paolo Mieli che evidenzia, a disposizione dello storico, le armi del ricorso all’amnesia e della reinvenzione del passato.

È accaduto ancora con l’inaugurazione del nuovo ponte sul fiume Pescara con attribuzioni multiple di meriti, paternità e maternità. Si, maternità perché, per dirla alla Flaiano, la madre degli imbecilli è sempre incinta. Avevo già scritto nello scorso febbraio che “le difficoltà, gli ostacoli, la guerra per la sua realizzazione, richiamano alla memoria, per il titolo, una delle dannunziane Novelle della Pescara, La guerra del ponte, appunto [protagonista il Tribuno del Popolo, Antonio Sorrentino, bisavolo di mia moglie]. Avevo anche ricordato di non essere stato “invitato alla incredibile duplice cerimonia per l’inizio dei lavori né dall’amministrazione di centro-destra, né, un anno dopo, da quella di centro-sinistra”. Scrivevo ancora: “non sarò invitato a quella del taglio del nastro. Anche se nel 2002 la previsione di questo bellissimo ponte fu inserita nel Piano Regolatore Generale (Sindaco Carlo Pace, Presidente Nino Sospiri) dall’Ing. Angelo Faieta (anche lui non invitato) e dal sottoscritto, con l’obiettivo di liberare dal traffico Porta Nuova e Pescara Centro, indirizzando auto e bus in arrivo da Sud e Valpescara direttamente nei parcheggi dell’Area di risulta. L’analoga operazione di indirizzo è già stata realizzata a Nord collegando Via Caravaggio con Via Ferrari. Che accadrà tra qualche settimana? Dove sarà dirottato il flusso delle auto che attraverserà il nuovo ponte diretto verso l’Area di risulta - destinazione per la quale è stato concepito e realizzato - con una diversa Amministrazione Comunale che invece di raddoppiare la previsione di parcheggi fino a 4 mila li ha ridotti dagli attuali 2250 a 1900?”. A differenza di quanto presagivo il Governatore Luciano D’Alfonso invece mi ha trasmesso con un autografo “Carissimo Raffaele” una lettera di invito a partecipare a tutte le cerimonie, ma senza lasciarmi - sia sul Ponte, sia in Comune - alcuno spazio di presenza né fisica né operativa, tranne quello della mortificazione.

Il setoloso invito è però servito a darmi la prova definitiva della utilizzazione alla quale il Ponte Flaiano sarà immolato: il trio Sindaco, Governatore e Ministro in bici lo emblemizza. Concepito da me e da Faieta per portare le auto nei parcheggi dell’Area di risulta e dare così vitalità al quadrilatero centrale, dove lavorano soprattutto migliaia di pescaresi abitanti in altre zone della città, il nuovo Ponte porterà le biciclette imposte dal teatino residente a Spoltore Prof. Civitarese Matteucci, per la distruzione dell’economia di Pescara. Così ha voluto il gemello in Toto, Luciano D’Alfonso da Lettomanoppello, colonia penale borbonica, dandogli licenza di spadroneggiare in Comune, regalare Viale Pindaro all’Università dove insegna, espellere le auto da Pescara bloccandole ai confini con quattro parcheggi di scambio ai confini con Francavilla, Sambuceto, Spoltore e Montesilvano, condannando l’area centrale alla desertificazione.

E i pescaresi che fanno?

Nulla: non protestano, non reagiscono, non si ribellano e il sottoscritto fa la figura di un donchisciotte da strapazzo.

Aggiungo qualche dettaglio.

  • Ho inoltrato ricorso contro il tentativo di scempio dell’ ex Ferrhotel per un danno erariale di 5.400.000 € che si vorrebbero spendere per dare alloggio a 60 studenti a molti chilometri di distanza dall’Università.
  • Ritengo improponibile un nuovo Stadio e la rottamazione del bellissimo Adriatico di Piccinato di recente rimesso in sesto per i Giochi del Mediterraneo con ingente spesa pubblica. Per i gradoni di Zeman va benissimo. Per vedere ancora con la maglia biancazzura giocatori come Leo Junior, Allegri, Nobili, Gasperini, Verratti, Immobile, Insigne andrebbe ancora meglio. L’area interessata alla grandi manovre paracalcistiche sia invece destinata al servizio dell’Università, del suo sviluppo, dei suoi studenti e non dei multicentri commerciali (100 negozi!) che si annidano dietro il pallone.
  • Se le elezioni anticipate a settembre si sono liquefatte con i grillini in crisi, la fuga dalfonsiana verso l’immunità parlamentare si è dovuta fermare alle intenzioni. Lo attendono lunghi mesi e lunghi coltelli. Dopo le chiacchiere di Del Rio rimane un Abruzzo tagliato fuori dall’Alta Velocità Ferroviaria che dalla Puglia si dirige verso Napoli e quindi Roma- Bologna (con diramazioni per Ancona e Mestre) Milano-Torino penalizzando l’Abruzzo al quale non resta che l’abolizione dei residui passaggi a livello. Con l’autostrada che ha aumentato le corsie solo nelle Marche lasciando l’Abruzzo con le sue criticità sia a Nord che a Sud di Pescara. Città dove può essere inquinata non solo l’acqua del fiume e del mare, ma, si apprende, anche quella potabile.
  • Che fine ha fatto il P.R.G. che prevede l’area di risulta “al servizio del centro commerciale naturale” e quindi della sosta che è il primo requisito di ogni centro commerciale? E invece si riducono i posti per il parcheggio decretando la fine del cuore di Pescara.
  • I negozi vuoti, occupati dai comitati di partito e personali durante le campagne elettorali li potremo ricordare come cappelle cimiteriali: non fiori ma santini per le preferenze . Racconteremo una Spoon River pescarese.

Io resto affezionato al Piano Regolatore del 2002, che ho contribuito ad approvare e che sancisce per l’Area di Risulta “il potenziamento dell’accessibilità veicolare al parcheggio che dovrà essere assicurata da Nord, da Sud e da Ovest con interventi strutturali sulla viabilità di carattere straordinario e innovativo”. Un accurato studio dell’Ing. Giovanni Lupone calcolava in 3 dei 13 ettari l’area necessaria per 2000 + 2000 parcheggi a Silos, ma D’Alfonso preferì chiamare il prof. Civitarese Matteucci che i parcheggi li vuole eliminare.

Non credo che i pescaresi si mobilitino per difendere i parcheggi indispensabili per il Centro Commerciale naturale.

Pescara non si difende. Pescara addio.

On.le Raffaele Delfino

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