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Alessandrini si deve togliere dalla testa l'area di risulta con centro commerciale e bosco non vivibile

| di Forza Italia
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“Se il sindaco Alessandrini pensa di mettere il cappio al collo della città a un anno dalle elezioni portando avanti uno studio di ‘riqualificazione delle aree di risulta’ riducendo gli attuali 2.250 parcheggi a soli 1.500 posti auto, e prevedendo sulle aree di risulta un Centro Commerciale e un bosco di 8 ettari non vivibile, se lo può togliere dalla testa. La necessaria variante al Piano regolatore non passerà mai, è inutile che cerca scorciatoie per evitare la Valutazione Ambientale. Portasse il piano in aula, aprisse il confronto, e soprattutto preparasse un vero progetto, non una finzione scenica con uno Studio in cui non c’è nulla, ma serve solo per giustificare la conferma dell’assessore Civitarese in giunta. Noi siamo pronti al muro contro muro e cominciamo con le 8 Osservazioni tecniche presentate al Comitato VIA della Regione Abruzzo, alla quale abbiamo anche chiesto di essere auditi”.

Lo hanno detto il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri e i consiglieri comunali di Forza Italia Marcello Antonelli e Vincenzo D’Incecco nel corso della conferenza stampa convocata per presentare il contenuto delle Osservazioni.

“Non permetteremo a un sindaco in scadenza, che non ha alcun elemento significativo da portare al bilancio dei suoi cinque anni disastrosi di governo, di mettere il cappio al collo dei pescaresi – ha detto il Capogruppo Sospiri -. Il 14 luglio è iniziata la procedura di Valutazione VAS non su un progetto di cui avremmo voluto discutere con l’assessore Civitarese, ma su uno Studio di cui è impossibile valutare i contenuti, sia di natura ambientale che strutturale, dire se è una proposta buona o negativa per la città. La nostra battaglia per le aree di risulta è idealmente già vinta, perché è ormai acclarato che i parcheggi non devono per forza essere interrati, ma anche in altre città sono previsti silos che non deturpano il territorio; la seconda vittoria è che ci passerà una filovia che partendo da Montesilvano avrà il suo terminal sulle aree di risulta da cui poi partirà verso Francavilla al Mare e l’aeroporto-Tiburtina e sappiamo che anche gli altri lotti della struttura sono già stati finanziati dal Ministero; la terza vittoria è che anziché svendere a un privato tutto il centro, ci sono delle aree negli spazi di risulta che possono essere edificate, ora dobbiamo vedere come e quale edificato si cala nella realtà. Ora, visto che sullo Studio senza progetto delle aree di risulta la Regione Abruzzo vuole calarci una fiche di 12milioni di euro del Masterplan, perché l’imprenditore che si aggiudicherà l’opera deve solo guadagnarci e perché evidentemente l’Abruzzo non ha altri problemi su cui investire come incendi, balneazione o dissesti idrogeologici, abbiamo presentato 8 Osservazioni tecniche di merito allo Studio sulle aree di risulta, partendo da due presupposti cardine. Innanzitutto lo Studio, in cui si è cercato come sempre, nello stile che Alessandrini subisce tipo dalfonsiano, ovvero di tentare di aggirare la norma, di imbrogliare sui contenuti tecnici e di avere qualcosa da dire, va assoggettato a VIA. Oggi su quelle aree abbiamo 2.250 parcheggi, furono acquistate dopo una lunga e difficile trattativa condotta dall’onorevole Sospiri con la Società Metropolis, del gruppo Ferrovie, per circa 21 milioni di euro e con un vincolo urbanistico a verde agricolo di 10 anni. In questi oltre dieci anni trascorsi tutte le infrastrutture progettate e realizzate in città, a partire dal Ponte Nuovo, sono state pensate e fatte per portare la gente nei parcheggi delle aree di risulta senza passare dal centro, dunque senza determinare inquinamento, per portarle nel grande Centro Commerciale Naturale già esistente. Ora Alessandrini nel suo studio vorrebbe ridurre quei 2.250 parcheggi ad appena 1.940 posti auto di cui 500 da vendere, quindi stiamo passando ad appena 1.500 parcheggi disponibili ed è una previsione criminale che ucciderà le attività commerciali del centro. In secondo luogo – ha proseguito il Capogruppo Sospiri -, non è da considerarsi impossibile un edificato a sostegno dell’offerta economica, ma su quello studio ci sono 12 milioni di euro della Regione, e allora vogliamo sapere che edilizia si vuole fare. È prevista una piastra commerciale a ridosso del cuore dello shopping di Pescara, e allora chiariamo subito che un Centro commerciale al centro di Pescara non si farà mai, né allo Stadio né sulle aree di risulta. Poi: per superare la Valutazione VIA il sindaco Alessandrini ha tentato di derubricare a vie di quartiere strade come via De Gasperi, che è la Strada Statale 16 bis, o viale Bovio-via Silvio Pellico, definite ‘strade di quartiere’ al pari di via Palermo, via Genova o via Fedele Romani, che sono chiaramente delle piccole traverse. Invece è chiaro che via De Gasperi e viale Bovio-via Silvio Pellico sono due strade di penetrazione, di attraversamento intercittadino-strade urbane di scorrimento, dunque non è possibile evitare la VIA. Al sindaco diciamo di smetterla di cercare scorciatoie, il sindaco deve confrontarsi con la città e ci deve dare un Progetto serio, con i parcheggi, con un bosco vivibile, facendo gli interessi non di chi realizza, che deve avere un rischio d’impresa, non può guadagnare gratis, ma dei cittadini. Solo in questo caso saremo disponibili a confrontarci in aula”. “Le nostre Osservazioni sono chiare – ha precisato il Capogruppo comunale Antonelli scendendo nel dettaglio -: innanzitutto manca il presupposto su cui far reggere l’impianto del Comune, ovvero manca il Progetto, manca il Piano Volumetrico degli edifici ipotizzati, dunque sarà impossibile per il Comitato esprimere qualsiasi valutazione. Ora, dando per scontato che lo Studio va a VIA, obbligatoria per tutti gli interventi che si sviluppano su superfici superiori ai 10 ettari, e a Pescara parliamo di 13 ettari, manca il progetto. Noi abbiamo dinanzi uno Studio in cui manca il dimensionamento edilizio, ci dicono che realizzeranno edifici su 7mila metri quadrati senza sapere con quali altezze. La microzonazione sismica è completamente sottaciuta, non ne troviamo traccia; manca lo studio di compatibilità idraulica, perché è vero che l’intervento ricade su un’area non compresa nel PSDA, il Piano del rischio esondazione, ma è anche vero che sono previsti interventi negli interrati e seminterrati, e quindi va fatto lo Studio di Compatibilità Idraulica. In poche parole manca tutta la documentazione, lo Studio non ha le gambe per camminare, e ipotizziamo che il Comitato rinvierà tutto il faldone al Comune per ricominciare tutto da zero, e questo è delittuoso se pensiamo ai 100mila euro pubblici già spesi sinora, ovvero 43mila euro concessi alla Sinloc per fare lo studio, poi la redazione dell’impatto acustico, dell’impatto ambientale, la consulenza all’ingegner Brandelli e siamo arrivati a 100mila euro di spesa. E poi si scopre che ci si è anche dimenticati della filovia che ha sulle aree di risulta il suo Terminal, e questo la dice lunga sull’incapacità dell’attuale amministrazione di affrontare temi del genere. Infatti nelle aree di risulta è previsto il Terminal della filovia che poi prosegue su via De Gasperi e verso il Michetti, ma di tutto questo non c’è traccia, dunque non c’è alcuna coerenza col Piano della Mobilità sostenibile. Due le istanze che proponiamo al Comitato VIA della Regione Abruzzo, alla quale il Capogruppo regionale ha chiesto di essere audito in fase di esame: innanzitutto se si ritiene sufficiente la documentazione presentata dal Comune, a nostro giudizio non lo è; in secondo luogo se lo Studio va sottoposto a Valutazione ambientale. Non basta – ha ancora aggiunto il Capogruppo Antonelli -: l’intervento è in variante al Piano regolatore, quindi il sindaco doveva portare un progetto che avesse già la conformità urbanistica, in questo caso non c’è. Questo significa che prima il sindaco deve portare in aula la proposta di Variante, poi il Progetto va al Comitato Via che si esprime per le proprie competenze”. “Infine – ha aggiunto il consigliere D’Incecco – noi vogliamo un’area verde sulle aree di risulta, ma un’area vissuta e vivibile, non un bosco di 8 ettari non vissuto e invivibile da un’amministrazione comunale che non riesce a gestire e a garantire la sicurezza neanche nel giardinetto del Terminal bus, figuriamoci di un bosco, mentre uno dei Temi delle Direttive europee sulla realizzazione di opere è proprio come si intende garantire la sicurezza nelle opere realizzate. In ogni caso il Progetto vero dovrà venire in aula per avere la conformità urbanistica al Piano regolatore”.

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