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Cara Befana ...quest'anno non voglio niente. Per me.

| di Giancarlo Odoardi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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A distanza di pochi giorni dal primo gennaio c'è ancora la coda dello scambio di auguri per un anno nuovo pieno di felicità, prosperità, salute, ecc. ecc. ecc. Di buoni propositi e di conseguenti aspettative si riempiono agende e calendari, a partire da questo scampolo festaiolo della prima decade del mese. Ma in questo quadretto non tutti possono riconoscersi.

Quasi tutto l'anno, e per quattro volte al giorno, percorro in bicicletta il tratto di pista ciclabile che collega il Ponte Flaiano a Via Orazio, passando sotto il ponte di ferro della ex ferrovia e il Ponte D'Annunzio. Conosco ogni cm di quei cento metri di pista, ogni angolo: so a che velocità prendere la curva, quale traiettoria seguire per evitare un po' fango, dove più o meno pedalare a seconda del senso di marcia. Conosco i suoi abitanti.

Si, li ci abita della gente, ci dorme, ci mangia e ci passa un po' della propria vita. Ci sopravvive, ad essere gentili. Tra cataste di cartoni, vecchi materassi mezzi bruciati e coperte luride per improbabili giacigli, vettovaglie e abbigliamenti di recupero da fossi e cassonetti scartati della società civile, e scarti loro stessi, li vedo al mio passaggio mattutino ancora distesi in cumuli a riempire il riparo notturno, oppure barcollare al risveglio, in un incerto incedere alle prime luci del giorno.

Vedo soprattutto figure e ombre emergere dall'aria umida appiccicosa, per la vicinanza del fiume, mista al puzzo di urine e feci che esala dagli adiacenti marciapiedi dove, in modo mal celato da fronde di oleandri, vengono espletati i bisogni fisiologici. Uomini e donne che alle prime ore del mattino, invece del latte caldo, del cappuccino, del caffè e del cornetto alla crema, al cioccolato o alla marmellata, si passano già il cartone del vino, e l'odore di alcool si mischia a quello delle latrine.

Io ci passo in mezzo, con la mia bici. Rallento e calcolo la traiettoria per evitare di investire chi non si aspetta che qualcuno passi dentro la propria casa con una bicicletta. Ma chi è più vigile mi vede, rispettoso si sposta e avvisa gli altri di stare attenti.

Qualche volta devo aver notato uno di loro usare una scopa, nell'improbabile tentativo di dare una pulita. Anche qualche cane si accompagna spesso alla misera comitiva.

Sulle pareti dei grossi muri dell'impalcato ferroviario e stradale i resti di antichi murales, a testimonianza di un remoto e vano tentativo di recuperare e ridare dignità a quello spazio. Da qualche giorno sui disegni si staglia un catasta di copertoni di auto, una ventina, che qualche inqualificabile professionista del mondo civilizzato della manutenzione automobilistica ha nottefonda scaricato li abusivamente, a fare di quel posto una discarica di materiali di fianco a una di umani.
Vede tutto questo solo chi passa da quelle parti in bicicletta. Ma vede anche altro. Vede anche la coltre di rifiuti che già orla la rampa che immette sul Ponte Flaiano e che porta al candido e fluorescente pennone da cui protendono i cavi che strallano l'attraversamento.

Chi si sposta in bici, a differenza di chi si sposta in auto, al chiuso del proprio abitacolo, percepisce il senso dell'abbandono, dell'incuria e del degrado, condizioni che, si badi bene, non devono sempre rimandare a chi pulisce, quanto soprattutto a chi sporca, a chi non ha rispetto degli spazi pubblici, a chi non ha rispetto né della legge né, quindi, degli altri.

L'esistenza delle persone che sopravvivono sotto i ponti sono un'altra faccenda. Un qualsiasi intervento, come già avvenuto d'altronde, porterebbe al loro allontanamento e alla ripulitura dei luoghi. Questo non risolve il problema, lo sposta solamente in avanti, come dare un calcio al barattolino per mandarlo lontano da se, per poi ritrovarsi ineluttabilmente, come nel gioco dell'oca, al punto di partenza.

E allora, in questi giorni di feste e di regali, io credo che vada fatto un grande sforzo perché ognuno, nelle forme singole o organizzate e per come sono attribuite competenze e responsabilità, diventi un po' Befana, e nel regalare a se stessi significativi propositi di civiltà poi doni i relativi frutti a quanti non hanno neanche il calendario per guardare lo scorrere dei giorni, feriali e festivi che siano.

Giancarlo Odoardi

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