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Chi difende la Riserva naturale Punta dell'Acquabella sotto attacco?

Chi ha interesse ad alterare, perseguendo intenti speculativi, l'equilibrio naturalistico-culturale del borgo ospitato nella splendida Riserva naturale di Punta dell'Acquabella

| di Giovanni Dursi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La Riserva naturale Punta dell'Acquabella di Ortona (Chieti) è sotto attacco ? Nonostante l'Amministrazione comunale di Ortona abbia partecipato ad un Avviso pubblico della Regione Abruzzo per "Interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione naturale di rilevanza strategica, aree protette in ambito terrestre e marino, paesaggi tutelati tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo”, ottenendo un finanziamento di 370mila euro per dare sistemazione alle due riserve regionali di Punta dell’Acquabella e di Ripari di Giobbe, s'assiste ad una evidente distorsione delle finalità dell'Avviso inoltrandoci nel borgo settecentesco di pescatori, una schiera di casette da presepe, alcune diroccate, una piazzetta, con tracce d'una fontana, e viottoli con selciato di ciottoli dell'epoca, sito adesso trasformato nel sogno proibito di chi può permettersi di alterare con abbattimento e ricostruzione di abitazioni secondo “destinazione d'uso” e “gusti” privatistici, in dispregio del paesaggio e della storia antropologica.

Chi ha interesse ad alterare, perseguendo intenti speculativi, l'equilibrio naturalistico-culturale del borgo ospitato nella splendida Riserva naturale di Punta dell'Acquabella e che apre all'acqua limpida d'una suggestiva ed ampia baia, effettuati cento metri passando sotto un ponticello del dismesso tracciato ferroviario, con lo spettacolo di faraglioni nei cui grembi restano le vestigia di un trabocco, indelebile testimonianza delle pratiche lavorative marinare ?

La domanda è legittima perchè s'assiste all'inazione delle due Soprintendenze, rispettivamente, per i Beni Architettonici e Paesaggistici e per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici, operative dal 2002 nel territorio regionale, per quanto di competenza ed in solido con la Regione Abruzzo, essendo quest'ultima l'autorità relativa al Piano regionale paesistico vigente.

Sembra che l'iniziativa privata di restauro di alcuni edifici diroccati del borgo, indifferente alla tutela delle vestigia storiche seppur autorizzata, stia snaturando l'agglomerato di case e spazi pubblici la cui configurazione architettonica ed urbanistica vanno conservati. Gli interventi in corso nulla hanno a che vedere con il risanamento conservativo; le attività edilizie avviate non sono rivolte a conservare e recuperare l’organismo murario e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Gli interventi, se autorizzati, dovrebbero comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio, tutte attività finalizzate principalmente alla conservazione, al recupero ed alla valorizzazione dei caratteri dell'edificio, sopratutto dei caratteri di interesse storico-artistico, architettonico o ambientale, anche con l'impiego di materiali e tecniche diverse da quelle originarie, purché congruenti con il carattere dell'edificio.

La Legge Regionale n. 5 del 30 marzo 2007 “Disposizioni urgenti per la tutela e la valorizzazione della Costa Teatina” riguardava una superficie di circa 28 ettari, compresa in una stretta fascia di vegetazione, subito dopo il porto di Ortona, fino ad un centinaio di metri, con una striscia più sottile, a sud della sommità di Punta Acquabella, dove si può osservare l’evoluzione geomorfologica dell’imponente falesia. La riserva, inserita nel Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina, era stata già inserita, da alcuni anni, nella proposta per l’istituzione di un Parco Nazionale. Il progetto per la tutela e la valorizzazione della costa teatina lungo il tracciato ferroviario dismesso, compreso tra Ortona e Vasto, individua un sistema di aree protette direttamente collegate e unite funzionalmente, attraverso l’ex tracciato ferroviario, con altre riserve esistenti tra le quali Punta Aderci di Vasto, il Bosco di Don Venanzio di Pollutri e la Lecceta di Torino di Sangro. La dismissione di vari chilometri di linee ferroviarie, rappresenta oggi la possibilità per la futura realizzazione dei percorsi verdi con il recupero dei luoghi più suggestivi dell’intera zona. La legge prevede che nel lungo tratto ferroviario, tra Francavilla al Mare e il Biotopo costiero di San Salvo, sia preclusa qualsiasi attività di trasformazione del suolo diversa dalla destinazione al verde.

Ebbene, l'unità di paesaggio del borgo incastonato tra la terraferma (con la tradizionale attività di caccia nel boscho del fiume Moro e la coltivazione d'uva, olivi e agrumi) ed il mare Adriatico (che ha visto apparire in questo lido, nei secoli, i pirati Uscocchi, i Saraceni, i bizantini, i veneziani, correre i treni a ridosso delle onde dal 1870, le vicende della martoriata Ortona nelle seconda guerra mondiale) sembra essere oggi una “zona franca” che rischia di subire vandalismi, esproprio di memoria, perdita di materiale architettonico d'epoca.

Si auspica che la Pubblica Amministrazione nel suo insieme istituzionale, le associazioni ambientaliste ed i cittadini interessati agiscano da “vincoli contrastivi” oggettivi a chi osa uno scempio d'una rara area che va rispettata e salvaguardata, esistendo dal XIV secolo una sensibilità alla bellezza dei luoghi che pare sia smarrita.

Giovanni Dursi

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