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E' Magnifico un Rettore che degrada Gabriele D'Annunzio?

| di On.le Raffaele Delfino
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Mi sono già permesso di rilevare la puerilità della iniziativa del Rettore dell’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio Chieti – Pescara di cambiarne la denominazione in quella di Università dell’Adriatico. E’ infantile infatti la sua spiegazione:   “ Serve per connotare meglio l’Università a livello internazionale”. E’ inoltre sintomo di affezione geografica l’affermazione che “ includere la parola Adriatico è un modo per farsi riconoscere meglio nell’ottica di un processo di allargamento nazionale e internazionale: i nostri bacini di utenza futuri possono essere anche nei Balcani ….. è un’azione di marketing territoriale”.

Nella preoccupante prospettiva della balcanizzazione e ricordando  il mio impegno per la sua nascita, a Pescara nell’attuale Museo Vittoria Colonna, e poi riconoscimento da libera a statale quando il Rettore era un bambino, mi permetto di ricordargli ancora che da Sud a Nord-Est l’Adriatico bagna anche altre città sede di Atenei: da Lecce ( San Cataldo ) a Bari, da Ancona a Venezia, fino a Trieste.

Ma il Magnifico Rettore mi sembra troppo attento per una distrazione del genere. E incredibilmente distratti mi sono invece sembrati, con i rispettivi problemi giudiziari, un aspirante Sindaco di Pescara ed un aspirante Governatore della Regione Abruzzo rispettosi e dialoganti sulla retrocessione - di fatto eliminazione  – di  Gabriele D’Annunzio nella denominazione dell’Università.

Ma dalla disinvoltura di Sergio, passiamo a quella di Massimo il fratello del Rettore. Quello che nel 1985 si candidò con la DC alle elezioni amministrative di Pescara e non riuscì a essere eletto consigliere comunale. Lo stesso che si è affermato manager di successo. E pensare che il nonno materno, il Barone Franceschelli di Montazzoli, era fortemente impegnato nel MSI.  L’impegno di Massimo è a 360 gradi. Fa proprie le idee di un finanziere statunitense (FEIDOS 19 Ottobre 2016): perché non spostare la capitale dell’Italia da Roma a Milano o a Torino?  “ Roma capitale della cultura e del turismo mondiale for ever, anche perché San Pietro e il Colosseo non possono traslocare, ma la burocrazia e la politica si”.

Quello che invece non può traslocare è l’area di rispetto del “ Piano di Assetto Naturalistico – Riserva dannunziana “. Se ne faccia una ragione e si rassegni l’Ing. Massimo Caputi che con i torinesi Recchi si occupa di  Grandi Stadi e opere connesse: la sua Proger deve restare lontana da un Bene Paesagistico tutelato dal codice dei Beni Culturali di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004.  Se vuole occuparsi di un nuovo stadio vada a Spoltore, dove c’è spazio e Montepulciano.

On.le Raffaele Delfino

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