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Tunnel della stazione intitolato a Weil anziché ad Anna Carlini

| di Carola Profeta
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Apprendiamo da un articolo apparso sui giornali di venerdì che il comune di Pescara per voce dell’assessore Simona Di Carlo procederà al più presto all’intitolazione del sottopasso ferroviario a Simone Weil “voce e testimone autorevole del primo Novecento, filosa, personalità militante in nome della giustizia e il rispetto della dignità umana”. Chissà cosa direbbe la Signora Weil,  se fosse viva, nell’apprendere che il suo prestigioso nome viene accostato ad un luogo della città, un tunnel, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, dato in gestione al comune di Pescara, dove per anni il degrado disumano ha imperato e dove si è consumato un atroce delitto come lo stupro e la morte di Anna Carlini, una donna indifesa e incapace di comprendere il male che gli stavano facendo. Un luogo che il comune aveva il dovere di controllare e di ripulire, ma di cui si è disinteressato per anni, dove erano state apposte delle telecamere che però non hanno mai funzionato, e dove di conseguenza, si è  lasciati liberi,  coloro che in quel sottopasso commettevano ogni sorta di reato e di degrado umano. E’ un dato di fatto che sotto quel tunnel si spacciava droga, ci si prostituiva e una donna ha trovato la morte dopo essere stata violentata, nonostante le ripetute segnalazioni e denunce dei cittadini, di alcuni esponenti politici e di associazioni di categoria. Dalle prime testimonianze del processo contro lo stupratore rumeno di Anna si evince che,  li dentro c’era un vero e proprio “ racket del posto letto” , ogni sera il tunnel  veniva diviso per aeree a seconda della nazionalità: da un lato i rumeni, dall’altro i senegalesi e via via altre etnie, e per dormire dovevi pagare la somma di 10 euro a notte. I vari settori erano divisi da tende e lettini da mare. C’ era una vera e propria omertà, tant’è che alcuni testimoni riferiscono di aver visto lo stupro ma di non essere intervenuti perché lì ognuno si faceva i fatti suoi.

Oggi quel posto è stato ripulito perché grazie ad un finanziamento regionale vuole essere destinato al mercatino etnico e d’ integrazione,  così come lo chiamano i dirigenti della sinistra in città, un luogo che innanzitutto è contro la legge regionale speciale n.77 del 13 agosto 2018 – Norme sull’esercizio dell’attività di commercio su aree pubbliche - art. 82 comma 8 “ Sono illegittime le discriminazioni o priorità manifestate nei confronti degli operatori di base alla loro nazionalità o residenza,  nonché la creazione di zone di tutela e di rispetto per l’attività degli operatori commerciali a posto fisso” e di fatto questa discriminazione c’è ed è perpetrata contro i commercianti italiani, ma per di più, ancora più grave, si vuole legittimare una serie di reati come ad esempio l’evasione fiscale e la vendita di merce contraffatta, (perché etnico vuol dire che possono vendere solo prodotti artigianali e non credo che si possano sostenere solo con la vendita di giraffe o elefanti africani…….. per intenderci) .

Sinceramente se fossi nella signora Weil , paladina della giustizia e del rispetto della dignità umana, sarei profondamente indignata se il mio nome fosse accostato ad un luogo del genere. Perché in quel luogo non c’è stata né giustizia, perché se ci fosse stato un maggior controllo e una maggiore attenzione, probabilmente Anna sarebbe ancora viva, invece è morta e il suo aguzzino è a piede libero in Romania, e né tanto meno rispetto per la dignità umana, perché non c’è niente di dignitoso nel vedere e sapere, rimanendo per troppo tempo indifferenti, che ogni sera almeno trenta persone dormono in una situazione impietosa sotto un tunnel comunale, per di più aggravando l’insicurezza per gli abitanti e i lavoratori delle aree limitrofe.

L’ associazione Noi per la Famiglia Abruzzo, insieme alla famiglia  ha protocollato al comune di Pescara, il 22 novembre,   una richiesta di affissione di una targa in nome di Anna Carlini proprio lì,  davanti l’ingresso del tunnel,  per ricordarla alla cittadinanza come vittima di violenza e di degrado.

Evidentemente, però, alla giunta comunale interessa più nascondere che ricordare.

Carola Profeta

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