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Lasciate in pace senegalesi, pensate ai veri problemi della città

| di Maurizio Acerbo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Leggo che la politica pescarese continua a dividersi sul mercatino dei senegalesi.

Si tratta di una vicenda tragicomica e paradossale. 

Il mercatino nell'area di risulta nacque all'epoca della Giunta di Carlo Pace con Nino Sospiri Presidente del Consiglio Comunale. 

La ragione fu quella di evitare che troppi ambulanti circolassero davanti ai negozi o si fermassero sulle strade del centro e la riviera.

Le loro merci le vendevano lungo il corridoio che dalla stazione conduce a Corso Umberto. 

Poi i senegalesi furono spostati dall'assessore Moreno Di Pietrantonio in un'area marginale dell'area di risulta senza accorgersi che non era del Comune ma delle FS.

Per tutta la durata delle amministrazioni di centrodestra - prima Pace e poi Mascia - il mercatino non è mai stato sgomberato.

A sgomberarlo ci ha pensato l'amministrazione PD senza nemmeno provvedere una parallela sistemazione altrove.

Dopo le proteste l'amministrazione comunale ha deciso di collocare il mercatino sotto al rilevato ferroviario. Capisco la soddisfazione dei senegalesi dopo la lunga attesa di una ricollocazione ma la soluzione non mi ha mai convinto.

Ho sempre avuto la sensazione che si sia trattato di un modo per nascondere una presenza che infastidisce. A mio parere le bancarelle andavano collocate in spazi aperti e visibili della città, possibilmente nella stessa area di risulta e in tempi rapidi.

Comunque ora il mercatino è stato aperto e sono stati anche spesi 250.000 euro da quel che ho letto per sistemare il sottopasso. Trovo ridicolo che la destra debba riaprire la guerra per fare campagna elettorale sulla pelle dei senegalesi.

La minaccia di chiudere un mercatino appena inaugurato è assolutamente insensata. 

Comprendo che Lorenzo Sospiri sia stato con lo sgombero scavalcato a destra da Alessandrini e dal PD ma invece di fare l'imitazione di Salvini (lascerei il mestiere a Forconi) farebbe bene a ricordare la saggezza dello zio.

Maurizio Acerbo

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