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Strade fatte o disfatte?

cantieri eterni e lavori fatti male

| di Maria Luisa Abate
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Domanda: ma a Pescara c’è stata una gara per la strada più brutta e fatta male? Gli ultimi lavori ci hanno svelato una situazione stradale a dir poco dubbiosa. Una volta, anche quando i lavori stradali erano vere e proprie rendite per gli appaltatori e i politici, alla fine veniva fuori qualche cosa di decente.

A fine mandato la Giunta Alessandrini ha fatto il botto chiuso con ben undici cantieri iniziati prima delle elezioni e finiti, si fa per dire, dopo di esse.

La peggiore in assoluto, e ce ne vuole per essere la peggiore, è quella considerata dai politici amministratori la più bella, non dimentichiamo lo slogan #pescarasifabella, ed è la riqualificazione della parte finale di Corso Umberto prima di piazza Primo Maggio.

Ebbene, a parte il discutibile uso di materiali poco idonei ad una città di mare come il marmo bianco, la realizzazione finale lascia perplessi. Il materiale bianco, di cui non se ne ricorda più quale fosse il colore, è diventato un pavimento sporco grigiastro come vecchio e mal tenuto. E poi che dire delle nuove aiuole? Che cosa hanno fatto di male quei pochi alberi residuali? Su quale libro di giardini o semplice manualetto allegato ad una rivista, si legge e si prescrive di costruire aiuole come quelle che sono state realizzate?

Dalle foto allegate si può ben vedere che gli alberi quasi morenti sono rimasti con la zolla fuori terra anche perché quella poca, che sono riusciti a trattenere, si è dilavata con le ultime piogge. E ancora quando mai si è visto che la terra si regge da sola in discesa? Forse che i progettisti pensavano che le radici dei poverini potessero sostenerla? Lasciando stare la discutibile forma data alle aiuole, che sembra una elucubrazione mentale più che un progetto studiato, nella parte scoscesa dell’aiuola non un manufatto, sasso, pianta, coccio, pietra, è messo per evitare lo scivolamento della terra che, come detto, è scivolata ed ha invaso la strada.

Ancora una domanda, ma gli ambientalisti, quelli che si legherebbero ad un tronco pur di non farlo abbattere, anche se oramai defunto, dove erano quando è stato compiuto questo scempio? E ora dove sono? Non vanno a passeggio per quella zona e non si accorgono di quanto è successo?

Riguardo poi i meri e semplici lavori stradali di raccordo con le parti esistenti più che una pietra sopra bisognerebbe metterci un macigno. Non un raccordo a beneficio di disabili o di chi comunque ha la necessità di non diveltarlo. Fossi, piccole buche e soprattutto una situazione di strana sciatteria di lavori fatti male che sono stati pagati dalla collettività.

Un’ultima chicca, della nuova sistemazione della strada, sono i “punti” seduta veri e propri solitari cubi di marmo dove il cittadino può sedersi quasi come una punizione: da solo e su una seduta scomoda.

Altri cantieri sono ancora aperti nella città, sempre per il rifacimento delle strade, con lavori fatti male che, durante la recente grandine e pioggia torrenziale, hanno dimostrato la loro qualità contribuendo a far allagare attività commerciali, scantinati e abitazioni.

Maria Luisa Abate

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