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Marco Patricelli è un "re nudo" sul caso della riesumazione della scritta Dux di Villa Santa Maria

Assiso nell'arido alveo del fiume del "revisionismo/negazionismo storico", Patricelli alza cortine fumogene sulla realtà: Villa Santa Maria è luogo di memoria della Resistenza armata

| di Giovanni Dursi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il “saggista-pasticcere” Marco Patricelli, è intervenuto sulla vicenda della scritta DUX sul costone roccioso di Villa Santa Maria, Comune della provincia di Chieti in Abruzzo di circa 1400 abitanti, sede della comunità montana ValSangro, sostenendo, nelle interviste a iosa rilasciate, che la storia non è “una specie di torta millefoglie di cui ognuno si prende solo lo strato che gli piace, perché nei suoi gusti ideologici”. Proprio dalle argute parole, a suo esclusivo giudizio, concepite ed espresse, si evince la profonda conoscenza di Patricelli non tanto della storiografia, bensì dell'artigianato d'alto livello nella fabbricazione di dolci alias concetti, pseudoidee ed affermazioni sempre a proprio, esclusivo gusto personale.

Anche gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che, spesso, non brillano per preparazione, si rendono conto della differenza tra la scienza e pratica dello scrivere opere relative a eventi storici del passato, in quanto si possano riconoscere in essa un’indagine critica e dei principi metodologici afferenti (ha inizio in Ionia nel 6 sec. a.C.) – quel complesso delle opere storiche scritte in un determinato periodo o relative a un determinato argomento o basate su un determinato metodo di ricerca delle fonti – dalla propaganda (ci si riferisce alle azioni che tendono a influire sull’opinione pubblica e ai mezzi con cui viene svolta; di fatto, trattasi di tentativi deliberati e sistematici di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto) ad uso e consumo di committenti economico-politici.

Ecco, a nostro parere, il regno lavorativo ove s'esprime al meglio Patricelli è quello della bottega artigiana ove sa preparare – in modo fantasioso, va riconosciuto – “pasticci” zuccherini per coloro che desidera possano apprezzarlo riconoscendogli l'aúra della tradizione dell'Istituto Luce, “pasticci” ideologici, viceversa, obiettivamente indigesti, per i sinceri democratici i quali, nel campo delle verità storiche, si ispirano ai principî della Costituzione della Repubblica italiana, necessariamente ed irreversibilmente antifascista.

In effetti, nella consueta quanto “ingiustificata” frequentazione di redazioni giornalistiche, ma anche di consessi partitici ed istituzionali ove la destra si è insediata, il saggista-pasticcere dimostra ancora una volta di proiettare su altri, interlocutori di ben altra stoffa professionale nel campo della ricerca storica, il suo personale e conveniente modo di “confezionare” prodotti informativi nocivi confondendo verità acclarate dalla storiografia con un assortimento di “pasticcini”-dichiarazioni ed altre “prelibatezze dolciarie” obnubilanti secondo le ricette del “nonno” che possono compendiarsi in questo: qualche decina di ettogrammi di menzogne, altrettanta quantità di retorica ideologica, grammi a volontà di mistificazioni e, soprattutto, ingrediente segreto ormai reso noto dai pochi buongustai dei suoi prodotti da forno ideologico di destra, abbondanti quantità di omissioni, “dimenticanze” e censure.

Fuor di metafore, Patricelli da anni si è assiso nell'arido alveo del fiume del revisionismo storico dedicandosi non al riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti, considerando tutte le parti politiche e sociali in causa come testimoni importanti, ma semplicemente parlando d'altro e prestandosi all'occultamento di fatti storici a scopi politici. Fiume, con portata d'acqua esigua, quello del revisionismo “tentato” con infruttuosi risultati, destinato a confluire nel più tumultuoso corso d'acqua sporca del negazionismo – corrente politico-pseudoculturale pseudostorica e pseudoscientifica del XX secolo - che sostiene l'irrealtà di vicende storiche quali un genocidio o una pulizia etnica o un crimine contro l'umanità o la sconfitta irreversibile d'una dittatura. In questa guisa, qui, in città, si è arrivati addirittura a sostenere che il bombardamento di Pescara del 31 Agosto 1943 sia quasi da ridimensionare, per becere questioni ideologiche, rispetto ai successivi analoghi episodi del 14, 17 e 20 Settembre, nonostante i sopravvissuti cittadini, dopo il primo devastante attacco aereo, fuggirono in massa, salvandosi …

È proprio vero che la libertà va conquistata e difesa ogni giorno e che la subcultura fascista con i suoi adepti rappresenta un inquinante della storia altamente tossico, un pericolo costante dal quale dobbiamo difenderci e contro il quale non dobbiamo mai abbassare la guardia. Dobbiamo sempre ricordare quello che il Fascismo è stato ... pertanto, tutte le vestigia inneggianti al duce ci preoccupano quando non “archiviate” politicamente e quando non inserite in un repertorio museale, anche perché ci sono partiti ed i loro “megafoni”, o sedicenti tali, che si richiamano esplicitamente al Fascismo ben ritrovandosi nella campagna di odio che si sta portando avanti nel Paese.

Nella fattispecie, la vicenda della scritta DUX di Villa Santa Maria, dimostra questa interpretazione del modo di fare propagandistico e pseudosaggistico per le seguenti ragioni: Patricelli omette di ricordare che a circa 30 chilometri da lì, si trova il Sacrario della Brigata Maiella, dove sono scolpiti i nomi dei partigiani che contribuirono alla liberazione italiana dal nazifascismo; Patricelli si volta indietro auspicando che non si guardi a Villa Santa Maria come luogo di memoria della Resistenza armata dove il partigiano che provò a cancellare l'inneggiante scritta morì nel tentativo; Patricelli manipola i fatti ben sapendo che la scritta fu scolpita sulla parete rocciosa negli anni Quaranta, quando la coscienza politica popolare antifascista stava prendendo corpo e prepotentemente montando, come nel caso degli Eroi ottobrini di Lanciano, e, pertanto, quello sfregio della roccia e sconcio autoritario, ante litteram vanno contestualizzati all'interno del percorso di liberazione dal nazi-fascismo che sfocia nella XIIº delle “Disposizioni transitorie e finali” della Costituzione; Patricelli, altresì, disconosce l’ordinamento giuridico italiano che possiede da tempo una norma per sanzionare l’apologia del fascismo (la Legge n° 645 del 1952, cosiddetta “Legge Scelba”, nata dalla necessità espressa dalla citata Disposizione e aggiornata con la cosiddetta Legge Mancino del 1993, che all’articolo 2 punisce “chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti “aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Che gli piaccia o no, Patricelli deve rassegnarsi all'antifascismo come cifra indelebile identificativa della società civile italiana, deve contemperare il diritto costituzionalmente garantito alla libertà con la “qualità” di questa libertà conquistata a caro prezzo contro il nazi-fascismo ed ogni eventuale riproposizione del "male assoluto", in qualsiasi forma, nostalgica o programmatica che sia, sarà impedita e sanzionata. ¡No pasarán!

Se proprio desidera apprendere l'arduo mestiere di storico, rinunciando alle lucrose attività mediatiche di bassa cucina politico-culturale in qualità di saggista-pasticciere (oltreché pasticcione), Patricelli si eserciti a lungo, con applicazione costante, superando l'idiosincrasia con ambiti di ricerca che fin'ora non lo hanno mai visto cimentarsi in modo tecnico-professionale, benché certa editoria compiacente sia intervenuta in suo soccorso pubblicando quanto ritenuto “utile” alla causa dell'oblio.

Oni storico, degno di questo appellativo, deve abbandonare la faziosità e, pur essendo sempre inevitabilmente osservatore parziale, per onestà intellettuale, dovrà impegnarsi a guardare il “materiale storico” avendo coscienza e possedendone conoscenza, contestualmente, di tutti i fatti storici di interesse, senza selezionare, accantonare ed escludere alcuni; inoltre, deve saper considerare la mentalità di chi ha vissuto i fatti, valutare dati e documenti del contesto socio-politico-culturale in evoluzione, rendersi conto che il punto di vista di europeo occidentale del XXI secolo è un limite e non garanzia d'accertamento di verità.

Concludendo, per immunizzarsi dalla faziosità, movimentare il curriculum ed orientarlo verso la serietà ed emanciparsi dall'essere un gendarme dell'oblio, consigliamo a Marco Patricelli l'esercitazione su questo tema: Il ruolo dell'URSS nella liberazione dell'Europa dal nazismo. Nel rispetto degli antifascisti immolati alla causa della libertà e dei soldati morti dell'Armata rossa per gli stessi motivi (oltre al proprio territorio, l'URSS liberò il 47% del territorio dell'Europa, gli alleati liberarono il 27% del territorio europeo e il restante 26% fu liberato con sforzi congiunti dell'URSS e dei suoi alleati … 27 milioni di cittadini sovietici perirono). Rispetto tributato da Ernest Hemingway con queste parole: “Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita”.

 

Prof. Giovanni Dursi

Docente M.I.U.R. di Filosofia e Scienze umane

Membro della Segreteria provinciale Comitato A.N.P.I. “Ettore Troilo” di Pescara,

Responsabile Dipartimento Formazione

 

Giovanni Dursi

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