L'assessore ai lavori pubblici Luigi Albore Mascia ci racconta la sua Pescara

L'ex sindaco fra passato, presente e futuro del capoluogo adriatico

| di Fabio Rosica
| Categoria: Attualità
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L’ex sindaco di Pescara e attuale assessore ai Lavori Pubblici del capoluogo adriatico, l’avvocato Luigi Albore Mascia, ci ha cortesemente concesso un’intervista in esclusiva per PescaraNews. Molti i temi trattati, come potrete leggere e a tutti ha risposto con franchezza, mostrando uno sviscerato amore per la sua città, verso la quale riversa tutto il suo impegno politico.  

Sui manifesti elettorali del 2009 campeggiava la scritta “Io credo in te”, cosa voleva trasmettere?

Quello slogan fu il frutto di uno studio dell’agenzia che curò gli aspetti comunicativi della mia campagna elettorale, che poi si rivelò vincente. Rimarcava il discorso cosiddetto dello “specchio”, che dieci anni fa (ma ancora oggi attuato) teorizzava e sosteneva che lanciando uno slogan, lo stesso doveva essere letto dal destinatario e ribaltato sul mittente: in sostanza se ti dico “io credo in te”, riesco a generare in te un effetto specchio, appunto, che poi ritorna a me che l’ho lanciato. In sintesi, a parte il sofisma di carattere comunicativo, possiamo tranquillamente affermare che non può esserci un bravo sindaco se non ci sono anche bravi cittadini, con la “C” maiuscola, in grado di sposare appieno il progetto proposto. Se c’è fiducia reciproca i risultati poi arrivano di conseguenza. L’Amministrazione progetta, costruisce e fa anche manutenzione, ma se poi i cittadini non curano e rispettano ciò che è stato loro consegnato, diventa molto più difficile gestire la cosa pubblica. Ad esempio Pescara è una delle città italiane con il maggior rapporto numerico di cittadini fra coloro che possiedono un cane. Ciò genera un notevole problema di pulizia delle strade, in quanto purtroppo non tutti raccolgono le deiezioni dei loro amici animali. Una mancanza di rispetto assimilabile a quella di chi getta in terra carte o cicche di sigarette.

Il recente episodio del pestaggio a Vittorio Brumotti e la sua troupe all’interno del famigerato ferro di cavallo, ha ricordato ai pescaresi che ad ogni tornata elettorale i candidati sindaci ne parlano, ma poi non cambia mai nulla, perché?

Qui parliamo di una questione evidentemente molto complessa. Innanzitutto bisogna considerare che fino ad una quindicina di anni fa, problematiche come questa non sussistevano solo a Madonna del Fuoco, ma anche in altri quartieri, a San Donato, a Zanni, in Piazza IV Novembre. In queste ultime zone il fenomeno è andato via via attenuandosi, per svariati e positivi motivi. Oggi le situazioni più a rischio le rileviamo, oltre che a Madonna del Fuoco, anche in Via Caduti per servizio. In particolare per quest’ultima, che conosco come le mie tasche, posso affermare che lì risiede un buon 90% di famiglie per bene, mentre il restante 10% è purtroppo abituato a delinquere. Questa minoranza rovina letteralmente la vita alla percentuale nettamente più numerosa. Stiamo comunque agendo, anche portando avanti degli interventi infrastrutturali: ben ventiquattro alloggi per disabili sono in fase di realizzazione, per esempio. Bisogna pensare di costruire in maniera diversa da quella di un tempo, tipo le palazzine dove troviamo i famosi porticati, luoghi fatti apposta per spacciare, mettere in atto ogni forma di possibile sopruso e anche allevare pitbull per i combattimenti clandestini. Un mio vecchio pallino è sempre stato quello di avere una farmacia in quella via, obiettivo che non è stato ancora realizzato, ma non demordo. Sostanzialmente ritengo che a quelle comunità più si riesce a fornire servizi, illuminazione, collegamenti, insomma tutto ciò che facilita il normale processo d’integrazione, maggiormente si crea nel contempo un importante deterrente nei confronti di quel 10%. I cittadini onesti vanno poi coinvolti, affinché denuncino le irregolarità, sostenuti in questo dalle associazioni, come “amici di Fontanelle” che creammo appositamente, dando spazi, inviando vigili urbani e montando telecamere. Non abbiamo ancora sradicato il problema, ma, almeno lì, parecchio ridimensionato. Bisogna pensare, a questo punto, ad un lavoro simile anche per Rancitelli, come chiamano i pescaresi Madonna del Fuoco, dove però non si potrà mai, a mio giudizio, trovare un rimedio definitivo, se non si modifica prima, per l’appunto, l’urbanistica di quella zona. Il cosiddetto ferro di cavallo, a causa delle scelte fatte oltre quarant’anni fa, si presta purtroppo alle attività criminali che ben conosciamo. Abbattere e poi ricostruire dovrebbe però essere il frutto di una partnership organizzativa fra Stato, Regione e Comune. Ecco perché i vari sindaci che si sono avvicendati non sono mai riusciti a trovare una soluzione definitiva: non si è mai creata l’alchimia necessaria. Oggi stiamo, in sostanza, pagando il frutto di quelle scellerate scelte urbanistiche che progettavano la creazione di veri e propri ghetti, tendenti ad allontanare le famiglie problematiche, anziché farle integrare. Non dimentichiamoci poi della decisione che fu presa all’epoca di concedere la residenza pescarese a circa tremila persone di etnia Rom (un incidenza in percentuale fra le più alte d’Italia rispetto ai già residenti), che non voglio discriminare a prescindere, ma certo sappiamo non siano mai stati, loro stessi, inclini ad una vera integrazione, sebbene devo ammettere che negli ultimi tempi siano stati fatti passi avanti anche in questo senso, con le ultime generazioni che in parte si sono affrancate da quelle logiche delinquenziali che li caratterizzavano in senso quasi assoluto. Venendo infine all’episodio che, purtroppo, ha consegnato Pescara, per l’ennesima volta, ai peggiori onori della cronaca nazionale, bisogna sottolineare che si sa molto bene quanto quel tipo di “informazione televisiva” conduca ad una spesso mirata e voluta provocazione. Ciononostante il sindaco ha chiesto scusa a chi si era presentato lì in veste giornalistica, scuse a cui mi associo anch’io, pur ricordando che certi precari equilibri andrebbero meglio gestiti da chi fa informazione.

Un’altra promessa elettorale “tipica” riguarda la sistemazione dell’Area di Risulta. Durante il suo mandato, se ricordo bene, addirittura venne dato incarico di realizzare un progetto all’architetto Michele Lepore: che fine ha fatto?

Michele Lepore è un docente universitario, che ha spesso collaborato con l’amministrazione comunale. Detto questo il sottoscritto riteneva che i cinque anni di un mandato elettorale non potevano considerarsi sufficienti per farsi carico di riorganizzare completamente le aree di risulta. I tempi della burocrazia, progettare, reperire le risorse e, se si è fortunati, finalmente iniziare, comportano tempi ben più lunghi di un lustro. Quella di cui stiamo parlando peraltro è un’area di 13 ettari quadrati, particolarmente problematica, considerando anche l’eventuale bonifica da effettuare, visto che lì hanno transitato i treni che per anni hanno versato olii esausti. Avendola considerata quindi una sfida eccessivamente ardua, diedi incarico a Lepore di andare per step, partendo dalla realizzazione di un teatro. Questo è sempre stato un mio pallino, considerato che Pescara è probabilmente l’unico capoluogo di provincia a non averne uno e lo intendo con la “T” maiuscola, non per intenderci un cinema o un auditorium adibito a tale scopo. All’epoca sapevo di poter contare anche sull’appoggio della Fondazione PescarAbruzzo, che avrebbe eventualmente finanziato l’intero progetto, per un importo di circa venticinque milioni di euro. All’altezza del Terminal bus, a ridosso dei due vecchi silos, dove il sindaco ha recentemente inaugurato una nuova postazione della Polizia Municipale e con un parcheggio sotterraneo, lo immaginavo come il volano per l’ulteriore espansione delle aree di risulta. Portammo la proposta in consiglio comunale con un bando (per trasparenza non era detto dovesse occuparsene necessariamente la PescarAbruzzo), ma eravamo già al 2013 e ci avviavamo alla fine del mandato. Le “sirene” dalfonsiane si iniziavano a sentire, inoltre anche l’UDC, i cui numeri erano necessari per far passare la delibera, si tirò fuori, perché Licio Di Biase, oggi direttore dell’Aurum, si era messo, per così dire, di traverso. Mi dispiacque moltissimo, perché dall’abbattimento del mitico Pomponi, avvenuto nel 1963, esattamente cinquant’anni dopo Pescara avrebbe avuto la possibilità di licenziare questo importante progetto. Partendo dal teatro, il resto sarebbe arrivato di conseguenza. Oggi il sindaco Masci intende proseguire il percorso iniziato dalla precedente giunta nel 2017 con una serie di atti che consentirebbero di non dover ripartire da zero, pur riprendendo in parte anche la mia idea, vedremo…

A Pescara la raccolta differenziata è iniziata in ritardo rispetto alle realtà limitrofe e ancora oggi non si fa in tutte le zone. Perché?

Nella nostra città si fa, ma purtroppo a macchia di leopardo, per via dei costi davvero notevoli. A mio avviso la differenziata deve portare dei reali benefici ai cittadini, ma questa regione non valorizza gli sforzi che molti comuni mettono in campo. Un’amministrazione che sostiene dei costi, che deve convincere i cittadini a differenziare per bene i rifiuti, che crea infrastrutture, dovrebbe necessariamente avere delle ricadute anche di carattere economico, invece in Abruzzo non avviene. Tornando a noi c’è comunque in previsione, se ne sta occupando l’assessore all’ambiente Isabella Del Trecco, di migliorare ciò che attualmente non funziona. Di buono c’è che io da tantissimi anni non ricordo un solo giorno Pescara con i cassonetti pieni perché non svuotati, come invece accade spesso in altre realtà locali. Il servizio che la società Attiva sta svolgendo è da considerarsi tutto sommato decoroso.

Parliamo di viabilità. Che le strade di Pescara siano costantemente piene di buche, spesso tappezzate alla bell’e meglio, è un dato di fatto inconfutabile. Possibile non si riesca a trovare una soluzione, magari semplicemente utilizzando un asfalto di migliore qualità?

Siamo sempre alle solite, il problema sono i costi. I Comuni sono stati lasciati dallo Stato nel quasi totale isolamento. I lavori vengono appaltati utilizzando il principio della Legge Merloni, ovvero con il criterio del massimo ribasso e la logica del ribasso. Non si riesce a produrre un capitolato dove inserire un asfalto con un particolare drenaggio, dovendo accontentare necessariamente tutte le zone della città, con l’importo che si ha a disposizione nel piano triennale delle opere pubbliche. Questo ovviamente e purtroppo va a discapito della qualità. Ciononostante, impegnandosi e studiando il da farsi, a volte si riesce comunque ad ottenere qualche risultato in senso migliorativo. Ad esempio poco tempo fa, a seguito delle lamentele che mi giungevano da parecchi cittadini, circa la scarsa durata della vernice utilizzata per le strisce pedonali, ho scoperto che quella utilizzata (per inciso la stessa in tutta Europa) raccoglie molta sporcizia. Ho pertanto inviato, una mattina alle cinque, degli operai a lavare con l’idropulitrice un attraversamento pedonale, ebbene è tornato come appena verniciato. Quindi la soluzione è di pulire meglio e più spesso le strade e in tal senso ho già preso accordi sempre con l’assessore Del Trecco, per quanto di sua competenza.

Sempre per lo stesso tema, concentriamoci sulle rotonde. Per prima cosa come mai non si è mai pensato di realizzarne un paio proprio qui di fronte, ovvero in Piazza Italia e di seguito alla congiunzione di Via Venezia e Via Chieti con Corso Vittorio Emanuele? Lo spazio ci sarebbe e ne beneficerebbe l’intera viabilità.

Ci ho pensato tante volte anch’io e infatti a suo tempo feci predisporre uno studio di fattibilità, ma i tecnici mi risposero che per la tipologia del traffico e degli incroci presenti, non ci sono i requisiti previsti dal codice della strada. In compenso Pescara ne ha davvero tante di rotonde e solo ventotto impianti semaforici, davvero pochi, fortunatamente, per la sua estensione. A tal proposito approfitto di questa intervista per annunciare alla cittadinanza una novità che vedrà presto la luce: l’installazione di semafori cosiddetti “intelligenti” in alcuni punti cruciali della viabilità cittadina! Il primo dei quali, in via sperimentale, nei prossimi mesi sarà installato sul Lungomare Nord, all’altezza della nave di Cascella, dove a causa del consistente attraversamento pedonale, il traffico subisce forti rallentamenti. Grazie alla partnership di Pescara Energia, con una spesa inferiore ai cinquantamila euro, sistemeremo l’intera zona rivierasca e ne sistemeremo anche uno all’uscita della stazione ferroviaria, dove c’è il by-pass pedonale che conduce al centro della città. Grazie a dei rilevatori in rame (le cosiddette “spire”) sarà possibile anche quantificare il transito e così il semaforo si regolerà di conseguenza. Sarà una grande innovazione per Pescara.

Ancora in tema di rotonde, il sottoscritto, con un articolo datato 21/01/2015, denunciò la pericolosità di quella realizzata in Piazza Unione, caratterizzata dallo scomodo transito per i pedoni, i quali, anziché utilizzare le strisce, si arrischiano ad attraversarla passando davanti all’uscita dell’asse attrezzato e dell’imbocco auto verso il lungo fiume. Fortunatamente finora nessuno è stato ancora investito, ma come mai la Polizia Municipale non interviene per multare e far rispettare il corretto transito pedonale?

Purtroppo tante persone sono davvero indisciplinate e preferiscono arrischiare la propria incolumità invece di percorrere qualche decina di metri in più. Ero chiaramente a conoscenza di questa situazione e ho pensato di risolverla con delle transenne, ovvero barriere intorno al marciapiede, magari anche sponsorizzate, in modo da ottenerle a costo zero. Queste obbligheranno i passanti ad utilizzare l’attraversamento pedonale. Aggiungo che proprio a partire da questa rotatoria, la quale sarà “sfondata” al centro, è previsto un importante progetto, che vedrà la luce già nei prossimi mesi: abbiamo a disposizione un milione e trecentomila euro per rivoluzionare letteralmente Viale Marconi e creare un percorso dedicato ai mezzi pubblici elettrici.

L’ultima domanda sull’argomento riguarda Corso Vittorio Emanuele. Dopo averlo riqualificato e reso pedonale è stato riaperto al transito dei mezzi, un’assurdità per molti. Inoltre sappiamo che per mancanza di fondi i lavori terminarono all’altezza di Via Genova, mentre sarebbero dovuti proseguire fino a Via Venezia. Saranno completati, oppure no?

La precedente amministrazione ha completamente ignorato, quasi abbandonato, corso Vittorio Emanuele, come se fosse figlio di un Dio minore. Nessuna forma di più elementare manutenzione è stata predisposta, durante il quinquennio di Alessandrini. L’eventuale e auspicato completamento dei lavori, a suo tempo interrotti, è legato a filo doppio con la messa in funzione della filovia prevista sulla Strada Parco e il prosieguo, come ho detto prima, su Viale Marconi.

Cambiamo completamente discorso e, da tifoso del Pescara, le chiediamo un parere in merito alle vicende del Delfino, sia per quanto concerne l’attuale stagione, sia per la gestione societaria di Daniele Sebastiani, sempre più inviso dall’ambiente.

Sebastiani ha un grandissimo vantaggio rispetto a tanti altri presidenti di calcio in Italia: l’assenza di reali alternative sul territorio. Secondo me se ci fossero lui non escluderebbe di vendere. Sicuramente al giorno d’oggi occuparsi di calcio non è semplice e lui ne è diventato uno dei massimi esperti, almeno a livello di serie B. I risultati finora raggiunti ci dicono che il Pescara non ha mai avuto un punto di penalizzazione, nessuna squalifica e ogni anno si è potuto regolarmente iscrivere. Gli si contesta di vendere ogni anno gli elementi migliori, ma d’altronde una società di provincia non può permettersi altro, visto che lui non ha capitali da mettere in campo. Al netto di ciò, quest’anno la squadra non la vedo bene, perché sono partite le due migliori pedine, Brugman e Mancuso, mentre i due sostituti, Palmiero e Tumminello, si sono già infortunati. L’allenatore, poi, mi pare troppo inesperto, non vedo sapienza tattica: se passa il concetto che chi vince un campionato di Primavera 2, poi può subito allenare in B, allora, tanto per citare un personaggio locale, Cetteo Di Mascio, il maestro delle squadre primavera, avrebbe potuto allenare il Real Madrid! A me Pillon piaceva molto, perché lo considero un gran signore, avrebbe meritato un trattamento diverso e, se le cose dovessero proseguire così male, non escludo sarà richiamato.

Fabio Rosica

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