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Davide Buccheri: il crollo dei mercati emergenti

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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I mercati emergenti sono diventati sempre più una parte integrante dell’economia mondiale, soprattutto dopo la crisi finanziaria.

Le performance sorprendenti dei cosiddetti BRIC, ovvero Brasile, Russia, India e Cina, hanno spesso funzionato da motore per l’economia globale, in un periodo in cui la maggior parte dei paesi sviluppati hanno avuto tassi di crescita modesti.

La situazione sembra però essere cambiata recentemente, almeno secondo Davide Buccheri. Davide Buccheri è un esperto di mercati di capitali, con esperienza pregressa nella City of London.

“Ci sono una serie di fattori in gioco qui. Da un lato le sanzioni sulla Russia hanno sicuramente decimato la loro economia. L’India ha sofferto una forte concorrenza da parte della Cina. La Cina a sua volta sembra star rallentando. Il Brasile è poi probabilmente il paese più in difficoltà del gruppo. Da un punto di vista amministrativo, non si è dimostrato in grado di intraprendere le riforme necessarie per la crescita. Inoltre, il Brazil Real [la moneta brasiliana] ha subito forti oscillazioni nei confronti del dollaro recentemente. Questo è assai preoccupante, specialmente se consideriamo che al momento attuale la Fed sta conducendo una politica espansiva, che dovrebbe indebolire il dollaro.”

“Il fattore più preoccupante di tutti è però la guerra tariffaria.”

“E’ chiaro come molte delle misure ideate dall’amministrazione Americana abbiano come obiettivo proprio questi mercati, che sono visti dagli Americani come concorrenti sleali, per via dei loro minori costi di produzione.”

“I risultati si sono certamente visti. Se guardiamo ai volumi di esportazioni di questi paesi infatti possiamo vedere come siano crollati a livelli simili a quelli che abbiamo osservato nel corso dello scoppio della tech bubble nel 2001 - 2002. Questo ha poi ovviamente ramificazioni in tutto il commercio mondiale, in quanto un aumento dei costi delle materie prime in alcuni paesi si ripercuoterà a catena su tutti gli altri paesi con cui commercia. Questo andrà a causare pressione sui margini operativi e una depressione delle valutazioni azionarie su scala internazionale nel medio termine.”

“Non credo ci sia ancora da preoccuparsi in termini di recessione, in quanto non vedo un chiaro catalista al momento. Ma con tutte le notizie importanti che usciranno nei prossimi mesi, c’è sicuramente da tenere gli occhi aperti.

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