Obesità infantile, un fenomeno molto sottovalutato

Se ne parla da anni ma i casi aumentano

| di Elena Prizzi
| Categoria: Attualità
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I bambini mangiano ciò che i genitori gli danno. Questo è il dato di partenza del problema obesità.
Chi occorre educare per primi, quindi, sono i genitori, spesso propensi ad acquisti alimentari sbagliati, per mancanza di tempo in cucina, per pigrizia, per economicità, per assecondare i desideri dei figli e per non conoscenza delle conseguenze nutrizionali.
Quali siano gli effetti di un’alimentazione non sana, lo  hanno voluto raccontare ancora una volta, il Professore Alberto Di Censo, docente di Sc. Motorie e titolare della palestra Incontro di Montesilvano, il noto nutrizionista Dott. Claudio Patacca ed il giornalista Rai Gianfranco Mazzoni, appassionato di sport e salute. L’esigenza di organizzare una conferenza su un tema che dovrebbe essere a tutti noto, nasce dalla prese di coscienza degli ultimi dati europei, che mostrano l’Italia al primo posto per il numero di bambini in sovrappeso, con dei picchi nelle regioni  Campania, Puglia e Sicilia. Ciò che si deve abbattere è la non cultura del vivere sano, il riproporsi di padre in figlio di insane abitudini culinarie, che arrecano danni cardiocircolatori, respiratori e disfunzionali alle fasce più giovani della popolazione. Si mangia troppo, male e troppo condito.
L’obesità è la causa più prevedibile di morte al mondo, numerosi sono i tumori che derivano dalla cattiva alimentazione ed i costi sanitari di gestione degli ammalati sono  sempre più elevati. Basti pensare che il diabete di secondo tipo, una volta presente solo nella popolazione anziana, oggi è il primo riscontrabile tra gli adolescenti. Sotto accusa sono le innumerevoli bibite zuccherate, la sregolatezza dei pasti, il consumo di alimenti ipercalorici ma non nutrienti, l’abitudine a saltare la colazione al mattino, l’abuso di merendine e pasti già pronti, nonché la poca attività fisica.
Come ricorda il nutrizionista Claudio Patacca “ l’obesità infantile è un problema di tutto il nucleo familiare. Chi deve cambiare l’approccio al cibo sono i genitori, che somministrano alimenti sbagliati ai propri figli. Un’alimentazione sana deve prevedere il 55% di carboidrati, il 25% di grassi ed un 10-15% di proteine”.
Da parte di tutti gli intervenuti c’è stato il forte richiamo all’informazione, alla presa di coscienza di cosa si mette nel carrello della spesa, all’attenta lettura delle etichette alimentari, evitando prodotti ricchi di zuccheri o dolcificanti, di grassi idrogenati e di oli non salubri, di frutta inscatolata non di stagione potenzialmente trattata, di grassi saturi e di alimenti già pronti, alterati con agenti chimici.
Serve dunque un consumatore consapevole, non uno succube delle pubblicità,che osserva le calorie ma non le proprietà nutrizionali, che si lascia affascinare dalle immagini e non legge le etichette.
I relatori inoltre, hanno tracciato con pragmaticità le conseguenze anche comportamentali dei ragazzi obesi o aventi delle diete squilibrate, la loro irritabilità, l’incapacità di concentrarsi a lungo, di sentirsi accettati, di integrarsi con i coetanei.
Non servono quindi genitori buonisti, superficiali, pronti a soddisfare le voglie dei figli, servono piuttosto genitori coscienti, informati, realmente adulti ed attenti alla salute psicofisica dei loro bambini.
Oggi, pertanto, dovremmo nutrirci tutti di conoscenza e di presa di coscienza delle proprietà nutrizionali degli alimenti che veramente vogliamo sulle nostre tavole.

Elena Prizzi

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