#FLA2014: Aldo Cazzullo presenta "La guerra dei nostri nonni"

Quando il senso patrio fa vincere qualunque difficoltà

| di Elena Prizzi
| Categoria: Attualità
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La storia dell’Italia emoziona sempre, rileggere i sentimenti, le vicende dei nostri nonni e bisnonni risveglia un senso di appartenenza profondo per questa nazione, teatro, non troppi anni fa, di battaglie e sacrifici umani immensi.
Aldo Cazzullo ha saputo emozionare profondamente la gremita sala Petruzzi di Pescara, concentrata ad ascoltare le lettere di tanti fanti, che dal fronte della Prima Guerra Mondiale scrivevano alle loro famiglie le giornate di guerra. Racconti struggenti, carichi di amore per la vita, per la patria, per gli affetti più cari, per i colleghi e per le sorti di una nazione, da pochi anni unita. Sentimenti e storie raccolte nei diari di guerra del museo di Rovereto ed egregiamente interpretati nelle letture dall’attore Domenico Galasso.
Sentimenti che sembrano lontani dalla nostra frenetica quotidianità del 2000, ma che in realtà sono patrimonio di tutte le nostre famiglie.
L’atrocità della guerra fu la prima grande prova della giovane Italia, di questi italiani chiamati al fronte da tutte le regioni e per la prima volta con la stessa uniforme, a difesa della patria comune. I poeti del tempo che parteciparono al conflitto, come Ungaretti, Gadda e D’Annunzio, evidenziarono l’elevato spirito delle truppe ed il forte senso nazionalistico che unì i giovani italiani. Molti gli ideali, forti i valori ed i sogni di nazione.
Il conflitto fu devastante, morirono 650mila connazionali, le donne entrarono in modo prorompente nella storia, aiutando in modo decisivo la vittoria dell’Italia. Sostituirono gli uomini al fronte in tutte le attività lavorative, divennero inoltre inviate di guerra, portatrici d’armi, spie, infermiere, postine, autiste, iniziarono a fumare e a bere, nonché a scioperare. Si aprì una nuova era per l’emancipazione femminile, le donne si tolsero i corpetti a favore di abiti più comodi, si tagliarono i capelli, in duemila si iscrissero all’università, rivendicando le loro qualità. A loro fu concessa per la prima volta nella storia la capacità giuridica, riconosciuta legalmente solo nel 1919.
Queste stesse donne furono però anche le vittime di abusi tremendi, di violenze inaudite, numerosi furono i figli illegittimi della guerra. A Portogruaro aprì un orfanotrofio per i bambini nati dagli abusi, affinché le donne potessero lasciarli lì, essendo ripudiati dai mariti legittimi delle tante vittime. Solo cinquantanove mamme riuscirono a far accettare questi figli della violenza ai loro mariti, salvandoli dall’abbandono dell’orfanotrofio. Tanta quindi la sofferenza femminile e maschile, numerosi i casi di  matti di guerra, giovani ragazzi impazziti davanti alle atrocità del fronte ed alle barbarie viste. I traumi della guerra, quelle generazioni li hanno custoditi nei loro cuori e se ripensiamo ai nostri nonni e bisnonni ne riscopriamo il valore umano. Tutti volevano l’Italia, tutti sognavano l’unità e la voglia di essere finalmente un unico popolo. In tanti triestini e trentini disertarono dalle fila austriache per passare sul fronte italiano per portare avanti con orgoglio il tricolore.
Simbolo dello strazio della guerra, delle deportazioni, delle violenze, delle privazioni e delle vite spezzate è il milite ignoto, monumento voluto per ricordare l’abnorme sacrificio umano dei primi italiani. La madre del fante Antonio Bergamas, morto al fronte e disperso, scelse una bara tra le dieci presenti di giovani fanti non identificati, come simbolo di tutti i morti della grande guerra. Ora anche lei riposa dal 1953 ad Aquileia, vicino ai restanti militi ignoti, che donarono la loro vita per la patria.
Aldo Cazzullo quindi ci invita a riflettere sulla nostra storia, a riappropriarcene, a riscoprire le vicende dei nostri familiari e a contattarlo per arricchire il suo libro di storie vere. “ Il legame con l’Italia, con la nostra terra, è più solido di quanto noi si creda, è quello con lo stato che è debole” sottolinea Cazzullo “dentro di noi è vivo il senso di patria e sta a noi riaccenderlo, perché ogni generazione ha la sua guerra da combattere”.

Elena Prizzi

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