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#FLA2014 - La bici sta al palo

Cronaca ciclistica dal Festival delle letterature dell'Adriatico

| di Giancarlo Odoardi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Pescara - Avrò percorso quasi 40 km, parcheggiando la mia bici ai pali più disparati, per partecipare alle tre giornate della 12° edizione del Festival delle Letterature dell’Adriatico, che si è da poco concluso. Non potevo che utilizzare questo mezzo di locomozione per seguire i tre incontri dedicati alla bicicletta.

Alessandro Ricci, titolare di “Borracce di Poesia”, ormai una famosa storia letteraria di quartine in rima dedicate alle due ruote a pedali, ha scelto e presentato  libri e autori incorniciandoli in una curiosa sequenza "dorsale" di titoli che alla fine suonava così: “La voce dei libri” … “Salva i ciclisti” e “Una bella bici che va” … “Più bici più piaci”, rispettivamente di Matteo Eremo, Pietro Pani, Isabella Borghese, Paolo Pinzuti e Federico Del Prete.

Nelle sale sempre piene del Circolo Aternino, all’interno di una rigorosa cadenza oraria, si sono avvicendati sul palchetto i diversi autori. Ecco com’è andata.

Isabella Borghese, giovane ragazza dai capelli lunghi diluiti in un abito nero, rossetto e occhiali in bella evidenza,scrive della sua Roma nella raccolta “Una bella bici che va”, di come sia pericolosa per le bici, per via dei san pietrini su cui, se piove, si va di lungo. Anche per questo dice di aver ceduto per dieci lunghi anni alle lusinghe della moto. Nonostante tutto, a Roma di ciclisti adesso se ne vedono tanti, stimolati forse anche dalle ricorrenti incursioni di Salvaiciclisti e Critical Mass e da una voglia crescente e diffusa dei giovani di riappropriarsi degli spazi, anche di quelli sotterranei della capitale, dove sulla metropolitana non è difficile incontrare fior di professionisti con le loro Brompton. Di fianco passa un ragazzo che si dirige verso Isabella con in mano un mazzo di fuori: un modo gentile per dire che l’ora è finita.

Paolo Pinzuti, praticamente uno scrittore che vive dentro Tweetter, siede sul palchetto con a fianco Alessandro. Alle loro spalle due sedie vuote su sui si accomoderanno solo a metà conferenza. Paolo parte con alcuni sondaggi tra i presenti, con esito scontato, sull’uso della bici e va avanti a suon di dati: dopo Coppi e Bartali arriva la Vespa, poi la mitica 500, le auto riempiono le città, oggi in Italia ci sono 60 auto per cento persone, ogni persona perde tre giorni al mese per trovare parcheggio, i costi mensili dell'auto arrivano a 5.000,00 euro all’anno, i tre settori produttivi che più fanno fatturato al mondo sono: petrolio e gas, assicurazioni e auto, racconta dell’austerity del 1973, delle domeniche a piedi, e di quale strada scelse l’Olanda per uscire dalla crisi: quella della bici. Noi l’auto! Ha tempo per parlare anche del suo libro, una carrellata di 25 ciclisti con identikit e relativo nome scientifico, con tanto di genere e specie, perché ognuno di noi appartiene, nelle sue fissazioni, nelle sue abitudini, sicuramente ad una famiglia, ad una classe, ad un ordine. Bici sistematica!

Matteo Eremo, quello del Giro d’Italia in 80 librerie, incappa subito nella impicciosa domanda di Alessandro: “Ma come vi è venuto in mente di accoppiare le due cose?” Da dentro una mise anni settanta di baffi, barba, capelli quasi caschetto e jeans Matteo replica con una convincente immagine: “Sia le bici che i libri sono mezzi di trasporto”. Come per andare in bici, anche per leggere è impossibile essere fruitori passivi: bisogna essere soggetti attivi, che prendono decisioni. E allora perché non farlo testimoniare da chi scrive facendolo andare in bici? Si reclutano allora scrittori noti, facendoli pedalare per 40 km e poi facendo loro presentare i libri, in qualsiasi posto: dalle librerie, alla piazza, fino alla spiaggia. Un modo nuovo di organizzare eventi per far avvicinare le persone alla lettura. Ha funzionato. Rimane però la constatazione che, almeno in Italia, a leggere siano sempre meno persone. Certo che detto in una rassegna letteraria con sale sempre piene … non torna. Ma meglio così.

Ultimo giorno, ultimo appuntamento. Si torna a casa. Soddisfatto. Ma con una piccola punta di amarezza. Mentre libero la bici dalla catena e mi guardo intorno penso: “Ma con tre incontri dedicati alla bicicletta, l’idea di mettere qualche stallo, qualche rastrelliera in giro, no?” In Via delle Caserme tutte le bici sono appiccicate alla ringhiera di accesso pedonale alla sala convegni. In Piazza Garibaldi tutti i pali sono orlati da bici. Insomma, un festival della letteratura amico delle bici solo a parole, a lettere, a libri, ma distratto verso la fisicità del mezzo di locomozione.

Intendiamoci, il FLA di per se non c'entra niente, ma la riflessione va comunque fatta. In certi Paesi europei le biblioteche sono ostaggio delle biciclette, che ne occupano l'intera piazza antistante e i dintorni. Da noi la Biblioteca provinciale ospita solo 16 stalli per bici, mentre quella del Centro Servizi Culturali ... nessuno. Tutto torna, allora.

Ma allora, se la bici nell'evento culturale prossimo venturo deve stare maritata al palo, anche per qualche remota ragione comunicativa divisa tra viaggi e avventure, bė, allora che matrimonio sia. Però al prossimo festival, come dice il comico: “Cchiù palu pe’ tutti".

Giancarlo Odoardi

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