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“La glaciazione”, dalla finzione alla realtà

Come uno spettacolo può cambiarvi la vita, tra sorrisi e pianti

| di Francesca Di Giovanni
| Categoria: Musica e Spettacolo | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“La glaciazione” è stata definita dai suoi creatori una “commedia assurda dal retrogusto amaro”, descrizione di per sé insolita che disorienta fintanto chi è avvezzo al mondo del teatro, e lascia navigare in un limbo di incomprensione tutti gli altri. Eppure, basta attendere l’apertura del simbolico tendone rosso per cominciare un’avventura che toglierà ogni dubbio sorto ed anche qualcuno di più.

Lo spettacolo è già in atto mentre ci si affretta a prender posto, ma non a causa di un anticipo sulla tabella di marcia: luci soffuse ed un dondolio costante servono a far immergere già da subito gli spettatori in un contesto tanto inconsueto quanto famigliare, che farà dimenticare il tempo che passa tra una risata ed una lacrima. Ci troviamo in un futuro non troppo lontano dove gli scenari si sono ribaltati e, a causa di un’imminente era glaciale, la splendida Italia è diventata inospitale e l’unica speranza di salvezza è raggiungere i paesi un tempo aridi e disagiati. I 4 protagonisti si trovano su di una zattera che galleggia nell’oceano, con la speranza di raggiungere al più presto la lontana Africa, dove ognuno di loro anela ad una vita migliore. La convivenza su 2 tavole di legno senza possibilità di fuga non è facile, ma tra una lite ed una presa in giro esce la vera natura di ognuno di loro; la personalità, le debolezze, i sogni ed i ricordi di un passato che è appena dietro l’angolo e che si fa fatica ad abbandonare. I temi discussi sono tra i più svariati, dalla musica, in cui regna indiscusso il mare (“Into the sea”, “Yellow submarine”, “Finché la barca va”), alla politica, con una perenne nota critica, dall’affermazione professionale ad hobby e passatempi. Ogni argomento è trattato con grande ironia e, nonostante la sottigliezza con cui vengono citati i gravi drammi che affliggono la nostra società moderna, non si perde mai il sorriso sulle labbra (seppur spesso amaro).

Il filo conduttore dello spettacolo è l’immigrazione, che i ragazzi dell’Aware Teatro sono riusciti ad alleggerire e rendere di facile comprensione anche alle personalità più ostili. Lo spettatore si concentra sullo scambio di battute divertenti, ma lentamente viene avvolto dall’angoscia che potrebbe provare se si trovasse costretto ad abbandonare all’improvviso la propria terra natia, con scarsità di provviste per sopravvivere e senza alcuna certezze sul proprio futuro. Dopo aver percorso la lunga traversata con loro, condiviso ricordi e flashback, si impatta su di un finale drammatico che lascia senza fiato e costringe ad una profonda riflessione.

Ognuno di noi dà per scontato tutto ciò che ha, spesso disdegnandolo, senza rendersi conto che ogni piccola cosa è un bene prezioso e potrebbe venire a mancare da un momento all’altro. Le serate in piazza con gli amici, lo zapping sul divano, un film al cinema con i propri cari, ma anche la solita minestra scaldata… Siamo un popolo che fa fatica a spostarsi da una regione all’altra, si fa mandare “il pacco da casa” quando si trasferisce fuori e torna in vacanza lì dove ha trascorso i migliori anni da universitario, riusciremo mai ad affrontare quello che molti altri popoli stanno già facendo da tempo? Lasciatevi cullare dalle onde del palcoscenico e trasportare dal vento del teatro, non negatevi il sopraggiungere dei ricordi di gioventù e il sorgere dei sogni più stravaganti, col tempo troverete la risposta a tutti i quesiti (e colmerete il desiderio di rivedere tutti i film di Bud Spencer e Terence Hill che vi hanno segnato l’infanzia).

 

Leggi il comunicato stampa dello spettacolo a Penne.

Francesca Di Giovanni

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