Il Lunedì del Delfino

Il gioco non decolla, c'è tanto, forse troppo, da lavorare

| di Fabio Rosica
| Categoria: Sport
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Al di là dell’alternanza nei risultati, ciò che maggiormente preoccupa e indispettisce la tifoseria, certamente è la quasi totale assenza di quel gioco, che una squadra allenata da Zeman, dovrebbe produrre. In maniera molto telegrafica e sintetica, possiamo affermare che questo Delfino proprio non piace.

Ieri, nella gara malauguratamente persa in casa contro il Cittadella, mancava il giocatore più in forma, Christian Capone, ma guarda caso, il suo sostituto, Ahmad Benali, è stato alla fine il migliore dei suoi. E’ la mentalità, l’impegno atletico, che sembrano latitare. Di conseguenza gli schemi impartiti dal Mister non hanno possibilità alcuna di essere messi in pratica con positività di risultati.

Sui singoli potremmo scrivere molto, ma solo chi guida la squadra può sapere il perché di certe scelte. E’ palese che il boemo stia insistendo su alcuni elementi piuttosto che altri, sebbene gli esiti non giustifichino le sue preferenze. Il perché lo faccia, potrebbe avere più di una risposta. Di certo siamo ancora ai preludi della stagione e anche lui ha giustamente bisogno di schiarirsi le idee. Come abbiamo più volte rilevato, la Rosa a disposizione non è composta di molti atleti affini al gioco che predica e sta sicuramente di necessità, cercando di fare virtù. Il che implica dei rischi e dei fallimenti, logiche conseguenze da affrontare prima di riuscire a trovare una “quadra”. Ci sono poi da considerare alcune esigenze societarie, che di sicuro il tecnico non può fare a meno di ignorare. Il calcio moderno è forse diventato eccessivamente trasversale nelle sue regole operative. A volte sembra davvero che i novanta minuti di gioco non siano la faccenda più importante da sbrigare e su cui discutere e commentare. Giusto o sbagliato che sia, in ogni caso è così. Bisogna dare atto a Zeman, nonostante la non più giovane età, di essere riuscito a calarsi bene in questo scomodo ruolo di “manager”, lontano dagli stereotipi dell’allenatore di un tempo. I risultati, a volte negativi, sono pertanto una logica conseguenza di queste nuove situazioni, davvero difficili da gestire, in un contesto come quello pescarese, dove la tifoseria, giustamente esigente, non ti concede molto tempo per correggere gli errori.

Infortuni permettendo, in difesa pare non si possa fare a meno del duo di centrali, Bovo e Coda. L’assenza di quest’ultimo è sembrata decisiva nel corso della prima frazione di gioco. Evidentemente la loro esperienza infonde serenità a tutto lo schieramento, mentre Fornasier, ieri in campo al posto dell’influenzato centrale toscano, ci ha messo appunto un tempo per entrare in sintonia con il già rodato compagno di reparto. Il risultato finale è anche la conseguenza della scarsa solidità iniziale. Centrocampo e attacco meriterebbero approfonditi e lunghi discorsi a parte. Ci limiteremo a ricordare che anche in questo caso le assenze di alcuni potenziali titolari stanno pesando. Soprattutto, in avanti, sembra essersi già esaurita l’incredibile vivacità d’inizio campionato del capocannoniere biancazzurro, Stefano Pettinari, ormai a secco da un mese (l’ultima rete a Salerno il 16 settembre). Del Sole appare limitarsi al “compitino”, Ganz quando è chiamato in campo non riesce mai a incidere, Mancuso è assente dalla prima giornata per infortunio e l’ambiente inizia a essere preoccupato per la sua fragilità fisica. Una Rosa ampia solo in apparenza, quindi, con diversi doppioni e, per ora, poca sostanza. C’è parecchio da lavorare, tanto in termini tecnico-tattici, quanto in quelli atletici, senza dimenticare, a questo punto, anche quelli psicologici, giacché un po’ tutti i giocatori sembra non riescano a “coprire” mentalmente l’intero arco dei novanta minuti.

Prima di chiudere un doveroso ricordo al “mito” Aldo Biscardi, scomparso proprio ieri a 87 anni, da qualche tempo malato. Il suo Processo del Lunedì, inutile negarlo, ha ispirato, almeno nella terminologia, anche il nostro editoriale. La sua trasmissione, volutamente semi-seria e “caciarona”, ha avuto il merito di richiedere a gran voce, per decenni, la moviola in campo. Forse non è un caso se il buon Aldo, vinta finalmente la sua personalissima battaglia, con l’introduzione proprio da quest’anno della VAR, abbia deciso proprio ora di staccare la spina. Tante sono le sue frasi (vere e proprie gaffe), che sono entrate di diritto nel gergo ironico e scanzonato del pallone: dal “non parlate tutti insieme, al massimo tre o quattro alla volta”, passando per “abbiamo uno sgoop clamoroso”. Vogliamo, pertanto, ringraziarlo come avrebbe fatto lui nel suo inglese un po’ campano e un po’ maccheronico: “Denghiù Aldo!”.

Fabio Rosica

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