Il Lunedì del Delfino

Una sosta quanto mai propizia

| di Fabio Rosica
| Categoria: Sport
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Purtroppo ancora una volta siamo stati facili profeti, all’interno dello scorso editoriale, nell’ipotizzare enormi difficoltà offensive per il Delfino, in vista dell’anticipo di venerdì, contro il Cosenza. Anche l’immaginato “golletto” su calcio da fermo, unica concreta possibilità di segnare, era giunto puntuale, peccato che sia stato preceduto da un clamoroso errore del, fin qui, ottimo Fiorillo, che aveva consentito ai calabresi di portarsi temporaneamente in vantaggio. Alla fine ne è scaturito un pareggio più che giusto, ma che di certo non ha soddisfatto le aspettative e le ambizioni biancazzurre.

Ancora una volta il presidente Sebastiani, come ormai troppo spesso sta accadendo, ha immediatamente dichiarato, nel dopo partita, di non essersi affatto divertito. Come dargli torto? La noia ha spesso regnato sovrana, nel corso dei novanta e passa minuti di gioco. Ma d’altronde, fuori dai giochi i vari Brugman, Mancuso, per non parlare della grinta di Campagnaro in difesa, anche il folletto Marras si è presto fatto assimilare dal torpore del match, entrando nel poco invidiabile elenco degli insufficienti, sempre più numerosi, da un po’ di tempo a questa parte, salvo rare eccezioni.

La sosta di campionato, come ha con sollievo precisato anche Bepi Pillon, giunge quindi quanto mai opportuna. Troppi giocatori appaiono scarichi e deconcentrati, le assenze per infortuni e squalifiche si stanno facendo sentire in maniera importante e se per la promozione diretta forse ormai non ci sono più speranze, almeno i play off bisogna blindarli assolutamente. Il rischio di finire molto male una stagione che era iniziata con le migliori premesse, è davvero serio, sebbene tutt’altro che sorprendente, alla luce del (consueto) mercato di (mancata) riparazione, (non) operato da Daniele “plusvalenze” Sebastiani. Con una panchina piena zeppa di giocatori che oseremmo definire “inutili” alla causa biancazzurra e con pochi titolari davvero all’altezza della situazione, come più volte ribadito, l’allenatore ha, forse, fatto miracoli, fin qui. Complice una cadetteria lontanissima parente di quel campionato che, fino a pochi anni fa, sfornava in continuazione talenti per la Serie A e grazie anche un gioco sparagnino ed efficace, in grado di sfruttare la vena realizzativa del bomber Mancuso, il Pescara era riuscito ad imporsi fra le “grandi”. Se quindi il recente passato è sembrato, almeno in termini di risultati, più che roseo, il presente appare invece a tinte grigie, con il rischio di un futuro finale più nero di una notte buia.

In questo desolante contesto attuale, c’è pure chi ha il coraggio di chiedersi il perché di spalti sempre semi deserti. Solo chi non è avvezzo alle faccende pescaresi e al suo trascorso nelle mani dell’attuale presidenza, può rimanere stupito da un Adriatico così freddo, nonostante la squadra sia virtualmente in lotta per la promozione. Premesso che, come anche le pietre sanno, da queste parti ci si è abituati al dolce gusto di annate spettacolari, in termini non solo di risultati, ma anche e soprattutto di calcio giocato, come potrebbe mai innamorarsi, un simile pubblico, degli schemi utilitaristici ed essenziali del tecnico trevigiano? Forse nemmeno una posizione in graduatoria ancora migliore di questa, avrebbe portato le indimenticabili folle di tifosi, di galeoniana e zemaniana memoria, allo stadio. Perché il ricordo delle recenti, davvero pessime figure, fatte registrare negli ultimi due campionati disputati nella Massima Serie, sempre con l’attuale presidente al timone, non avrebbe comunque acceso le fantasie del popolo biancazzurro, ormai fin troppo sconsolatamente consapevole che per Sebastiani gli affari vengono molto, ma molto prima dei risultati sul campo. Non è infatti un caso, se in questi giorni, piuttosto che di calcio giocato, come ormai sempre più spesso accade a Pescara, si parli quasi esclusivamente della querelle societaria con (contro) Danilo Iannascoli.

Prima di chiudere, un doveroso omaggio a un’icona vivente del calcio nostrano e mondiale, Giovanni Trapattoni, che ieri ha spento ottanta candeline. Fra le sue tante frasi ad effetto, tanto divertenti quanto strampalate, che fanno ormai parte integrante dell’immaginario calcistico parlato, ne abbiamo estrapolata una, che può facilmente adattarsi al Delfino attuale: “Noi non abbiamo vie di mezzo: o stiamo sulla luna o andiamo nel pozzo”.

 

Fabio Rosica

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