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Marrocch e frus

| di Francesca Di Giovanni
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Un tuffo nel passato per Penne che ieri, sabato 12 settembre, ha assistito alla lavorazione del granturco come avveniva prima della diffusione dei moderni strumenti di mietitura. Una serata folkloristica intitolata "Marrocch e frus" organizzata dal gruppo locale dei Maccabbarri, che ha contribuito anche all’intrattenimento e all’accompagnamento musicale.
Un’ennesima giornata di svago e cultura per mano dei Maccabbarri, che dal 1990 organizzano manifestazioni folkloristiche, realizzano produzioni musicali caratteristiche e allietano l’intero Abbruzzo con canti e balli popolari. Questa volta hanno voluto incentrare l’attenzione su un antico mestiere, che col passare del tempo si è modificato a tal punto da adeguarsi ai sistemi utilizzati per i cereali simili. A differenza di questi ultimi, infatti, il mais veniva trattato con modalità differenti e intorno alla sua lavorazione si creavano dei contesti goliardici che consentivano di accostare alla fatica del lavoro il piacere del divertimento. Le pannocchie appena raccolte venivano portate all’interno di una casa dove ci si riuniva in gran numero, approfittando della scusa per banchettare, cantare e ballare fino all’ultimo chicco; si procedeva alla sbucciatura a mano, le foglie più belle venivano tenute da parte per costituirne dei giacigli (quando non c’era a disposizione la lana per i materassi) e i frutti venivano staccati con l’aiuto della zappa, per poi esser raccolti in contenitori e portati al mulino.  Ma avveniva anche dell’altro: il pretesto dell’impegno comune era un’occasione importante per fare la conoscenza di nuovi ragazzi e far sorgere nuovi amori. Da qui lo spunto di una canzone dei musicisti vestini, il cui titolo richiama il nome della manifestazione e il suo testo narra di scene comuni tra le quattro mura prescelte.
Decine di anni sono passati, ma ieri come allora, i presenti sono stati testimoni della semplicità e della spensieratezza che caratterizzano l’abruzzese in ogni sua azione. L’immancabile bicchiere di vino rosso, il “ddubbott” e splendide damigelle ornate a festa hanno fatto da contorno ai 4 contadini impegnati con le spighe. Il coro instancabile ha accompagnato la lavorazione dall’inizio alla fine e congiuntamente si sono svolte le danze tipiche di quei tempi, tra cui quelle complici della fioritura dell’amore, come ad esempio “La spallata”. Tante le curiosità raccontate sul palco, come ad esempio il gioco che dava la possibilità di rubare baci alla bella di turno nel caso in cui, svestendo la pannocchia, ne compariva una dai chicchi rosa e non gialli. Il pubblico incuriosito e divertito ha seguito ogni istante, per quanto l’età media rispecchiava la fetta di popolazione che con più probabilità era già a conoscenza di questo pezzo di storia campestre.

 

Francesca Di Giovanni

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