Grande città, piccoli amministratori

Arch. Giuseppe Di Giampietro
27/10/2017
Attualità
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  1. Pescara. Ancora una volta i politici locali dimostrano di non aver capito nulla di  come è cambiato il territorio, e sono distanti dal sentire della maggioranza dei cittadini che hanno votato SI al Referendum del 2014 per la creazione della grande città, primo nucleo di quell'area metropolitana pescarese che è ora una realtà economica, funzionale, territoriale, che solo i politici e gli apparati amministrativi non riescono a vedere.
  2. Forse i politici  attuali sono preoccupati di perdere il loro piccolo potere locale e non riescono a vedere le sfide che attendono la grande città del Medio Adriatico, che ha bisogno di infrastrutture, servizi, politiche all'altezza del ruolo che la attende.
  3. Qual è la vera dimensione del territorio l'hanno capito invece gli industriali (Unione Industriali Chieti-Pescara), i servizi di trasporto (GTM-TUA), alcuni consorzi di gestione (Camere di Commercio...), che già guardano alla prossima Chieti-Pescara da 350 mila abitanti, ed ovviamente l'hanno capito i cittadini che vivono,  lavorano, si spostano su questo territorio, percepito come unico e oggi  malgovernato, da rifondare con strutture,  servizi e governo all'altezza del suo ruolo.
  4. È ormai chiaro che la nuova città non potrà essere sancita, dal 01-01-2019,  solo dalla legge Regionale di D'Alfonso (progetto di Legge Regionale 206/2016) e dai consigli comunali attuali, e che bisognerà estendere la fase costituente e la formazione dei nuovi statuti alla partecipazione dei cittadini, degli operatori economici e delle forze sociali locali, che devono contribuire a scrivere lo statuto della nuova comunità. 

È chiaro anche che oltre a costituire la nuova grande città,  occorrerà rifondare una nuova classe dirigente, in grado di ascoltare e capire i cambiamenti in atto.

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