“Il centrodestra presenta un ordine del giorno urgente sul caos della Attiva Spa per chiedere al sindaco di convocare entro 30 giorni l’Assemblea straordinaria della società e procedere con la revoca dell’amministratore unico Massimo Papa, autore di tutti i problemi registrati sino a oggi. Il sindaco e la sua maggioranza portano avanti una melina insopportabile, di fatto non riconoscendo l’urgenza del provvedimento, e, così facendo, confermando alla città che il centrosinistra condivide la gestione Papa. Dunque vanno bene il mancato pagamento degli stipendi, il caos Tari e le assunzioni fatte a tre giorni da una sentenza della Corte d’Appello che ha buttato in mezzo alla strada 18 famiglie. Ovviamente ne prendiamo atto, aspettiamo di discutere il nostro ordine del giorno in coda alla prossima seduta del Consiglio e di vedere quali machiavelliche soluzioni la maggioranza tirerà fuori dal cilindro per contrastare la disperazione di quelle 18 famiglie”.
Lo ha detto il capogruppo di Forza Italia al Comune di Pescara Marcello Antonelli che stamane, come preannunciato giovedì scorso, ha presentato in Consiglio comunale l’ordine del giorno urgente per chiedere la revoca dell’Amministratore di Attiva Papa dopo la rissa sfiorata in Consiglio comunale per il mancato pagamento degli stipendi di febbraio, poi regolarmente versati.
“Come preannunciato – ha spiegato il Capogruppo Antonelli – ho depositato l’interrogazione urgente a firma di tutti i consiglieri di centrodestra in cui abbiamo ricordato che Attiva S.p.A. è una società a capitale sociale interamente di proprietà del Comune di Pescara che opera in house providing per la gestione integrata dei servizi di igiene ambientale e dei servizi cimiteriali. Dal giugno 2016 la società è retta da Massimo Papa, nominato dal Sindaco quale Amministratore Unico, ma nel corso degli ultimi mesi, in particolare in occasione della predisposizione del piano tariffario della TARI 2018, delle assunzioni a tempo determinato di operatori per il corrente anno e della gestione del contenzioso in materia di lavoro con alcuni dipendenti, è emersa, in tutta la sua evidenza, la totale inadeguatezza delle scelte di governo e delle conseguenti attività operative da parte della governance aziendale. Appena giovedì scorso abbiamo visto le conseguenze dell'errata impostazione fornita da Amministratore Unico e Direttore Generale nella vicenda delle assunzioni a tempo determinato operate a fine febbraio che, anzichè tendere alla contrattualizzazione a lungo termine dei titolari di posizione utile nella vigente graduatoria, al fine di recuperare integralmente le somme loro elargite da Attiva a seguito delle sentenza del Giudice del Lavoro di Pescara - sentenza riformata lo scorso 1 marzo dalla Corte d'Appello di L'Aquila - cioè solo qualche giorno dopo la formalizzazione dei provvedimenti assunzionali, ha appunto portato alla errata, oltre che inopportuna, decisione di escludere i lavoratori interessati dal ricorso. Tale scelta non è certo riconducibile alla buona e corretta gestione, perchè del tutto priva di razionalità, avendo determinato, quale conseguenza, anche il mancato pagamento dello stipendio maturato per il lavoro svolto a febbraio dai dipendenti in questione, quando, invece, sarebbe stata indiscutibilmente ottimale, sotto ogni profilo, la possibilità di spalmare sui 10 mesi di contrattualizzazione il recupero delle somme dovute dai lavoratori. La tensione sociale inevitabilmente scaturita da tali illogiche decisioni ha portato al rischio concreto di scontri e aggressioni nei confronti dei rappresentanti dell'Ente e della società, tali da impedire perfino lo svolgimento della seduta consiliare del 15 marzo scorso, e l'opera di mediazione svolta da Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale ha permesso di rivedere una parte delle scelte operate da Attiva, ma non ha risolto, nè poteva, la problematica complessiva determinata dai provvedimenti aziendali di fine febbraio che erano già stati abbondantemente censurati, poichè errati e quasi provocatori, da alcuni consiglieri comunali nel corso di una riunione della Commissione di Controllo e Garanzia, all'uopo convocata. A questo punto appare evidente lo scollamento intervenuto e il venir meno del cosiddetto pactum fiduciae tra proprietà, ovvero l’amministrazione comunale, e la governance aziendale su temi rilevanti e strategici, determinati in sostanza da scelte illogiche, immotivate e tali da prospettare un danno economico potenziale per la Società (e quindi per l'Ente), nonchè per la totale mancanza di comunicazioni e informazioni nel rapporto Attiva-Comune. Per queste ragioni abbiamo invitato il sindaco ‘a far convocare, entro trenta giorni, una assemblea straordinaria della società Attiva S.p.A. per procedere alla revoca, ai sensi dell'articolo 2383, comma 3 del Codice Civile e per le ragioni sopra espresse, dell'Amministratore Unico e alla nomina di un nuovo Amministratore’. Inspiegabilmente il documento ha subito trovato ostacoli in Consiglio comunale, tanto che per discuterne ho dovuto trasformare l’ordine del giorno in interrogazione, alla quale il sindaco non ha dato risposta e ha iniziato a fare melina, così come hanno fatto molti consiglieri di maggioranza che pure giovedì scorso, a fronte della protesta dei lavoratori di Attiva licenziati, non hanno risparmiato critiche feroci all’indirizzo della governance di Attiva, dichiarandosi pronti a firmare le dimissioni di Papa e che oggi invece hanno fatto retromarcia, arrivando addirittura a chiedermi la ‘cortesia’ di rinunciare all’ordine del giorno”. A quel punto il Capogruppo di Fratelli d’Italia Guerino Testa ha chiesto al Consiglio di tornare all’ordine del giorno, ma l’Assemblea non ritenendolo urgente, ne ha relegato la discussione in coda a tutti gli altri punti di discussione previsti in Consiglio. “Il significato di tale decisione è chiaro – ha sottolineato il Capogruppo Antonelli -: evidentemente il sindaco Alessandrini condivide le scelte operate dalla Governance di Attiva, evidentemente condivide le assunzioni strumentalmente formalizzate solo due giorni prima dello scontato pronunciamento della Corte d’Appello de L’Aquila e la gestione complessiva dell’azienda. Ne prendiamo atto, ma riporteremo il nostro documento in Consiglio mettendo il sindaco e tutta la sua amministrazione con le spalle al muro”.