Pescara ha festeggiato la Festa della Repubblica

Marco Alessandrini, sindaco di Pescara
02/06/2018
Attualità
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La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'annie che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

Ho voluto iniziare il mio intervento per la festa della nostra Repubblica con le parole di Piero Calamandrei perché la libertà è il valore che dà significato alla Festa della Repubblica.

Quando egli le scrisse l'Italia usciva da un periodo buio. Voleva rinascere, prima di dimenticare cos'era stato il fascismo, cos'era stata la guerra, cos'erano state le macerie che avevano frantumato la vita sociale, culturale, politica della nazione dopo il Risorgimento. Cos'era stata la vita senza la libertà.

Calamandrei parlò anche di una Costituzione incompleta, perché i padri costituenti vollero dare alla Repubblica nascente il compito di realizzare l'uguaglianza sociale, la parità dei diritti, l'allargamento della libertà che la Carta riconosceva ed esprimeva già quando è nata.

Tutto quello che siamo è scritto nella Costituzione che Calamandrei raccontò soprattutto ai giovani, perché ne divenissero testimoni, l'accogliessero nelle proprie vite, la difendessero, in modo che la Repubblica crescesse libera, uguale, con possibilità per tutti.

E così è stato per tanti anni.

Ed è così che dovrà essere da oggi in poi, quando, a maggior ragione dovremo scrivere nuove pagine per il futuro, tenendo bene a mente quelle del nostro passato, affinché gli errori, i periodi bui, le morti e il sangue che ci sono stati non si ripetano.

Io spero di cuore che la tutela del bene comune a cui la Costituzione anela in tutti i suoi articoli, diventi il nostro pasto quotidiano e alimenti i giovani che la incarnano con le proprie vite, perché da grandi ne diventeranno loro i motori. 

Io spero, soprattutto ora, con l'auspicio che la politica ritrovi i toni del dialogo e non dell'oltranza e dell'oltraggio, come abbiamo visto in questi convulsi giorni, che torni ad un ruolo popolare finalizzato all'interesse collettivo e non individuale, alla cooperazione e condivisione delle scelte che riguardano tutti.

Dobbiamo volgere lo sguardo a quanti hanno lavorato per la nostra Repubblica e ritrovarci nei loro occhi: sono nelle nostre famiglie, vivono accanto a noi o ci hanno consegnato il loro futuro ed è un patrimonio immenso questo, che merita memoria, rispetto e un domani di pace e prosperità per tutti.

Ringrazio i ragazzi di allora qui radunati e che fra poco premieremo, perché senza il loro coraggio e forse anche la loro avventatezza, di fronte alla difesa della patria che doveva nascere, forse noi oggi non saremmo l'Italia che siamo.

Ringrazio anche i ragazzi di oggi, presenti a questa cerimonia, che ad ogni occasione trovano parole toccanti e pensieri bellissimi, per ribadire che è necessario lavorare ancora per la nostra Italia e farlo insieme, fianco a fianco, nel solco di un cammino di oltre 70 anni che deve andare avanti aperto, inclusivo, europeo e pacifico.

Dobbiamo farlo allontanando l'eco dei periodi più bui di essa e di quel passato recente fatto di morte e di sopraffazione, che nessuno di noi può tornare davvero a volere e che nessun italiano merita.

Viva l'Italia, viva la Repubblica di tutti gli italiani!

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