Piantumato un albero di mimosa alla Di Marzio in ricordo di Chiara Tabore

Ufficio stampa Ipsias Di Marzio Michetti
09/04/2019
Attualità
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“Oggi Chiara avrebbe 29 anni, sarebbe diplomata da dieci anni in Servizi sociali, amava i bambini e sicuramente avrebbe almeno 2 o 3 figli. I suoi sogni, i suoi progetti si sono purtroppo infranti dieci anni fa, a 19 anni, due mesi prima del diploma, in un incidente stradale che l’ha strappata alla sua famiglia, ai compagni di scuola, e Chiara è diventata la mamma di centinaia di angeli oltre le nuvole. Attraverso il suo ricordo, diciamo a tutti i ragazzi che la vita è bella, straordinaria, e va protetta, non spingendo il piede sull’acceleratore quando guidiamo, e trovando il coraggio di non salire sull’auto se un amico ha bevuto troppo o ha assunto sostanze stupefacenti”.

È il messaggio lanciato stamane dal vicepreside dell’Istituto Professionale di Stato Ipsias ‘Di Marzio – Michetti’ Giuliano Natale e da Silvana Sanguedolce, la mamma di Chiara Taborre, la giovane studentessa deceduta esattamente il 9 aprile 2009, dieci anni fa, in un incidente e che oggi è stata ricordata dalla sua scuola con la piantumazione di un ‘Albero di Mimosa per Chiara’ nel giardino dell’Istituto. Presente Padre Egidio, il francescano della Basilica della Madonna dei Sette Dolori che dieci anni fa ha celebrato le esequie di Chiara, Paolo D’Onofrio, Presidente dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada, la famiglia di Chiara, con la zia Teresa Silvagni e la nonna, oltre alla mamma Silvana, tre compagne di classe della ragazza, Serena, Martina e Caterina e soprattutto tanti studenti dell’indirizzo Servizi Sociali, lo stesso frequentato dalla giovane.

Ad aprire la giornata è stata la piantumazione di un Albero di Mimosa dedicato a Chiara Taborre, donato dalla madre alla scuola, con la benedizione di Padre Egidio. Quindi la cerimonia si è spostata in Aula Magna per un evento dedicato alla sicurezza stradale. “Chiara – ha ricordato mamma Silvana – è morta alle 16 del 9 aprile 2009, un giovedì Santo, erano in cinque in macchina ed era uscita con gli amici per un giro sulla pista di go-kart, ma lei non è mai tornata a casa, aveva tanti progetti rimasti irrealizzati, ed è pensando a lei che oggi dico ai ragazzi che la vita è bella e non si può buttarla via morendo in strada, non è giusto”. A Padre Egidio il ricordo di Chiara nel nome di San Francesco “il Santo della letizia, della gioia, il Santo cui dobbiamo rifarci per andare controcorrente e sconfiggere la terza guerra mondiale che è già in atto e che sta cercando di distruggere la famiglia, i bambini”. “Quando ti muore un figlio – ha poi detto parlando agli studenti il Presidente D’Onofrio, anche lui papà di una giovane vittima, Marco, ucciso sulla lungofino il 5 agosto del 2000 – ti crolla il mondo addosso, il dolore è inimmaginabile. Da quel dolore i più forti trovano la forza per dedicare la propria esistenza a sensibilizzare gli altri ragazzi continuando a far vivere quei figli che non possiamo più abbracciare, veder crescere, ma con la convinzione che c’è qualcosa dopo la morte fisica. Ai ragazzi ricordo che siamo tutti legati in una rete, che ogni nostra azione coinvolge inevitabilmente tutti gli altri accanto a noi, e che una nostra leggerezza può essere causa di una tragedia causando tanto dolore. Ecco perché è fondamentale la prudenza quando si guida un’auto, è fondamentale usare il casco in moto, allacciare la cintura di sicurezza in auto, non bere e non assumere droghe. Ancora oggi, purtroppo, gli incidenti stradali causano 1 milione di morti l’anno, un’ecatombe che può finire semplicemente divenendo protagonisti della nostra vita, dimostrando senso di responsabilità, collegamdp sempre il cervello al proprio cuore”. E dopo la proiezione di alcuni video sul tema della sicurezza stradale, la parola alle compagne di scuola di Chiara: “Ho saputo dell’incidente appena un’oretta dopo l’accaduto ed era convinta fosse uno scherzo, non c’ho creduto fino al giorno dopo, quando ho visto Chiara ed era surreale, perché a 19 anni pensi che non debba mai accadere a te – ha detto Serena -. Chiara era l’amica che tutti vorrebbero accanto, piena di energia, meravigliosa, sono passati dieci anni, ma sembra ieri e continua a essere difficile da accettare”. E mentre Caterina ha ricordato Chiara come “un’esplosione di gioia”, Martina ha detto che “quell’incidente è stato il punto di svolta per tutti, quando abbiamo capito che è giusto divertirsi, ma bisogna sempre farlo con la testa sulle spalle, con prudenza. Per noi compagni di scuola la ferita resterà sempre aperta e il dolore sempre vivo”. A fine giornata il professor Natale ha riservato una sorpresa per la famiglia di Chiara Taborre, mostrando sotto la camicia la t-shirt fatta realizzare appositamente con il volto della giovane studentessa, regalandola anche alla mamma di Chiara.

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