Secondo un autorevole rapporto di AGCOM uscito fuori durante il corso del 2020, l’Abruzzo nel corso degli ultimi 5 anni ha visto la sua copertura in termini di connessioni internet degne di essere chiamate con questo nome più che raddoppiare. Pescara, da bravo capoluogo, è in cima alla lista delle città meglio messe da questo punto di vista.
Anche il livello di copertura della rete attraverso le tecnologie della FTTH è aumentato in maniera vertiginosa, raggiungendo il 16.5%, una cifra non molto distante da quanto ottenuto da regioni come l’Emilia Romagna.
Torniamo appunto a Pescara, città che risulta essere un perfetto esempio di come questo piano sia a buon punto: il capoluogo di regione è coperto all’87% dalla tecnologia FTTH con velocità di connessione fino a 2.5 Gb/s. Se una volta gli utilizzi per una simile quantità di banda erano di carattere militare/scientifico, al giorno d’oggi non è difficile capire cosa fare di tutta questa connessione.
Al giorno d’oggi infatti con simili velocità di connessioni gli impieghi anche casalinghi non mancano: i contenuti visivi in risoluzione 4K, ad esempio, sono all’ordine del giorno grazie alla diffusione di piattaforme come Netflix, Prime Video, Disney + e così via, mentre non mancano nemmeno le opportunità di sfruttare le poderose velocità di upload grazie a siti web come Twitch.
C’è un però che farà sicuramente storcere il naso a chi, coi servizi di streaming, ci armeggia da un po’: ogni tanto capita che i telefilm migliori non siano disponibili all’interno del proprio palinsesto nonostante siano già usciti. Se una volta però a risolvere questo problema arrivava la pirateria, con tutti i problemi annessi e connessi, al giorno d’oggi c’è un sistema più semplice da utilizzare.
Nel corso degli ultimi anni imponenti campagne pubblicitarie hanno sdoganato il termine VPN presso il grande pubblico, presentando questo servizio come la soluzione ad un sacco dei problemi che affliggono l’internet per come viene inteso oggi da grandi aziende e conglomerati.
VPN, reti virtuali private o virtual private network che dir si voglia possono essere utilizzate per abbattere i blocchi geografici, gli stessi che obbligano ogni utente a guardare un palinsesto differente in base alla regione dal quale ci si sta connettendo. Vediamo di scoprire qualcosa in più sull’argomento.
Perché esistono i blocchi regionali?
Al giorno d’oggi Internet non è esattamente il posto libero che ci immaginavamo una volta. Se una volta in rete era praticamente normale essere completamente anonimi, tra nickname e assenza di tecnologie per l’identificazione, al giorno d’oggi i sistemi riescono a richiamare la nazionalità di un utente sulla base del suo indirizzo IP.
Le tecnologie dietro questa pratica al giorno d’oggi sono presenti in praticamente tutti quei siti che vendono servizi o prodotti, solitamente all’interno di due pratiche differenti ma convergenti in un certo senso.
Se da una parte i blocchi geografici permettono ad i siti che vendono prodotti e servizi di limitare gli sprechi, offrendo soltanto prodotti potenzialmente interessanti agli utenti di una nazione, dall’altra parte ci sono i sistemi di dynamic pricing (gestione dinamica dei prezzi). Questi, in sostanza, cercano di adattare i prezzi dei prodotti/servizi in vendita al potere d’acquisto dell’utente; se questo è di una nazione “ricca” il prezzo sarà più alto, se invece la nazione è considerata “povera” il prezzo sarà più basso.
Usare una VPN per aggirare i blocchi regionali?
Come fa una VPN a oltrepassare i blocchi regionali che determinano chi può vedere i contenuti? Il funzionamento del servizio è molto semplice e si basa tutto quanto sul concetto di indirizzo IP. Questo è un codice numerico che viene utilizzato da tutti i dispositivi che si connettono ad internet per comunicare all’interno di una rete locale.
Quando uno si collega al server di una VPN quello che succede è che l’indirizzo IP del proprio dispositivo viene sostituito dall’indirizzo del server. In questo modo, oltre a guadagnare l’anonimato, l’utente modifica anche la propria posizione geografica in base a quella del server VPN scelto.
Se si vuole accedere ai contenuti americani di Netflix, ad esempio, basterà connettersi ad un server VPN posizionato in America; discorso identico si può fare per qualsiasi altro stato del mondo. Aziende come Surfshark (https://surfshark.com/it/) possiedono server VPN sparsi in tutto il mondo e, pertanto, assicurano una libertà di primissimo livello agli utenti che sottoscrivono un abbonamento.
A questa libertà va aggiunta anche un’altra interessante caratteristica: i server VPN sono solitamente dotati anche di potenti sistemi di crittografia che rendono il traffico illeggibile ad occhi esterni. In questo modo, oltre ad abbattere i blocchi regionali, si aggiunge anche un’altro interessante superpotere: una quasi invisibilità dell’utente ad occhi esterni.