Il prossimo 18 agosto prenderà il via il massimo campionato di calcio saudita, con la sensazione che si tratterà del torneo più competitivo di sempre per il Paese mediorientale. Vedendo anche le ultime statistiche del mondo delle scommesse, infatti, appare chiaro come nella prossima stagione ci saranno più squadre in corsa per il titolo. Un equilibrio dovuto soprattutto al predominio in questa sessione di calciomercato, legato in particolare a Pif, fondo sovrano saudita detentore delle società più potenti: Al-Nassr, Al-Ittihad, Al-Hilal e Al-Ahli.
A suon di colpi fantascientifici, questi club hanno contribuito alla crescita dell’appeal del calcio saudita all’estero. Specialmente in Europa, che ha visto un vero e proprio esodo di campioni alla volta delle destinazioni arabe. Le possibilità economiche degli sceicchi hanno convinto le stelle del Vecchio Continente a mollare campionati ben più competitivi, e il calcio italiano non fa certo eccezione. Nel difendere i nostri talenti dobbiamo guardarci da un nuovo, facoltoso avversario: impariamo a scoprirlo leggendo l’intervista a Andrea D’Amico. Il noto procuratore sportivo conosce bene la Saudi Pro League, avendovi portato nel 2019 uno degli ultimi calciatori italiani a sbarcare nel Medio Oriente, l’ex juventino Sebastian Giovinco.
Andrea D’Amico sul calcio italiano: “Livello molto più basso di una volta”
Interpellato da Fulvio Collovati a proposito del movimento calcistico italiano, D’Amico traccia un ritratto su “un momento che prima era di passaggio, ormai è più consolidato”. La Serie A è contraddistinta da “un livello molto più basso di una volta”, con il nostro mercato che “è diventato un ‘secondo’ mercato, dove vengono acquistati giocatori giovani, per essere valorizzati e poi ceduti ad acquirenti più importanti”.
Proprio i giovani sono uno dei più grandi rimpianti dell’agente: per questi ultimi “lo spazio è sempre molto poco”. I numeri non mentono: “Circa il 70% dei giocatori in Serie A sono stranieri. Per i giovani talenti è sempre più difficile avere la possibilità di giocare in prima squadra”. Riferendosi all’interlocutore, sul tetto del mondo con la Nazionale nel 1982, D’Amico usa una metafora per dar forza al proprio concetto. “Non c’è un ‘albero dei campioni’, dove uno va e stacca i Collovati, gli Scirea, i Vierchowod… voi che siete diventati campioni del mondo, e io ad esempio nel 2006 ho avuto la possibilità di lavorare con cinque campioni del mondo, avete avuto la possibilità di crescere, maturale e migliorare”.
“L’Italia il ‘supermercato’ dell’Arabia Saudita? Bisogna saper cavalcare il cambiamento”
Quasi a conferma della tesi di D’Amico uno dei pochi talenti azzurri rimasti in Serie A, Sandro Tonali, è appena stato ceduto al Newcastle. Guarda caso, il club inglese è controllato proprio dal fondo saudita. Che l’Italia, come sottolinea con una punta di preoccupazione Collovati, sia davvero destinata a diventare un “supermercato” saudita? Secondo il procuratore bisogna sfruttare la situazione per “cavalcare il cambiamento, e quindi gestirlo”.
“La preoccupazione fine a sé stessa non serve: non puoi competere con delle risorse così enormi. Sta avvenendo quello che è avvenuto prima in Russia e poi in Cina. La Cina è durata poco perché il governo è molto attento agli umori della gente. Quando la gente ha cominciato a lamentarsi di questi ingaggi stratosferici il governo ha tirato i remi in barca. Cosa che invece in Arabia Saudita non dovrebbe succedere: gli sceicchi hanno soldi da sperperare…”