Il Lunedì del Delfino

Dopo quattro stagioni cambia la categoria, ma non il resto

Fabio Rosica
25/08/2025
Sport
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Dopo due mesi e mezzo dall’ultimo editoriale, che chiudeva una stagione davvero incredibile, con un epilogo felice e leggendario, almeno in termini biancazzurri, eccoci ancora qui a raccontare le vicende di un Delfino spesso triste, ogni tanto gioioso, ma fortunatamente ancora vivo e vegeto.

L’ormai celebre “magia” dell’ex allenatore Silvio Baldini, in quanto tale, era riuscita a ribaltare ogni pronostico, contro qualsiasi logica, facendo credere ai fans del celebre burattino, di avere il diritto sacrosanto di potersi scagliare furiosamente contro chi aveva osato criticare il loro idolo dal lungo naso. Poiché, a parte la categoria, comunque inferiore a quella in cui l’uomo della pasta gli aveva lasciato il giocattolo, riteniamo che nulla sia cambiato e, finché questa resterà la società, che ormai da quasi tre lustri conosciamo, riteniamo utile riproporre un fondamentale passaggio, tratto proprio dal nostro pezzo che chiuse la passata stagione:

“… A proposito, come già abbiamo spesso scritto, alla luce dei previsti commenti di poco spessore culturale, sia sportivo sia umano, letti nelle ultime ore, ribadiamo che nell’animo di un singolo individuo possono tranquillamente albergare le due personalità del tifoso e del giornalista, purché restino sempre ben distinte fra loro. Chi non sa coglierne le differenze merita zero rispetto, ovvero lo stesso che sa dare. Il tifoso si arrabbia quando la squadra perde e urla di gioia quando vince, ma il giornalista, quello vero, non il semplice reggitore di microfoni o, peggio, quello non libero, come ci ha sempre insegnato il Maestro Gianni Lussoso, scrive a schiena dritta sempre ciò che accade, da cronista puro, dopo aver approfondito le notizie, che a volte, ebbene sì, possono essere non positive. Sull’ormai famoso carro del vincitore ci può salire, al limite, il tifoso, mai il vero giornalista, anche se, come detto, le due anime appartengono allo stesso corpo. A buon intenditore …”.

Mentre il buon Baldini, terminati in fretta e furia i festeggiamenti, decideva di farsi da parte, ben conscio che la magia, per quanto potente, non dura in eterno, in riva all’Adriatico si è accasato un nome nuovo, che spesso nel recente passato era già stato accostato al Delfino, senza mai però accordarsi, ovvero quello dell’ottimo Vincenzo Vivarini, abruzzese puro sangue, con il Pescara nel destino. Per l’obiettivo massimo prefissato di questa stagione, vale a dire una salvezza possibilmente tranquilla, a nostro sindacabile giudizio si è trattata della migliore scelta possibile. Anche l’inevitabile sconfitta casalinga nell’esordio di venerdì sera all’Adriatico con un Cesena di altro livello, ha mostrato comunque un’idea di gioco che, se avesse avuto giocatori di categoria da schierare, forse avrebbe consegnato almeno un pareggio ai tanti tifosi accorsi allo stadio.

A proposito dell’Adriatico, dopo diversi anni di discussioni in merito all’opportunità di costruire un nuovo impianto, poiché l’attuale, benché carico di ricordi, è ormai obsoleto e al limite del fatiscente, alla vigilia del campionato il nodo è venuto al pettine e la parziale chiusura della Tribuna, potrebbe essere solo l’inizio dell’ennesimo lungo calvario che il calcio pescarese dovrà trascinarsi per chissà quanto tempo. Il presidente ha minacciato di consegnare la squadra al comune o alla regione, in caso di eventuale, futura, inagibilità. Ci appuntiamo questa dichiarazione, vedremo cosa accadrà.

Con il mercato ancora in piena attività, che costringe chi non vuole o non può spendere nemmeno un euro, ad attendere i saldi delle ultimissime ore, non resta che affidarsi a qualche miracolo in stile baldiniano, per racimolare qualche punticino in queste prime giornate, sperando di non perdere troppo terreno dalle antagoniste alla salvezza, costringendo Brosco e compagni ad una faticosa e difficile rincorsa.

La seconda giornata vedrà il Pescara impegnato, sabato 30 agosto alle ore 19, in quel di Mantova. Per quanto prematuro, si tratta di un primo, ipotetico, scontro salvezza, giacché anche i lombardi, sconfitti pure loro, di misura, a Monza all’esordio, dovrebbero avere il medesimo obiettivo finale.

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