Lo Stadio Adriatico compie 70 anni

Inaugurato il 29 dicembre 1955 fu progettato da Luigi Piccinato

Francesco Spina
29/12/2025
Storia
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Il 29 dicembre 1955 veniva inaugurato lo Stadio Adriatico di Pescara, un’opera destinata a diventare molto più di un semplice impianto sportivo. A settant’anni di distanza, lo stadio rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città, un punto di riferimento urbano, architettonico e sociale che ha accompagnato intere generazioni di pescaresi.

Il nuovo stadio fu pensato per sostituire lo storico campo Rampigna che è comunque rimasto, per tantissimi altri anni, uno dei luoghi identitari del calcio per tanti pescaresi  che hanno giocato nelle serie minori.

Progettato dall’ingegnere Luigi Piccinato, uno dei maggiori urbanisti italiani del Novecento, lo Stadio Adriatico ha una struttura ovale (seguendo le linee dello Stadio Olimpico di Roma) e nasce in un momento di profonda trasformazione per Pescara.

La città, infatti, era uscita dalla guerra con ferite ancora evidenti (leggi qui l'articolo sui bombardamenti su Pescara del 1943) e stava ridisegnando il proprio assetto urbano e guardava con fiducia a un futuro di crescita. In questo contesto, la realizzazione di un grande impianto sportivo sul mare non fu una scelta casuale, ma parte di una visione più ampia che puntava a coniugare sport, spazi pubblici e qualità urbana.

Fin dall’inizio, lo stadio si distinse per la sua collocazione strategica: a ridosso del lungomare, immerso in un’area verde, pensato non come struttura isolata ma come luogo aperto alla città. Un’idea moderna per l’epoca, che anticipava concetti oggi centrali nell’urbanistica contemporanea. La capienza iniziale e la pista di atletica ne fecero subito un impianto polifunzionale, adatto ad accogliere non solo il calcio, ma anche grandi eventi sportivi e manifestazioni collettive.

Protagonista di 70 anni di eventi sportivi e non a Pescara

Nel corso dei decenni, lo Stadio Adriatico è stato testimone delle pagine più intense della storia sportiva pescarese.

Le promozioni, le retrocessioni, le partite memorabili del Pescara Calcio hanno scandito il tempo e alimentato un legame emotivo profondo tra la struttura e la tifoseria. Per molti pescaresi, lo stadio non è solo un luogo fisico, ma uno spazio della memoria: il primo ingresso sugli spalti da bambini, le domeniche vissute in famiglia, le emozioni condivise con migliaia di persone.

Ma la storia dell’Adriatico non si esaurisce nel calcio. L’impianto ha ospitato competizioni di atletica leggera, eventi nazionali e internazionali, concerti e appuntamenti che hanno segnato la vita culturale della città.

Nel 2009, con i Giochi del Mediterraneo, lo stadio è stato oggetto di un importante intervento di ristrutturazione che ne ha ridefinito il volto: la copertura della tribuna, l’adeguamento agli standard internazionali e la nuova denominazione in Stadio Adriatico “Giovanni Cornacchia”, in omaggio allo storico dirigente sportivo pescarese.

Questo passaggio ha segnato una nuova fase nella vita dell’impianto, confermandone il ruolo centrale nel panorama sportivo regionale. Allo stesso tempo, ha riaperto il dibattito sul futuro dello stadio, sulla sua piena valorizzazione e sull’equilibrio tra tutela della sua identità storica e necessità di innovazione. Un tema che, a settant’anni dall’inaugurazione, resta più che mai attuale.

Oggi lo Stadio Adriatico si trova al centro di una città profondamente cambiata rispetto al 1955. Il contesto urbano è cresciuto intorno a lui, trasformandolo in un punto di snodo tra sport, mare e spazi pubblici. La sua presenza continua a influenzare la percezione di quell’area della città, confermando come le grandi infrastrutture sportive possano diventare elementi identitari, capaci di raccontare l’evoluzione di una comunità.

Non solo cemento

Celebrarne i 70 anni significa quindi guardare oltre il calendario delle partite. Significa riconoscere il valore di un’opera che ha attraversato epoche diverse, adattandosi ai cambiamenti senza perdere il proprio significato originario. Lo Stadio Adriatico non è soltanto cemento e gradinate, ma un luogo che ha saputo raccogliere storie, emozioni e trasformazioni sociali, diventando parte integrante della memoria collettiva di Pescara.

Settant’anni dopo quel 29 dicembre 1955, l’Adriatico continua a essere un punto fermo nel paesaggio cittadino. Un impianto che racconta il passato, vive il presente e pone interrogativi sul futuro, confermandosi come uno dei simboli più autentici della città e della sua storia.

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