Ennesima disfatta per il Delfino, con i soliti, di media, due goal subiti. Per il Modena, tornato al successo dopo tre sconfitte consecutive, se non si è trattata di una passeggiata all’Adriatico, sicuramente nemmeno ha dovuto faticare più del dovuto. Ogni singolo duello in campo è stato nettamente appannaggio dei canarini emiliani, i quali, a differenza dei loro colleghi biancazzurri, non si devono preoccupare di conoscere il loro immediato destino, perché sanno che non saranno ceduti nel corso di questo mercato invernale, pertanto mentalmente liberi.
Che dire? Le solite cose ormai da quindici anni. La società fa cassa, (s)vende tutto ciò che nell’immediato risulta appetibile agli altri, prende letteralmente per i fondelli l’allenatore di turno, a cui erano stati assicurati i dovuti rinforzi, va alla ricerca di svincolati e lungo degenti che nessuno vuole e si vota alla buona sorte, che però, per logica, non può premiare ogni stagione chi la invoca come unica soluzione praticabile. I microfoni amici saranno sempre pronti a regalare le consuete litanie, cercando di convincere i tifosi che è già un miracolo riuscire ogni anno ad iscriversi, dimenticando volutamente di aggiungere che l’unico realmente interessato a proseguire in questo oscuro medioevo calcistico è lui, il padrone unico e incontrastato, mercante di professione e artista del palleggio di tacco.
Il Pescara, dopo il giro di boa, è praticamente con un piede in serie C e non tanto per l’ultimissima posizione in classifica o i punti che lo separano almeno dai play out, quanto per le prospettive attuali e la pochezza tecnica di una Rosa scarsa in quasi tutti i reparti, cui, a parte la mesta gara di ieri pomeriggio, non può certo bastare la buona volontà di chi era sceso finora in campo. Storie già viste e vissute, quelle delle immediate retrocessioni dopo promozioni miracolose, con la differenza che un tempo si scendeva dalla A alla B, mentre ormai il livello si è abbassato, per cui la casa dei biancazzurri sembra, di norma, essere diventata la C. Non ci vuole molto a profetizzare un futuro in cui potremmo essere costretti a scendere di un’altra categoria se il tumore che si è impossessato del Delfino non verrà estirpato quanto prima. Ci vorrebbe un chirurgo di quelli davvero bravi, però, capace di anestetizzare il male contro la sua volontà ed asportarlo senza remore e senza dubbi. Chissà, visto che ormai solo ai miracoli ci si può affidare da queste parti, magari potremmo contare su un ennesimo, speriamo.
Ci fermiamo qui, per evitare di riscrivere altre identiche questioni già abbondantemente esplicitate da anni e farci venire il sangue amaro oltre il dovuto. Ricordiamo solo, in chiusura, che il calendario propone, sabato prossimo, alle ore 15, la trasferta di Monza.