È diventato uno stillicidio, per il Delfino, questo finale di stagione, in cui colleziona pareggi senza riuscire più a vincere. Per sua fortuna la maggior parte delle avversarie sta facendo anche peggio, così da poter ancora essere padrone del proprio destino.
L’1-1 di sabato scorso contro la Juve Stabia ha un sapore dolce amaro, più il secondo del primo comunque, perché se da un lato segna la fine della prima lunga rincorsa, ovvero quella di riuscire a mettere temporaneamente tre squadre dietro in classifica (Bari, Reggiana e Spezia), dall’altro fa abbandonare definitivamente le residue speranze di raggiungere la salvezza diretta: nella migliore delle ipotesi ormai bisognerà passare attraverso i play out.
Se è vero che fino a un paio di mesi fa qualunque tifoso avrebbe firmato per poter raggiungere questo traguardo parziale, oggi lo guardiamo con occhi diversi. Primo perché se ci voltiamo indietro, davvero tante sono state le occasioni sprecate per vincerne almeno un paio di gare, poi pareggiate, che avrebbero significato la bellezza di ben quattro punti in più, ma soprattutto, in secondo luogo, perché il Pescara appare stanco: i primi caldi e la mancanza di una adeguata preparazione estiva, per la maggior parte dei titolari, non fanno ben sperare in vista delle ultime, decisive, sfide in chiave salvezza.
A questo punto fare pronostici è impensabile. Negli ultimi minuti di gioco accadono cose non consuete e i risultati si decidono spesso sui piani fortuiti e nervosi, piuttosto che su quelli tecnici e sportivi. Non resta, quindi, che incrociare le dita e augurarsi che gli Dei del calcio, sempre loro, ancora una volta decidano di puntare tutto sul biancazzurro, regalandoci una permanenza in serie B che, per magia (parola ormai di uso fin troppo comune da queste parti), equivarrebbe forse a quella della scorsa stagione.
Giorgio Gorgone non sembra più in grado di incidere, anzi, sempre più spesso i suoi cambi in corso gara indeboliscono l’undici in campo: Lorenzo Meazzi, ad esempio, ha smesso da parecchie settimane di risolvere le partite da subentrato. Anche il bomber Antonio Di Nardo, praticamente sempre presente da inizio stagione (e pensare che era stato acquistato per fare da riserva a Franck Tsadjout), non brilla più per continuità e nemmeno è plausibile pensare che davvero Insigne possa fare tutto da solo, come l’altro ieri, quando era riuscito con una magica punizione a portare momentaneamente in vantaggio i suoi, nel corso di una partita con pochi pericoli creati per la difesa stabiese.
Se il campionato fosse terminato oggi, dovremmo affrontare la doppia sfida salvezza contro l’Empoli e, tutto sommato, ci verrebbe voglia di pregare affinché fra centottanta minuti la classifica non possa cambiare.
Venerdì 1° maggio, fischio d’inizio ancora alle ore 15, ci attende la difficile trasferta di Padova, con i veneti che, fermi a quota quaranta, dopo la sconfitta a Chiavari per opera della Virtus Entella, nell’ultimo turno, necessitano di almeno un altro punto per poter dichiarare archiviata la stagione e, considerato l’ultimo turno da giocare a Cesena, con gli emiliani ancora in corsa per un posto nei play off, daranno il massimo per conquistarlo contro il Delfino. Un pareggio, quindi, potrebbe accontentare entrambe? Chiaramente dipenderà da cosa riusciranno a combinare le altre squadre coinvolte in questa pazza volata finale, ma sicuramente rimanderebbe ogni decisione all’ultima gara, quando all’Adriatico scenderà lo Spezia del pescarese Luca D’Angelo e lì, stavolta, sarà davvero un dentro o fuori, ma ne riparleremo lunedì prossimo.