È stato detto e scritto un po’ di tutto intorno al Delfino subito dopo il fischio finale della gara persa a Padova lo scorso venerdì 1° maggio, ma sappiamo bene che quando nel calcio si gioca poco pulito, ebbene i segreti sono destinati a diventare leggende e queste, si sa, in quanto tali, non riceveranno mai il supporto della verità assoluta.
Forse c’era un copione già scritto (male) o forse no, ma una cosa è certa, mai come in questa occasione le bugie hanno rivelato il naso lungo e le gambe corte, probabilmente perché in questa losca vicenda non tutti gli attori avevano studiato a dovere la loro parte o, magari a qualcuno, leggasi Flavio Russo, non era stata proprio consegnata, perché non era prevista la sua partecipazione, chissà …
Ma andiamo con ordine, poiché l’origine di questo finale di stagione (eh già ormai questa è una Serie vera e propria, a cui sorge spontaneo dare il nome di SEBASTIANESE) ha inizio al tredicesimo del primo tempo della trasferta di Empoli, 32ª giornata, allorquando Gennaro Acampora, 32 anni (guarda caso), decide che la superiorità del Delfino nei confronti dei toscani era abbastanza netta, quindi commette un fallo tanto inutile quanto assurdo a centrocampo, si fa espellere e il Pescara torna sconfitto, dopo che nelle precedenti cinque gare aveva collezionato tre vittorie e due pareggi, che gli avevano consentito di riportarsi finalmente a ridosso della zona salvezza. Nella partita successiva si vince fin troppo facilmente ai danni di una Reggiana dimessa e a terra psicologicamente. Sembra che nulla e nessuno possano rimuovere l’obiettivo di restare in B, grazie alle prodezze dei vari Insigne, Di Nardo, Brugman e soci, invece nel turno successivo accade l’impensabile: davanti a un incredibile pubblico di diciottomila spettatori, quando a pochi minuti dal termine sembrava ormai fatta, nonostante stavolta Meazzi non avesse fatto il … Meazzi, divorandosi il raddoppio, ecco che la Sampdoria la ribalta con una semplicità disarmante, quasi che la difesa biancazzurra si fosse prostrata per far segnare i blucerchiati! Non finirà lì perché anche nelle due gare seguenti, a Carrara e in casa con la Juve Stabia, il copione sarà simile, con due pareggi che sarebbero potuti e dovuti essere due vittorie. Eppure, nulla era ancora perduto, perché, forse inaspettatamente per qualcuno (…) anche le rivali sembrava ci aspettassero, così che almeno i play out parevano comunque a portata di mano, obiettivo di non poco conto vista la classifica disperata dopo l’inizio del girone di ritorno. A questo punto il nostro racconto ci riporta a Padova, dove, dopo un primo tempo incolore da ambo le parti (ma i veneti non avrebbero disdegnato un pareggio alla fine), nel secondo i biancazzurri decidevano che non sarebbe stato credibile continuare a “non giocarsela”, iniziando quindi a premere un pochino sull’acceleratore. Qualche occasione, un palo, insomma un minimo sufficiente per poter dire almeno di averci provato, dimenticando che il delitto perfetto non esiste, che forse Giorgio Gorgone è più inesperto che furbo, al punto da inserire Flavio Russo, anziché Tsadjout, al posto dell’infortunato, dopo pochi minuti dal fischio d’inizio, Antonio Di Nardo. Così, quando a poco meno di un quarto d’ora dal termine, il giovane attaccante che non segna mai viene atterrato in area di rigore, si sente nel diritto naturale di chiedere all’arbitro una controllatina al VAR. Il direttore di gara, complici forse anche gli scandali di cui si parla da qualche giorno, decide che sì, forse è il caso di andare a rivedere l’azione, ma non prima di essere andato a fermare Lorenzo Insigne, il quale, da buon capitano giunto a Pescara per compiere il miracolo della salvezza, stava precipitandosi a battere il calcio d’angolo conseguente, certo del fatto che il povero Russo si fosse inventato tutto e non valesse proprio la pena di chiedere il rigore. Fatto sta che invece le immagini fanno cambiare idea all’arbitro, costretto a decretare il tiro dagli undici metri a favore del Delfino. Purtroppo il destino beffardo, mentre questa scelta veniva presa, decideva, precisamente in quell’istante, che Insigne dovesse avere un improvviso risentimento muscolare. Tutti gli altri senatori restano così basiti, erano tranquilli sapendo che sarebbe stato il capitano a calciare il rigore, da non avere il tempo di riprendersi e decidere di tirarlo loro, mentre Gorgone, sempre per colpa del destino, era affaccendato, per sua stessa ammissione nel post-gara, ad occuparsi di altre cose ben più importanti, tipo stabilire se effettuare una delle sue celebri sostituzioni “decisive” (lo faccio entrare ancora Gravillon o, forse, stavolta, è meglio non esagerare e lasciarlo in panchina? Amletico dubbio …). Fatto sta che il pallone resta in mano all’inconsapevole Flavio Russo, il quale, fregandosene di una delle più famose leggi non scritte del calcio, ovvero che non deve mai e poi mai battere un rigore decisivo l’attaccante a digiuno di reti da mesi, lo tira ugualmente, certo di poter diventare il nuovo eroe in casacca biancazzurra. Il resto lo sapete, l’ex portiere pescarese Sorrentino lo respinge e il suo Padova poi, all’ultimo secondo, grazie all’incubo peggiore del Pescara di quest’anno, i calci d’angolo a sfavore, si porta a casa l’intera posta in palio, festeggiando così l’ambita salvezza con una settimana d’anticipo.
Fra le tante cose dette o non dette, aggiungiamo noi che comunque, anche se Russo avesse segnato, il Pescara un paio di reti nei restanti minuti, come già accaduto nel recente passato, faceva lo stesso in tempo a subirle, ma lasciamo perdere, non vale la pena aggiungere misteri non realizzati ai già tanti in sospeso.
Nel frattempo il Bari, con qualche affanno di troppo, batteva in casa la Virtus Entella, tanto poi i liguri nell’ultima in casa dovranno affrontare l’oramai tranquilla Carrarese. Sicuramente la salvezza del capoluogo pugliese, anche dal punto di vista “politico”, vale più di quello della Sebastianese. Se quest’ultima avesse pareggiato col Padova sarebbe stato tutto più difficile, perché il Catanzaro, per sicurezza, avrebbe dovuto perdere in casa con il Bari, venerdì prossimo, mentre ora le basterà un pareggio e la partita fra Pescara e Spezia si potrà giocare senza bisogno di affannarsi ad ascoltare le notizie provenire dal Nicola Ceravolo.
Forse sbagliamo davvero noi, tifosi e giornalisti (ma solo quelli seri per entrambe le categorie) a credere ancora sia “vero” questo calcio, ma qualcuno, prima o poi, dovrà rendere conto di tutto questo!
Il campionato si concluderà, come sopra già scritto, venerdì 8. Tutte le gare avranno inizio alle ore 20:30. Le considerazioni finali, soprattutto su questa società che impera a Pescara da ormai quindici anni, le rimandiamo chiaramente all’ultimo editoriale della stagione.