A Pescara siamo abituati all’urbanistica creativa: una città nella quale, evidentemente, non ci si annoia mai. Ma nell’ultima seduta del Consiglio comunale abbiamo assistito a qualcosa di nuovo, a una vera e propria diagnosi politica dell’amministrazione: una doppia personalità, dissociata e in contrasto.
La Giunta A (iniziamo a definire le due personalità), ha fatto approvare un listino prezzi per monetizzare gli standard urbanistici , i nostri spazi pubblici, le aree verdi , i parcheggi) In una città nella quale gli spazi ormai mancano — e nella quale le politiche degli ultimi anni hanno contribuito a farli mancare — invece di garantire aree verdi, alberi, parcheggi e spazi pubblici, si stabilisce quanto debba pagare chi non li mette a disposizione.
La formula è semplice: non ci sono aree? Si paga.
La Giunta B però sembra essersi accorta che Pescara si è ormai bloccata: il verde diminuisce, e gli spazi pubblici scarseggiano, i negozi chiudono e diventano garage ( il nuovo oro) perchè la proliferazione dei grandi centri commerciali ha indebolito il commercio di prossimità, mentre la mancanza di una pianificazione efficace ha aggravato la congestione urbana.
B è triste, vede che ormai tutto il centro è diventato un garage (non si domanda pero’ perché)
E così B, mentre A fa sparire le ultime speranze di cercare aree per la comunità, scrive la delibera sui garage (un caso clinico da manuale)
Con questo provvedimento B cerca di porre rimedio alla trasformazione dei locali commerciali in autorimesse e magazzini. Si dice ai cittadini: “Non potete più trasformare i negozi in garage, sono troppi suvvia”.
E non basta. Poiché mancano anche gli alberi, (sensibile B!) la delibera prevede che per ogni 20 mq di garage si debbano garantire almeno sei nuovi alberi da piantare. In effetti ne sono rimasti pochi di alberi, e poi i passi carrabili ne hanno fatto abbattere molti per garantire l accesso al garage.
“Va bene, sei alberi a garage. Ma dove li mettiamo?”
“Li metteremo da qualche parte.” Risponde A che nel frattempo conta i denari.
B si accontenta e guarda nel vuoto. Un sistema si troverà, pensa, tanto c’è sempre domani.
Il problema è che le aree libere non si trovano con una battuta. E se gli spazi pubblici sono già insufficienti, se le aree che fisicamente dovrebbero esserci nella città, vengono monetizzate, cioè trasformate in denaro, dove saranno piantati questi nuovi alberi? Misteri
Ed è qui che l’urbanistica pescarese va in corto circuito, in una messa in scena dell’assurdo.
Prima si rinuncia agli spazi per la vivibilità in cambio di denaro. Poi si cerca di compensare la mancanza di verde imponendo nuovi alberi. Prima si consente che i locali commerciali diventino garage perché mancano le aree e i servizi pubblici. Poi si cerca di bloccare quella trasformazione per salvare la città (che non si sente molto bene). Prima si crea il problema. Poi si applicano cerotti sulle ferite. Ma dove mettiamo il cerotto? Ormai non c’è piu spazio in questo corpo martoriato.
Nella stessa seduta, l’amministrazione ha detto tutto e il contrario di tutto.
Ha approvato una delibera che rende possibile monetizzare tutti gli spazi necessari alla città e un’altra che riconosce quanto siano indispensabili il verde, gli alberi, i marciapiedi, il commercio e la vivibilità urbana, ma non si hanno gli spazi per garantirli, e contemporaneamente si dichiara che non verranno cercati, ma semplicemente convertiti in denaro.
Questa non è più soltanto urbanistica creativa. È urbanistica dissociata.
Pescara non ha bisogno di un listino per stabilire il prezzo degli spazi che non avrà più. O di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Ha bisogno di una pianificazione coerente, capace di garantire prima il verde, trasporti pubblici, i parcheggi, le aree pubbliche e i servizi, e soltanto dopo di autorizzare nuove trasformazioni che la città possa sopportare.
Ma la nostra Amministrazione A-B, ormai abnorme, ha un pensiero alla volta. Vedere tutto nel suo insieme e nelle sue conseguenze, non è proprio delle sue molteplici personalità.
Anche di questo parleremo il 19 settembre alle ore 17.30 presso il centro Britti con Paolo Pileri
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