Orietta Spera: «Dare voce a una storia significa imparare ad ascoltarla» Un dialogo con Assunta Di Basilico sul giornalismo, la comunicazione e il valore educativo della parola

Due donne, un dialogo: Orietta Spera e Assunta Di Basilico riflettono sulla forza delle parole e sull’arte di ascoltare.

Assunta Di Basilico
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25/09/2026
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Segnalazioni
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Ho conosciuto Orietta Spera attraverso il suo lavoro, ma è stato l’incontro con la persona a suggerirmi una domanda più profonda: che cosa accade quando una voce, abituata ai microfoni e ai palcoscenici, sceglie di mettersi davvero al servizio delle storie degli altri?

Orietta è giornalista, conduttrice e insegnante. Dalla televisione regionale alla radio, dagli eventi culturali alle aule scolastiche, il suo percorso attraversa linguaggi diversi. Nel confronto con lei ho riconosciuto anche una dimensione pedagogica: comunicare significa creare una relazione, dare ordine ai pensieri e offrire a chi ascolta la possibilità di comprendere.

Assunta Di Basilico — Orietta, la tua carriera si è sviluppata tra giornalismo, radio, televisione e conduzione di eventi. Qual è il filo che unisce esperienze così diverse?

Orietta Spera — Il filo è la parola, insieme alla responsabilità di usarla con cura. Ho iniziato a collaborare con Telesirio nel 1999 come redattrice, intervistatrice e lettrice del telegiornale. In seguito ho lavorato come speaker e annunciatrice per RAI SAT ART e ho continuato a raccontare persone e territori anche attraverso la radio. Ogni mezzo ha tempi e forme proprie, ma in ciascuno resta essenziale comprendere ciò che si sta comunicando e a chi ci si rivolge.

Assunta — Ascoltandoti, penso a quanto la voce possa incidere sulla qualità di un incontro. La dizione, che hai studiato e insegnato, è una competenza tecnica; nel tuo percorso sembra diventare anche una forma di attenzione verso l’altro.

Orietta — Studiare la voce mi ha insegnato disciplina. La preparazione aiuta a dare chiarezza a un testo e a rispettarne il significato. Quando si presenta una persona o si legge una notizia, occorre conoscere le parole che si pronunciano e lasciare che arrivino a chi ascolta.

Assunta — È un punto che sento molto vicino alla pedagogia. Una parola detta con chiarezza può aprire un dialogo; una parola pronunciata senza ascolto rischia di chiuderlo. Nei tuoi incontri radiofonici hai intervistato figure come Dacia Maraini e Paolo Battistel. Che posto occupa la domanda nel tuo lavoro?

Orietta — La domanda è il punto di partenza. Prepararsi significa conoscere il percorso dell’ospite, ma anche essere disponibili a seguire ciò che emerge durante la conversazione. Un’intervista acquista profondità quando chi conduce sa ascoltare la risposta e riconoscere il momento in cui vale la pena fermarsi su un pensiero.

Assunta — Questa capacità di fare spazio all’altro emerge anche nella conduzione degli eventi. Nel 2019, al Teatro dei Marsi, hai presentato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da anni accompagni appuntamenti istituzionali, artistici e culturali della Marsica. Come vivi il rapporto con il tuo territorio?

Orietta — Avezzano e la Marsica sono parte della mia storia. Ho avuto l’opportunità di presentare eventi molto diversi, dal Concerto di Fine Anno della Città di Avezzano ai premi giornalistici e letterari, fino agli incontri dedicati alla musica e all’arte. Conoscere il territorio permette di comprendere il significato che un evento ha per la sua comunità.

Assunta — C’è poi un’esperienza che mi interessa in modo particolare: Giornalismo per i piccoli, il progetto che porti nella scuola primaria “Mazzini–Fermi” di Avezzano. Che cosa desideri trasmettere ai bambini?

Orietta — Desidero avvicinarli alla curiosità e alla possibilità di esprimersi. Fare giornalismo con i bambini significa invitarli a osservare, a formulare domande e a raccontare ciò che hanno compreso. È un’esperienza che mette in gioco la scrittura, la lettura e la capacità di confrontarsi con gli altri.

Assunta — È qui che, conoscendoti, ho sentito il bisogno di valorizzare pedagogicamente il tuo lavoro. Un bambino che impara a porre una domanda esercita il pensiero; quando cerca le parole per raccontare un fatto, sviluppa attenzione e consapevolezza. Il giornalismo, in questa prospettiva, diventa anche un’esperienza educativa. Che cosa restituiscono a te gli incontri con i più piccoli?

Orietta — Mi ricordano il valore della spontaneità e dell’attenzione. I bambini sanno porre domande dirette e sorprendenti. Lavorare con loro richiede di essere chiari, preparati e pronti ad ascoltare il loro punto di vista.

Assunta — Nella tua carriera hai ricevuto premi per la comunicazione e hai continuato a scrivere, oggi anche per Le Fiamme d’Argento e Terremarsicane. Dopo tante esperienze, quale responsabilità senti più forte?

Orietta — Quella di continuare a prepararmi. La comunicazione cambia, cambiano gli strumenti e i pubblici. La cura dei contenuti, la verifica e il rispetto delle persone restano riferimenti fondamentali per il mio lavoro.

L’incontro con Orietta Spera mi lascia una riflessione che riguarda chiunque lavori con le parole. Una voce può presentare un evento, leggere una notizia, intervistare un artista o accompagnare un bambino nella scoperta della scrittura. In ciascuna di queste esperienze può nascere qualcosa di più della comunicazione: un’occasione per riconoscere l’altro, comprenderlo e aiutarlo a trovare la propria voce.

Dott.ssa Assunta Di Basilico
Pedagogista, educatrice socio-pedagogica, laurea magistrale in Psicologia , mediatrice familiare e scolastica, musicoterapeuta e Coach-Counselor. Pluriartista, già artista RAI. Presidente dell’Associazione Essere Oltre ETS e componente delle Commissioni Nazionali Scuola, Disabilità e Scrittori di APEI.

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