Come ogni anno, l’Accademia Italiana della Cucina indice la cena ecumenica, un evento che si celebra in tutto il Mondo nella stessa data e nella stessa ora, nella terza settimana di ottobre e quest’anno la data è stata il 15 ottobre 2026. Come ha scritto nel suo messaggio di saluto il Vice Presidente Vicario Mimmo d‘Alessio: “… in questa giornata importante per la nostra Accademia, rivolgo a tutti voi il mio caro saluto e l’augurio per una conviviale speciale dove primeggerà la cultura e lo spirito di stima e di gioiosa amicizia che contraddistingue la nostra istituzione. A voi, ai vostri accademici, agli ospiti e alle autorità che parteciperanno alla conviviale più importante dell’anno, che vede idealmente accomunati tutti gli ottomila accademici del mondo, attraverso le 323 Delegazioni, sparse nei 5 continenti, l’auspicio di una piacevole e colta cerimonia conviviale tesa a celebrare nel migliore dei modi la Cucina Italiana, la nostra cucina: bene universale dell’UNESCO”
Il tema della cena ecumenica è stato individuato dal Centro Studi dell’AIC Franco Marenghi e quest’anno sono stati i prodotti della cucina tradizionale e in origine povera che hanno accompagnato nella vita intere generazioni: “Baccalà, stoccafisso e gli altri pesci conservati sotto sale o essiccati o affumicati nella cucina della tradizione regionale”
Simposiarca dell’evento della Delegazione di Pescara Aternum è stato l’Accademico Mimo Morra.
La serata è cominciata con i saluti del Delegato Giuseppe Di Giovacchino che ha relazionato sull’argomento con una ricca comunicazione sui prodotti in argomento e le tecniche alimentari che hanno permesso la conservazione dei cibi.
Il deterioramento degli alimenti ha indotto le persone a trovare metodi di conservazione basati su elementi essenziali quali salatura, essiccazione e conservazione sott’olio o aceto, con refrigerazione e nei tempi più moderni con il congelamento.
Ancora oggi alici e acciughe si trovano nei negozi e mercati conservati sotto sale o sotto olio.
I primi pesci utilizzati sono state le alici e le acciughe, pesce azzurro di facile pesca e di prezzo moderato in grado di essere utilizzato in cucina sia per piatti poveri sia per piatti importanti ed elaborati.
Il temine alice o acciuga risente del luogo dove venivano utilizzate, nel sud Italia questo piccolo pesce azzurro viene comunemente chiamato alice, mentre al Nord il temine utilizzato è acciuga.
L’utilizzo di questi piccoli pesci era molto diffuso perché di facile pesca e abbondante nelle reti e quindi di poco valore economico. Ma il valore nutrizionale era ed è molto importante perché alimento ricco di Omega 3.
Le sardine sono sempre pesce azzurro, ma di dimensioni maggiori e molto comuni nel Mar Mediterraneo e presenti anche nell’Atlantico orientale, nel Mar dei Caraibi e fino alle Antille.
Le sardine chiamate anche alacce oltre che essere usate in cucina sono impiegate anche come esca. Molto consumati sono anche il salmone, le trote e le aringhe.
Altro metodo di conservazione è l’affumicatura oggi molto utilizzata nei ristoranti dove le pietanze vengono servite con diverse varianti di sapori e profumi relativi ai tempi di esposizione al fumo e alle tipologie di legni utilizzati.
Soggetto principale della cena ecumenica è il baccalà che è il merluzzo pescato nel Baltico. Secondo la conservazione si chiama baccalà se conservato sotto sale o stoccafisso se essiccato al sole e al vento.
Questo pesce è stato sempre un alimento importante per tutte te tavole e l’Italia è il Paese che ne importa la maggiore quantità. Arrivò in Italia nel 1500 entrò nelle cucine dei conventi come preparazione ideale per rispettare i canonici giorni di mangiar di magro, concetto ribadito dal codice canonico del 1917. Il baccalà divenne cibo dei pellegrini e fu cibo rifugio per le classi meno abbienti a causa del suo aspetto poco accattivante, del suo pungente profumo e del basso costo.
Il merluzzo ha una storia antica e lo troviamo citato in numerose ricette come: In “Opera” del 1570 di Bartolomeo Scappi "Merluccie alla spagnola allessate e coperte di mostarda” (merluzzo salato con salsa alla senape); nel “Il Trattato di Cucina” di Giovanni Vialardi del 1854; nell’importante testo di Pellegrino Artusi fine 1800 dove si propongono nove ricette e per la prima volta si parla di baccalà “montebianco” cioè “mantecato” che venne molto apprezzato anche nelle tavole più signorili; anche nel Talismano delle felicità (libro di ricette in uso in molte case del tempo) di Ada Boni nell’edizione del 1950 si parla di polpette confezionate con baccalà bagnato, poche acciughe salate, parmigiano grattato, pane bagnato nel latte, uova, poco prezzemolo e poi impanate e fritte. Golose e appetitose degne di una tavola di ogni tempo.
La situazione odierna vede questo alimento non più come cibo povero, ma come cibo per amatori e veri degustatori per l’elevato costo e la scarsa resa.
Nel 2023 sono state gettate le basi per l’adesione dell’Italia alla candidatura dello stoccafisso a patrimonio culturale immateriale dell’Umanità Unesco, assieme alla capofila Norvegia, all’Islanda, unitamente all’interesse manifestato anche da Portogallo e Nigeria. Il dossier preliminare è stato consegnato a Oslo nel corrente anno.
Nella cucina abruzzese lo si trova preparato in ogni modo e maniera: pastellato e fritto, in umido o mantecato. Cotto al forno oppure al vapore, re di zuppe, paste e minestre oppure protagonista di secondi piatti goduriosi.
Dopo l’interessante relazione sul baccalà e i pesci conservati, il Delegato Giuseppe Di Giovacchino ha dato la parola al Simposiarca l’accademico Mimmo Morra che ha illustrato il ricco menu proposto dal ristorante.
Le pietanze con la loro semplicità hanno ampiamente soddisfatto i commensali che ne hanno apprezzato la semplicità delle materie prime e l’eccellenza della preparazione fatta. Preparazione che ha molto risentito della tradizione familiare locale.
Durante la cena conviviale un’appassionata conversazione, sollecitata dall’Accademico Mimmo Marcantonio, si è svolta tra i produttori di olio presenti e l’Accademico Giorgetti, esperto di oli, dove si è evidenziata l’importanza della coltivazione dell’ulivo, della raccolta e successiva spremitura per l’ottenimento di un prodotto che per l’Abruzzo è un’eccellenza territoriale.
La cena ecumenica ha avuto un riscontro positivo sia per la convivialità, sia per il servizio in sala ad opera di Marco e del proprietario, sia per la cura e la preparazione delle pietanze dovute alla cuoca anche proprietaria della Trattoria Da Lu Fije di Zi Camill’, in Viale Kennedy 3 a Moscufo, a conduzione familiare con una storia di tradizioni sulla cucina tipica Abruzzese.
Durante la cena conviviale si è svolta la cerimonia di ingresso di un nuovo Accademico Guglielmo Sideri.