Il comitato provinciale ANPI di Pescara ritiene che stavolta, nella vicenda del 25 aprile festeggiato nella scuola “11 Febbraio 1944”, il sindaco Mascia "l’abbia fattadavvero grossa". Sulla questione è intervenuto il presidente dell’ANPI, Enzo Fimiani, nel corso di una conferenza stampa in Comune. All’incontro con i giornalisti, che si è svolto nei locali del Gruppo consiliare del Pd, hanno preso parte, oltre a Fimiani, rappresentanti dei partiti di opposizione e della Cgil, insieme a diversi cittadini.
"Il primo cittadino di Pescara, forse mal consigliato, ha oltrepassato il limite - dice l'Anpi - confermando un'inquietante distanza dai principi repubblicani e costituzionali sanciti appunto dalla Festa nazionale della Liberazione, che egli, da anni ormai, si ostina a “derubricare” a evento senza capo né coda, dimenticando ogni volta di spiegare ai cittadini da chi e perché noi italiani siamo stati liberati, non nominando mai il contributo di riscatto morale dato dalla Resistenza, ignorando il nazifascismo la cui sconfitta ha appunto permesso, guarda un po’, che perfino Mascia, tra gli altri, venisse liberamente eletto in democrazia".
Mascia viene criticato dall'Anpi per aver operato, attraverso la lettera inviata alla dirigente scolastica, una vera e propria censura. Non solo: il sindaco "ha affermato che il Comune era “invitato esterno”. Strano, visto che l’assessore Renzetti era lì in sua rappresentanza, con fascia tricolore, accompagnato da vigili in alta uniforme, gonfalone, corona, su autorizzazione rilasciata dal Comune stesso e applaudiva perfino".
Anche l'Anpi, in riferimento allo “stravolgimento” dell’Inno nazionale cantato dai bambini, sottolinea che Mascia non sa "che il testo, parte di un progetto didattico utilizzato in Piemonte durante le celebrazioni del 150° dell’Unità, è stato pubblicamente elogiato dal Presidente Napolitano (proprio colui, cioè, che Mascia ora cita assai spesso)".
ANPI Pescara, pertanto, esprime la sua "incondizionata solidarietà alla scuola “11 Febbraio 1944”, che da anni svolge uno straordinario lavoro civile ed educativo", e constata che "è proprio il Sindaco Mascia a muoversi come un uomo “di partito”, appartenendo evidentemente a una cultura che discende direttamente da un partito bandito dalla Costituzione, contro il quale si battevano anche i nove eroi sepolti nella scuola di Pescara oggetto della maldestra critica".