Partecipa a Pescara News

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

Ecco come le istituzioni gestiscono gli scarichi il mare durante il maltempo

Condividi su:

“Quando durante gli acquazzoni l’Aca decide di aprire gli sfiori degli impianti di sollevamento e far scaricare nel fiume e nel mare i liquami non depurati, i funzionari dell’Azienda avvisano, prima per telefono, poi via mail, il sindaco Alessandrini, la Regione Abruzzo e l’Arta. L’Arta aspetta che arrivi la mail, unica comunicazione che considera ufficiale, non considerando valida una semplice telefonata, e organizza i campionamenti del mare, anche con quattro giorni di scarto. Poi c’è il sindaco che una volta non firma le ordinanze cautelative di divieto di balneazione, una volta le firma, la terza volta deciderà la sorte. È racchiusa in questa procedura la grande superficialità con cui le Istituzioni oggi stanno gestendo il dramma della balneabilità o meno delle acque di Pescara, una superficialità che racchiuderemo in un dossier da inviare alle Autorità giudiziarie auspicando una verifica sostanziale circa la correttezza o meno delle pratiche adottate da Comune, Aca e Arta Abruzzo”.

Lo ha annunciato Armando Foschi, membro dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ al termine della nuova seduta odierna della Commissione Vigilanza, Controllo e Garanzia di nuovo riunita per affrontare il nodo degli sversamenti diretti nel fiume e nel mare dei reflui non depurati della città a ogni temporale. Presenti tre funzionari dell’Aca, ossia il Direttore e due biologhe; non c’era, seppur invitato, il sindaco Alessandrini “che, per l’ennesima volta – ha spiegato Foschi – ha inviato una mail comunicando la sua assenza per viaggi istituzionali, sembra a Milano. Una scusa che, a nostro giudizio, non regge, ma piuttosto fa pensare a un sindaco che cerca di sviare e di evitare di parlare di un argomento spinoso che ha caratterizzato i suoi quattro anni e mezzo di governo della città e che non ha evidentemente saputo risolvere”.

“Con l’Arta – ha proseguito Foschi – abbiamo ripercorso gli ultimi 4 episodi di sversamenti diretti di liquami in mare in occasione del maltempo, ossia l’8 giugno, vigilia dell’Ironman, e il 22 giugno, e poi il 16 e 23 luglio. In tutti i casi, dopo l’inizio della pioggia, l’Aca ha bloccato gli afflussi dei liquami cittadini al depuratore di via Raiale, per evitare di mandarlo in tilt, e ha aperto gli impianti di sollevamento permettendo alle acque non depurate di riversarsi direttamente nel fiume e nel mare. L’8 e il 22 giugno il sindaco Alessandrini non ha ritenuto opportuno emettere alcuna ordinanza cautelativa di divieto di balneazione, permettendo di fatto a 1.500 atleti di nuotare in acque a forte rischio. All’improvviso le ordinanze cautelative sono arrivate il 17 e il 23 luglio, e non si comprende le ragioni dei due pesi e due misure a fronte di episodi assolutamente identici. Avremmo voluto chiederlo direttamente al sindaco Alessandrini, ma vista la sua reiterata assenza l’Arta ha ipotizzato che, durante gli sversamenti dell’8 e 22 giugno era ancora in vigore l’ordinanza di divieto di balneazione in via Galilei e via Balilla, e quindi, forse, il primo cittadino non ha ritenuto necessario emettere un ulteriore provvedimento rafforzativo. Affermazione, in realtà, poco credibile visto che, quando in poche ore si sversano milioni e milioni di metri cubi di liquami, non è possibile prevedere se gli stessi raggiungeranno la costa sino a via Galilei o anche oltre, tant’è vero che gli sversamenti del 17 luglio hanno imposto il divieto di balneazione anche a sud, a Fosso Vallelunga. Né – ha aggiunto Foschi - è possibile, nelle attuali condizioni, fare affidamento ai campionamenti dell’Arta che non sono tempestivi: nelle quattro occasioni, infatti, i prelievi per valutare l’impatto degli sversamenti sulla qualità balneare delle acque, non sono stati fatti immediatamente, ma addirittura a fronte degli sversamenti del 22 giugno, i prelievi sono avvenuti solo il 25 giugno, con uno scarto di ben tre giorni dall’episodio. Questo accade perché l’Arta segue orari d’ufficio, dunque qualunque comunicazione arrivi dall’Aca al di fuori di quell’orario, come il venerdì pomeriggio, o nei giorni prefestivi o festivi, viene presa in considerazione solo alla riapertura dei laboratori con un tardivo avvio dei protocolli di verifica. Né vengono considerate valide le comunicazioni telefoniche dell’Aca stessa. L’amara realtà emersa oggi dalla Commissione è che la problematica degli sversamenti è affrontata con troppa superficialità dalle Istituzioni preposte, senza alcuna reale tutela verso i cittadini che, per difendersi hanno di fatto una sola arma, l’autogestione e l’evitare di entrare in acqua all’indomani di un acquazzone. Troppo poco da parte di tre Istituzioni preposte e deputate a difendere e tutelare la salute umana e all’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ tutto questo non basta: a questo punto raccoglieremo i verbali delle ultime sedute di Commissione e andremo a completare un dossier che invieremo alla Procura della Repubblica ponendo quesiti chiari: è legittimo che a ogni acquazzone l’Aca interrompa il flusso dei liquami cittadini verso il depuratore e apra gli sfiori degli impianti di sollevamento scaricando nel mare e nel fiume quei reflui? È legittimo che si trasformi una procedura d’emergenza in procedura ordinaria o piuttosto in quattro anni e mezzo Comune, Arta e Aca avrebbero dovuto comunque adottare soluzioni, seppur temporanee, per impedire o contenere quegli sversamenti in attesa delle ‘grandi opere’ dell’Ersi per le quali a oggi non esistono neanche le progettazioni? È legittimo che, a fronte di sversamenti di tale portata, l’Arta esegua i campionamenti di controllo sulla qualità delle acque a giorni di distanza, anziché nel momento in cui gli stessi si verificano? È legittimo che l’8 giugno scorso, a fronte dei milioni di litri di reflui sversati, il sindaco Alessandrini non abbia vietato in via cautelativa la balneazione su tutto il litorale fermando le gare di nuoto dell’Ironman? Ed è legittimo che oggi, dinanzi ai reiterati sversamenti, il sindaco vieti la balneazione su pochi metri di costa, anziché su tutto il litorale, come se ci fosse una barriera sotterranea a impedire che i liquami oltrepassino il confine di via Galilei?”.

Condividi su:

Seguici su Facebook