Pomeriggio di tradizione e cultura il 12 aprile 2026, presso l’auditorium Petruzzi di Pescara. L’incontro organizzato dalla FIDAPA Pescara e A.S.T.R.A. ha avuto come tema Costumi e gioielli tradizionali delle donne Abruzzesi
Relatrice l’antropologa Adriana Gandolfi, Presidente A.S.T.R.A., persona molto conosciuta a Pescara e in Abruzzo per la sua grande cultura sull’argomento oggetto della conferenza.
I lavori sono cominciati con i saluti del neo Presidente Luigi Di Alberti della Fondazione Genti d’Abruzzo, che cura la gestione del Museo delle Genti d’Abruzzo e del Museo Cascella.
La Presidente della FIDAPA sezione Pescara, Simonetta Paolini, ha salutato i numerosi ospiti che hanno affollato l’auditorium Petruzzi, parlando dell’incontro pomeridiano che:
” … non è solo un incontro culturale, ma un'occasione per scoprire una parte profonda della nostra identità. Perché quando parliamo di costumi e gioielli tradizionali non stiamo parlando semplicemente di oggetti, stiamo parlando di storie, di vite, di donne. Guardando questi volti, questi abiti, questi dettagli così ricchi viene spontaneo pensare alla bellezza, ma la verità è che c'è molto di più. Questi gioielli non erano solo ornamenti, erano un linguaggio. Raccontavano chi eri, da dove venivi, cosa rappresentavi all'interno della comunità. E soprattutto raccontavano qualcosa che spesso non viene detto, il ruolo delle donne”.
La Presidente ha parlato del ruolo che l’associazione FIDAPA, presente in Italia con circa 10 mila socie, e in tutto il mondo, dove le donne possono incontrarsi per perseguire l’obiettivo comune di promuovere la cultura di rete e cooperazione per innescare cambiamenti culturali nella società.
I fondamentali degli obiettivi FIDAPA sono: sostegno alla professione, pari opportunità, formazione e mentoring, cittadinanza attiva, contrasto alla violenza, Sostenibilità.
“E allora – ha concluso la Presidente Paolini- - guardando questi gioielli io non vedo solo il passato, vedo un filo, un filo che lega le donne di ieri a quelle di oggi. Un filo fatto di forza, di identità, di presenza. E sta a noi non interromperlo, ma renderlo ancora più forte, più visibile, più condiviso”.
I lavori sono continuati con un interessante excursus sui gioielli e gli abiti che le donne abruzzesi portavano e che i pittori del tempo hanno immortalato nei loro dipinti.
“Il gioiello, ha detto Adriana Gandolfi - l'abito contrassegnavano la provenienza, l'identità, lo stato sociale e soprattutto la ragazza cominciava a portare l'unico gioiello da appena nata che erano piccoli orecchini, i cerchietti, che si chiamavano in dialetto le sbuciarecchie che dovevano servire a tenere il foro disponibile aperto che non si richiudesse, perché dal momento in cui veniva ad essere promessa fidanzata lei iniziava a portare i gioielli. I gioielli per la donna, sia quelli che le dava la sua famiglia sia quelli che le dava soprattutto la famiglia del marito, erano il conto in banca. Noi oggi abbiamo il nostro conto autonomo, per loro era un conto in banca e quando avevano necessità di liquidi, di denaro andavano al monte di pietà a impegnarli per poi eventualmente riscattare una volta superato la difficoltà”
Proprio in quei monti di pietà gli antiquari hanno trovato un archivio storico a cui hanno attinto per tessere la storia e le tradizioni dei gioielli abruzzesi.
L'oreficeria è sempre stata la forma più antica di trasmissione dei dati archeologici e tradizionali in quanto l’oro è un metallo che è sempre stato utilizzato perché incorruttibile. Anche l'argento è stato un metallo molto utilizzato in quanto ha caratteristiche femminile, notturne e quindi protegge da quelle entità nefaste che sotto le ore più oscure possono disturbare la salute delle persone. anche i bambini si proteggevano con gli amuleti d'argento di vari i tipi.
“L'arte -ha continuato Gandolfi - è il primo sistema di comunicazione dell'umanità, noi dialoghiamo con i nostri antenati preistorici attraverso i loro disegni, le loro iscrizioni, le loro pittografie, non parliamo con i russi se non conosciamo la lingua, non parliamo e non dialoghiamo con, non leggiamo la scrittura dei greci se non abbiamo imparato ad apprendere la loro scrittura e viceversa, cioè la scrittura e la lingua ci dividono, l'arte ci unisce e ci unisce in maniera sincronica, cioè attraverso i secoli è come la musica, che parla un linguaggio universale che non devi saper conoscere, è un linguaggio emozionale, quindi siccome i nostri nonni, le nostre nonne non erano alfabetizzate come noi oggi e però paradossalmente siamo alfabetizzati e miglioranti perché siamo parcellizzati, i nostri antenati attraverso l'osservazione delle figure sapevano perfettamente cosa volevano dire”.
Nel dipinto di Francesco Paolo Michetti, la Figlia di Iorio, esposto nella sala della Provincia di Pescara, l’artista ha ben rappresentato sia l’abbigliamento sia i gioielli che la protagonista del dipinto indossava. I gioielli, in particolare gli orecchini, detti le sciaquagjie (dal dialetto napoletano), che tintinnavano proprio per allontanare tutti i possibili malefici e negatività che potevano assalire la donna.
Anche l’abbigliamento simboleggiava ampiamente le tradizioni locali anche attraverso i colori che cambiavano in relazione all’evento per cui venivano utilizzati. Ancora oggi in alcuni paesi abruzzesi le donne portano in particolari circostanze i vestiti tradizionali locali.
Anche sui vestiti i gioielli avevano la loro importanza attraverso l’apposizione di spille, bottoni e fermagli.
Nel Museo delle Genti d’Abruzzo, nel Centro Storico di Pescara in via delle Caserme, molti abiti e gioielli sono esposti nelle sale dove percorrendole si può vivere e conoscere la storia del territorio.
Il sindaco Carlo Masci, presente alla manifestazione, ha salutato i presenti ribadendo la grande importanza che le associazioni cittadine hanno per la vita sociale della città e che la storia, così come raccontata attraverso gli abiti e i gioielli tradizionali, contribuisce a far conoscere e apprezzare Pescara.

