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Emergenza balneazione, Febbo e Sospiri: "Dieci anni di inattività del Pd"

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“Se oggi Pescara rischia di annegare nell’emergenza balneazione la responsabilità è da ricercare nei 10 anni di incuria e di politica dei carrozzoni portata avanti dal Pd, dieci anni che hanno visto protagonista l’attuale Governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso prima come Presidente della Provincia, poi come sindaco di Pescara. Sono poi stati sufficienti 5 anni di governo del centro-destra per smantellare e scalzare, appunto, il carrozzone dell’Aca, affidando l’azienda a una guida professionale, per adottare il nuovo Piano regolatore portuale, per sbloccare il DK15, finanziando, progettando e appaltando le opere, e per trovare le somme che consentiranno di potenziare il depuratore. Guarda caso però, dopo due anni di governo Pd-D’Alfonso, quelle opere o pratiche lasciate in eredità sono di nuovo tutte impantanate e ferme, e il mare è in agonia”.

Lo hanno detto il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri e il Presidente della Commissione Vigilanza Mauro Febbo.

“Finalmente anche il consigliere regionale Pd Alberto Balducci è uscito alla scoperto e ha avuto il coraggio di puntare l’indice accusatorio contro una delle cause dell’emergenza balneazione che stiamo vivendo oggi, ovvero il decennio di incuria da parte della classe politica e dirigente del Pd che ha occupato non solo i massimi vertici istituzionali, come Provincia e Comune di Pescara, ma anche gli Enti, come l’Aca – hanno ricordato i consiglieri Sospiri e Febbo -. Il Pd, sotto varie sigle e loghi, ha gestito per trent’anni in regime di monopolio l’azienda acquedottistica, strutturalmente distrutta e finanziariamente massacrata, trasformata in un carrozzone che solo il centro-destra, tra il 2009 e il 2014, è riuscito a smantellare, azzerando i vertici, sostituiti non con altri politici, ma con professionisti che hanno dovuto rimettere in sesto i conti e riavviare una campagna di investimenti sul territorio per risanare le reti idriche completamente dissestate e in abbandono. In dieci anni il Pd-D’Alfonso non ha progettato una sola opera tesa a tutelare il fiume e il mare e questo perché, come ha sempre sostenuto l’attuale Governatore d’Abruzzo, i ‘calici’ in piazza Salotto si vedevano e le fogne no. È stato il centro-destra a recuperare il progetto del DK15, teso a intercettare tutti gli scarichi esistenti e a collettarli, attraverso enormi condotte, verso il depuratore, e il DK 15 è stato il centro-destra a finanziarlo, progettarlo, togliendo all’Ato il ruolo di stazione appaltante, affidato all’Aca, e ad appaltarlo.

Per dieci anni il Pd ha fatto solo chiacchiere sul nuovo Piano regolatore portuale e sull’apertura della diga foranea: il centro-destra ha preso il piano e lo ha adottato, e se oggi la diga non è ancora stata sfondata è perché il Pd, che oggi governa Comune e Regione, non è neanche riuscito a mandare al Consiglio superiore dei lavori pubblici le carte necessarie per consentire l’approvazione stessa del Piano portuale. E il depuratore di Pescara era insufficiente anche quando D’Alfonso era Presidente della Provincia e sindaco di Pescara, ma mai si è preoccupato, per 10 anni, di attivarsi per il suo potenziamento; poi in cinque anni è stato il Governo Chiodi a trovare le somme necessarie per consentire i lavori. E ora che tutti i nodi stanno venendo al pettine, anche il consigliere Balducci non può più tacere la verità e oggi ha individuato delle responsabilità precise, quelle del Pd-D’Alfonso, nella cattiva gestione di un’emergenza nata da lontano, ma che negli ultimi due anni è divenuta drammatica semplicemente perché il Pd, ovvero il duo D’Alfonso-Alessandrini, non è capace di trovare soluzioni strutturali che pure ci sono. Se un anno fa, anziché sperperare soldi regionali o europei pubblici per ristrutturare il teatro Michetti o per progettare un inutile, quanto irrealizzabile, pontile sul cielo, D’Alfonso e Alessandrini avessero dirottato le somme disponibili sull’emergenza balneazione, oggi vedremmo cantieri aperti e ruspe al lavoro, ovvero vedremmo aperta dinanzi a noi una prospettiva che invece non c’è. Ecco perché – hanno aggiunto i consiglieri Sospiri e Febbo – è sempre più evidente che il problema della balneazione non potrà mai essere risolto a Pescara o in Abruzzo, ma occorre intervenire con una Commissione parlamentare d’inchiesta e con l’individuazione di un team-commissariale capace di fronteggiare la problematica più urgente, programmando le soluzioni a breve, medio e lungo termine”.

 

 

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