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Valorizzazione degli insegnanti e riorganizzazione del sistema scolastico regionale

Applicazione della Legge n° 107/2015: Le scuole abruzzesi alla prova dei fatti

| di Giovanni Dursi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Come è noto, con l’istituzione di un “Comitato per la valutazione dei docenti” presieduto dal Dirigente scolastico e composto da tre Docenti (di cui due scelti dal Collegio docenti e uno dal Consiglio di Istituto), da due rappresentanti dei genitori (da un genitore e uno studente per la scuola secondaria superiore di secondo grado) e da un componente esterno individuato dall’USR Abruzzo, in questi giorni si sta procedendo in tutte le scuole del territorio regionale (entro il 31 Dicembre, per l'Anno scolastico 2015/2016) all'assegnazione di un bonus ai Docenti “meritevoli”, coloro che hanno, più dei colleghi, meglio effettuato il lavoro, secondo criteri stabiliti dal suindicato Comitato e per insindacabile decisione del Dirigente scolastico di ciascuna Istituzione scolastica autonoma.


C'è fermento, agitazione, scontento tra gli insegnanti. I Dirigenti scolastici, sulla base dei criteri individuati dal Comitato per la valutazione dei Docenti, assegnano annualmente ad una esigua parte del personale insegnante in servizio che è ritenuta “meritevole”, una quota del fondo istituito per la valorizzazione del merito che si attesta, mediamente, sui 24mila euro per scuola (il Governo ha stanziato complessivamente 200 milioni di euro per l'anno appena trascorso). Va considerato che i criteri sui quali si sta procedendo alla valutazione dei Docenti devono essere individuati sulla base: a) della qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti; b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche; c) delle responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Ascoltando alcuni insegnanti di Pescara, direttamente interessati ad acquisire un incremento una tantum di stipendio, visto il blocco vigente dal 2008 dei rinnovi contrattuali di categoria, pare che tale sistema di valutazione comporti uno sterile aumento della “competizione” individuale, mentre al contrario una scuola di qualità necessita di effettiva collegialità e cooperazione tecnico-professionale; siffatto meccanismo di valutazione spingerebbe i Docenti ad uniformare l’attività didattica adattandola a priori ai criteri prestabiliti, sacrificando di fatto la pluralità e la libertà d’insegnamento (costituzionalmente garantiti), nonché le reali e specifiche peculiarità della singola classe e dei singoli alunni; essendo stati individuati i suddetti criteri da ogni singola scuola, inoltre, sta emergendo da parte degli insegnanti di ogni ordine e grado la convinzione che il bonus sarà elargito come premio ad una “ricercata” affinità elettiva con il Dirigente scolastico di riferimento, piuttosto che esito di un obiettivo riconoscimento al lavoro svolto. La più assillante preoccupazione degli insegnanti coinvolti in questa trasformazione organizzativa che gerarchizza e monetizza ruoli e prestazioni, è che non vi sia una elaborazione condivisa dei “requisiti” necessari per essere considerati per l’appunto “meritevoli” e, pertanto, si profila nei fatti l'arbitrio decisionale del Dirigente scolastico. Il potere deliberante sull’assegnazione dei premi dei Dirigenti scolastici (che presiedono anche il Comitato, decidono sull’esito dell’anno di prova, scelgono i docenti a cui conferire l’incarico triennale), commentano molti insegnanti locali, determina una forte gerarchizzazione ed introduce forme di aziendalizzazione della scuola pubblica, minandone il pluralismo metodologico-didattico e culturale, disciplinando il personale, assoggettandolo a logiche padronali a fronte di retribuzioni da tempo non in linea con lo standard europeo e corrispondenti al costo della vita del periodo pre-crisi.

Alcuni Docenti pescaresi, infine, oltre a dichiarare formalmente la propria indisponibilità ad essere individuati come “meritevoli” al fine di continuare ad avvalersi pienamente della libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione, denunciano un rischio di incostituzionalità proprio nell'agire dei diversi Dirigenti scolastici i quali si trovano in alcuni casi ad attribuire discrezionalmente – a parità di indicatori ritenuti adeguati nel valutare e “valorizzare” economicamente gli insegnanti – quote dei fondi disponibili in modo assolutamente non comparabile, creando sperequazioni già poste in essere (ad esempio, basta informarsi presso tutte le Segreterie amministrative degli Istituti superiori di secondo grado di Pescara), tra Istituto ed Istituto, determinando retribuzioni “premiali” personali incongrue nonostante l'insegnante della scuola X sia stato giudicato nel miglior modo possibile (secondi i criteri di cui sopra) esattamente come l'insegnante della scuola Y che, però, percepisce molto meno.

Dopo il primo anno dall'entrata in vigore della normativa (la cosiddetta "Buona Scuola"), gli umori dei Docenti non sono positivi e si prevedono anche a Pescara e negli altri Comuni regionali prossime mobilitazioni.

Giovanni Dursi

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