“durabilmente in quella città dove la musica è perenne come la correntia del suo fiume”
Basterebbe citare l'annotazione di D'Annunzio sulla città natale per fornire un significato ancora più profondo alla documentazione storica elaborata oggi dal ricercatore Bellafante Fernando nel suo libro sul Conservatorio.
Un'operazione la sua di non comune portata e stesura.
Un presidio essenziale nel presente, ma la cui valenza documentale cresce ancor più nel pensiero che, se la pubblicazione fosse stata stilata venticinque anni fa, di certo a Pescara avremmo potuto disporre di sollecitazioni ed argomentazioni utili per insediarvi quel dipartimento artistico-musicale di portata nazionale, che oggi troviamo a Bologna.
Ma lo scrittore Fernando all'epoca risultava sin troppo giovane per l'impresa e non ci fu alcun altro che ebbe impulso creativo in tale direzione.
Con questa pubblicazione, ricca di dati, foto e notizie, una parte dell'anima cittadina ritorna oggi d'incanto nell'interesse collettivo.
A giudizio del Vate, Pescara mostrava sin d'allora un concreto alveo di intelligenza musicale.
La gioia artigianale di far musica costituiva di per sé naturale espressione della creatività cittadina, un segnale identitario dell'eloquenza lirica della propria anima, un segno di forza, d'ingegno, d'intraprendenza, di abnegazione, di culto religioso per l'armonia dei suoni.
A dar fiato agli strumenti di allora erano i barbieri, calzolai, falegnami, sarti ed altri figli del popolo che divenivano all'occasione gli ingegnosi operai di una scuola laboratorio, frutto di un processo educativo alimentato per lo più dalle bande musicali.
Ecco una insolita testimonianza d'epoca dalla quale dedurre la tendenza musicale nella città antica:
PARANZELLA DEL '900 -Suoni di banda, pianini, violini, chitarre, mandolini, trombe e bombardini si univano ad esibizioni canore costituendo aspetti di normalità nelle espressioni di vita cittadina a cavallo fra '800 e '900.

