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Lungomare e Università, Italia Nostra: "Si torni al metodo della pianificazione partecipata"

I progetti del rettorato e le scelte dell'amministrazione comunale al centro dell'attenzione

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Il rapporto dell’Università con la città di Pescara è sempre stato complicato: dalle prime provvisorie sedi reperite per ospitarne le Facoltà alla scelta di viale Pindaro, dove sono state concentrate. Anche in quell’occasione il Rettorato ebbe un ruolo attivo, decidendo di acquistare tre edifici in una lottizzazione privata e discussa, per unificarli poi con un proprio progetto. La scelta di allora, pur estranea ad uno studio del contesto, apriva tuttavia una tematica importante per la città: come riorganizzare, intorno a questa polarità, il quadrante sud ovest (tra la Pineta, la “città satellite” e viale D’Annunzio) non ancora investito da una razionale urbanizzazione. Nonostante i PRG che si sono succeduti ed i vari accordi di programma, non si può certo rintracciare nella zona un disegno organico, a testimonianza di un preoccupante distacco  tra le indicazioni della pianificazione e la pratica delle  effettive trasformazioni.

Oggi ritorna ancora lo stesso metodo del caso per caso, del cogliere l’opportunità se e quando si presenta.
La sede universitaria mostra evidenti segni di saturazione per la dimensione raggiunta nel suo sviluppo e si avanza una iniziativa che potremmo definire  una “mossa del cavallo” con terminologia scacchistica.

Il Rettore dell’Università D’Annunzio scrive richiedendo le aree dell’ex Mercato Ortofrutticolo COFA, oggi liberate dai preesistenti edifici, oggetto di numerose proposte, alcune giunte fino all’approvazione in Consiglio Comunale, nonostante la contrarietà di gran parte dell’opinione pubblica. L’intera zona a ridosso del mare e del fiume sulla riva sud è sottoposta a Piano Particolareggiato che comporterebbe un disegno di insieme; tutto naturalmente si può ripensare, purché le nuove proposte abbiano il corredo di analisi, conoscenze, ragionevole previsione degli effetti sulle trasformazioni urbane che esse provocherebbero; cioè quello che definisce la cultura e l’attività della pianificazione che in questa città sembra essere smarrita.
L’Amministrazione Comunale senza colpo ferire recepisce la lettera /richiesta nella Delibera Programmatica senza nessuna valutazione di questo tipo, sulla base di un’elencazione delle funzioni che l’Università  metterebbe a disposizione dell’uso collettivo tanto generica da lasciare interdetti; aggiungendo di suo l’adesione alle trasformazioni introdotte con il piano casa (“residenza di qualità”) che sembrano aprire possibilità per le contestate e bloccate iniziative edilizie sul lungomare.

Porto turistico, Parco fluviale, Borgo Marino Sud, il sistema del verde e le connessioni semplicemente non compaiono.
Due ulteriori elementi vanno ancora sottolineati:
- I’Amministrazione che ha preceduto l’attuale aveva delineato un quadro generale, prima che l’Assessore al ramo desse le dimissioni; questa scelta ne contraddice radicalmente le previsioni; dobbiamo considerare quel quadro di riferimento definitivamente abbandonato?

Il Rettore conosce gli studi e le ricerche che il suo stesso Ateneo ha elaborato nel protocollo di intesa fra Università e Comune "Pescara città della cultura e della conoscenza”? Lì vengono definiti sedi e servizi in relazione ad una riorganizzazione di quella parte di città e l’attuale richiesta contraddice radicalmente tali scelte; quel lavoro deve intendersi superato?

Italia Nostra, preoccupata che il Lungomare Sud della città sia oggetto di una occupazione intensiva di immobili pubblici e privati, chiede con forza che si torni al metodo della pianificazione partecipata, pronta a fornire il proprio contributo di idee e competenze.

 

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