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Marco Verratti: il 2020 sarà l'anno della consacrazione?

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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È un periodo d'oro quello che sta vivendo Marco Verratti, stella del PSG e della nazionale italiana. Arrivato alla soglia dei 28 anni, il centrocampista pescarese sembra aver completato il processo di maturazione tecnica e mentale e dopo alcune stagioni interlocutorie, seppur giocate ad altissimo livello, è pronto per diventare il leader dei parigini e degli azzurri. Due gli obiettivi per un 2020 che potrebbe rivelarsi decisivo per l'ingresso definitivo nell'élite del calcio mondiale: la vittoria della Champions League con il club e gli Europei con la squadra di Roberto Mancini.

Le buone notizie per il regista abruzzese sono iniziate lo scorso ottobre con la firma del rinnovo di contratto con il PSG. A un anno e mezzo dalla scadenza prevista per il 2021, Verratti ha prolungato per altre tre stagioni con un ritocco verso l'alto dell'ingaggio (9 milioni netti all'anno) che ne fa il terzo italiano più pagato al mondo dopo i “cinesi” El Shaarawy (16 milioni a stagione con lo Shangai) e Graziano Pellé (15 milioni). Il giusto riconoscimento l'unico giocatore ad aver vinto tutti i trofei da quando il club è passato nelle mani dei petrolieri del Qatar e che in 302 partite ha messo insieme la bellezza di 9 gol e quasi 50 assist.

Ma soprattutto un rinnovo meritato se andiamo ad analizzare le prestazioni della prima parte della stagione 2019/2020. Secondo un recente studio dell'Osservatorio del Calcio sui giocatori che più influiscono sui risultati delle squadre con le proprie prestazioni è proprio Verratti l'MVP del Paris Saint Germain, dominatore in Ligue 1 e pronto alla sfida con il Borussia Dortmund negli ottavi di finale di Champions League. Il tutto con statistiche che recitano 22 partite giocate, quattro assist e una media voto sempre ampiamente oltre la sufficienza. Non male per un team che comprende stelle assolute come Neymar Jr., Mauro Icardi, Mbappé e Di Maria.

Uno stato di forma che i tifosi italiani sperano che continui almeno fino a luglio, quando, a meno di infortuni e improvvisi crolli nelle prestazioni, Verratti sarà uno dei titolari e dei leader designati dell'Italia a Euro 2020.

Prima degli Europei, però, c'è da inseguire una Champions col PSG per una cavalcata da vivere anche attraverso i consigli di bet365, uno degli operatori più preparati sul calcio internazionale. Fin qui i parigini si sono sempre fermati a un passo dal traguardo e nonostante le faraoniche campagne acquisti non sono mai andati oltre i quarti di finale. Decisamente troppo poco per una squadra con quel livello tecnico e quella disponibilità economica. Un obiettivo, quello della coppa “dalle grandi orecchie” ribadito dallo stesso Verratti in una delle interviste rilasciate dopo il rinnovo: secondo il regista manca manca poco per vincerla - “piccoli dettagli rispetto a squadre come Real, Barcellona abituate da più tempo ai massimi livelli. Nelle partite importanti ci serve un po’ più di tranquillità, il saper soffrire, l’essere coscienti dei nostri mezzi”.

Parole da leader vero e da trascinatore, una veste inedita per un giocatore a cui è sempre stato rimproverato di essere sì forte tecnicamente ma mai decisivo nelle partite più importanti e quasi mai in grado di caricarsi i compagni sulle spalle. Il Verratti di oggi, però, sembra totalmente diverso, è un uomo fatto e finito e dopo quasi otto anni lontano dall'Italia è pronto a prendersi le proprie responsabilità, dentro e fuori dal campo.

Una maturità di cui spera di godere anche Roberto Mancini, pronto a farne il faro di una mediana tutta tecnica e invenzioni ai prossimi europei. Il rapporto tra il pescarese e il tecnico è di stima e rispetto assoluti: “Mancini ha ridato entusiasmo, fiducia ai giocatori, sfruttandone le qualità e ha creato un’identità forte con idee semplici. Se andiamo all’Europeo con la stessa mentalità, facendo il nostro gioco, possiamo dire la nostra”.

Una rinnovata fiducia che si è vista anche in campo dove Verratti non si è mai nascosto, diventando, insieme all'altro “straniero” Jorginho, il leader della squadra che nelle qualificazioni ha battuto tutti i record di vittorie.

Il momento di svolta per il pescarese in nazionale è arrivato prima delle qualificazioni a Euro 2020 e più precisamente durante l'amichevole con gli Stati Uniti del 20 novembre 2018. Al 94’, con la sfida ferma sullo 0 a 0 si è visto improvvisamente tutto quello che Verratti può regalare agli azzurri. Suo il meraviglioso pallone filtrante trasformato da Gagliardini nell'assist per il decisivo 1 a 0 di Politano. In quell'invenzione c'è ben più di un semplice passaggio ben riuscito. C'è tantissima leadership e la voglia, finalmente, di volere il pallone tra i piedi nei momenti decisivi e di gestire in prima persona le responsabilità.

Forse per la prima volta si è visto anche in azzurro il giocatore capace di far innamorare milioni di tifosi con la maglia del PSG. Un giocatore portato a Parigi da Leonardo nel 2012, a soli 19 anni, e che in sette stagioni in League 1 è stato decisivo nella conquista di sei campionati, sei supercoppe, cinque coppe di Lega e quattro coppe di Francia, il tutto giocando da titolare in squadre che comprendevano campioni come Ibrahimovic, Neymar, Cavani, Mbappé, Thiago Motta e Matuidi.

Quello che è sempre mancato, almeno fino all'arrivo di Mancini, è stata la capacità di replicare quelle prestazioni anche in Nazionale. Chiamato per la prima volta da Prandelli nel 2012, Verratti è stato convocato anche per lo sfortunatissimo Mondiale brasiliano del 2014 mentre ha saltato Euro 2016 perché alle prese con una fastidiosissima pubalgia. Il momento più nero, però, è stato quello degli spareggi per i mondiali del 2018, con l'Italia di Ventura clamorosamente eliminata dalla Svezia e con il pescarese costretto a guardare la gara di ritorno della tribuna per squalifica.

Da lì è iniziata una lenta risalita e un cambio di atteggiamento che Mancini ha saputo cogliere prima di tutti, decidendo, senza ascoltare le critiche e i detrattori, di affidargli il ruolo di leader tecnico del nuovo corso azzurro. Una scelta che ha pagato. Marco è finalmente pronto a raccogliere l'eredità in Nazionale del suo idolo di gioventù: Andrea Pirlo.

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