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Salvare Pescara... da se stessa

Lettera aperta di un cittadino al sindaco ed alla cittadinanza sul futuro della città

| di Edoardo Di Paolo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Egregio Sig. Sindaco, cari concittadini,

Sono un cittadino sospeso tra Pescara, ove sono nato, ed i Paesi Bassi, ove soggiorno per motivi di lavoro. Le scrivo in merito alla crisi che da tempo attanaglia Pescara, minando la sua economia commerciale e di conseguenza la sua identità. Non mi soffermerò sui fattori di crisi di portata globale, quali l’ascesa dei colossi di vendite online o la generale contrazione dei consumi, bensì sulle dinamiche locali.

Nel corso della sua storia millenaria, Pescara seppe interpretare ogni mutamento storico, reinventandosi di conseguenza: fiorente emporio al tempo dei Romani, essa si tramutò in un’imprendibile piazzaforte militare, evolvendosi infine nella città a vocazione terziaria che vediamo oggi. La Pescara del 2020, al contrario, ha cessato di interpretare il presente e guardare al futuro: cittadini e amministratori si cullano nei ricordi della rampante città degli anni ’80, inebriata dai postumi del boom economico, illudendosi di poterne ricreare le condizioni attraverso misure anacronistiche e dannose. Oggi, ai proclami fatti in occasione di notti bianche, concerti e sagre seguono effetti irrisori, mentre nessuno pare in grado di arrestare l’emorragia di negozi e giovani che affligge la città.

Manca infatti una visione di sistema.

Quel che manca non è l’idea di cosa Pescara sia stata o di cosa sia oggi, ma di cosa essa debba diventare. Nell’epoca della globalizzazione e dei grandi centri commerciali, Pescara non può più esistere solo in veste di centro commerciale naturale. Essa deve evolversi ancora una volta e diventare ciò che ancora non è: una città complessa e dinamica in grado di attrarre persone da fuori – specie turisti e studenti fuorisede – non solo per i suoi negozi, ma anche per dinamismo culturale e qualità della vita. Questo non vuol dire che Pescara debba rinunciare alla sua vocazione commerciale, anzi. Occorre però comprendere che non possiamo vincere facendo concorrenza al ribasso ai centri commerciali, poiché sarà sempre più facile trovarvi parcheggio o aperture serali. Compito di una città non è scimmiottarli, ma differenziarsi.

Se vogliamo salvare Pescara, dobbiamo investire su tutto ciò che solamente una città vera può offrire: musei, eventi, biblioteche, monumenti, nonché infrastrutture utili a favorire l’afflusso di turisti, studenti e cittadini da comuni e regioni limitrofe: catalizzatori che attraggano in città il maggior numero di persone possibile. Persone che, anche ove non siano in città al solo scopo di fare compere, contribuiscano indirettamente all’economia cittadina sedendosi a un bar o facendo shopping di ritorno dal mare, da un esame o da un museo, o addirittura trasferendovisi. Pensiamo a città come Pisa (la cui economia prospera grazie agli studenti fuori sede) o a Groningen, che ha fatto dell’isolamento geografico la sua fortuna, dando ai residenti dell’Olanda settentrionale tutto ciò che a livello di università e cultura un’area metropolitana medio-piccola ha da offrire.

Alla luce di quanto esposto, elenco infine alcune proposte concrete volte a rilanciare il centro città: (1) fondere le biblioteche “Di Giampaolo” e “D’Annunzio” in una biblioteca unificata da realizzare presso il Museo Colonna, esponendo l’esigua collezione di quest’ultimo presso il plesso culturale che la Fondazione PescarAbruzzo sta creando dentor l’ex Banco di Napoli; (2) realizzare una casa dello studente presso l’ex Ferrhotel di corso Vittorio Emanuele II; (3) realizzare la nuova sede della Regione Abruzzo nelle aree di risulta; (4) completare la filovia e realizzare un nuovo terminal bus presso la stazione centrale; (5) installare cartelli bilingui volti a segnalare musei e monumenti cittadini; (6) realizzare presso il primo piano del mercato di piazza Muzii una food hall dedicata ai prodotti enogastronomici abruzzesi, invitando la Regione ad aprirvi una succursale dell’Enoteca Regionale; (7) rilanciare Pescara vecchia come “quartiere della cultura” (es. realizzare presso il Circolo Aternino una grande sala studio comunale volta ad attrarre studenti e ridare vita all’area anche di giorno; recuperare il mosaico romano della Golena Sud esponendolo presso il Museo delle Genti d’Abruzzo; valorizzare il tratto di mura bizantine sepolto sotto piazza Unione e i sotterranei della fortezza); (8) trasferire opere d’arte già di proprietà di enti pubblici ma poco accessibili al pubblico nei musei cittadini (es. esporre la Figlia di Jorio presso il Museo Cascella); (9) posticipare il pagamento del parcheggio centrale, offrendo tariffe ridotte a chi presenta la ricevuta di un acquisto minimo effettuato nelle due ore precedenti; (10) studiare assieme alle forze di polizia azioni volte a contrastare il radicamento della malavita e degli usurai in centro; (11) attivare un vero centro di informazioni turistiche con personale bilingue in piazza salotto, distribuire materiali informativi sulla città presso la sala baggage claim dell’Aeroporto d’Abruzzo e incentivare lo studio dell’Inglese tra i commercianti; (12) invitare i grandi gruppi imprenditoriali locali a finanziare progetti di rinnovamento dei musei cittadini attraverso lo strumento Art Bonus.

Potrei continuare all’infinito, ma credo che il punto sia ormai chiaro. In Greco antico la parola κρίσις (crisi) significa “scelta”, “decisione”. Ed è tempo di decidere che Pescara vogliamo costruire.

Cordiali saluti.

Edoardo Di Paolo

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